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Cosa fare in caso di dolori alla cervicale?

Quello del dolore cervicale è un problema particolarmente diffuso in maniera universale tra uomini e donne.

Si tratta di un problema a livello muscolo-scheletrico che va ad interessare i muscoli e i nervi del collo, nonchè le vertebre della colonna vertebrale.

All’origine di questo problema così diffuso vi sono certamente dei motivi legati ad una postura non idonea o errata, così come il forte stress.

Come curare la cervicale?

Ci sono certamente delle cose che possiamo fare nell’immediato per alleviare i sintomi dei dolori legati alla cervicale, così come delle buone pratiche che possono aiutarti a lungo termine.

Per quel che riguarda le cose da fare nell’immediato per curare la cervicale, può essere utile indossare il classico collare morbido che serve ad offrire maggiore stabilità al rachide cervicale e proteggere in genere il collo da altri eventuali movimenti bruschi.

Un’altra buona idea potrebbe essere quella di cambiare la posizione del monitor del nostro computer se trascorriamo parecchie ore seduti davanti ad esso: in questa maniera eviteremo di girare continuamente la testa o spostarla su e giù per leggere il monitor.

In alcuni casi potrebbe offrire sollievo dormire su un cuscino ortopedico, uno di quelli adatti al dolore cervicale, così da lavorare su questo problema anche la notte. In linea di massima il consiglio è anche quello di cercare di migliorare la propria postura e dunque mantenerne una corretta, così da riuscire anche a prevenire i dolori cervicali in futuro.

Un’altra buona idea è quella di recarsi presso lo studio di un fisioterapista per ricevere dei massaggi specifici che possano curare la cervicale. Tanti professionisti infatti seguono uno specifico corso terapia manuale grazie al quale imparare manipolazioni particolarmente utili per risolvere questo tipo di problematica.

A prescindere dalla soluzione adottata, è sempre una buona idea quella di rivolgersi al proprio medico per chiedere un parere o per assumere eventuali farmaci antidolorifici durante la fase più acuta. Superata proprio la fase più acuta, è possibile anche effettuare degli specifici esercizi che riescono ad alleggerire la pressione sulla cervicale e che dunque offrono un concreto sollievo al paziente.

Ci sono delle cose da non fare quando si soffre di problemi alla cervicale?

Certamente ci sono delle cose che possiamo evitare di fare quando soffriamo di problemi alla cervicale. Una di queste è l’evitare di effettuare movimenti troppo bruschi con la testa oppure rimanere troppo a lungo con la testa piegata in alto o verso il basso.

Altamente sconsigliato poi è effettuare esercizi e manovre autonomamente senza prima rivolgersi ad un esperto, in quanto potremmo involontariamente peggiorare la situazione. Inoltre è sconsigliato l’andare a sollevare dei carichi particolarmente pesanti soprattutto quando il dolore alla cervicale è presente, così come andare ad assumere delle posizioni che sappiamo già possono essere dolorose per il nostro corpo.

Esistono dei rimedi naturali per chi soffre di problemi alla cervicale?

Bisogna innanzitutto ricordare che quando si soffre di problemi alla cervicale, certamente i prodotti farmacologici sono quelli in grado di dare delle risposte più rapide.

Ad ogni modo, esistono prodotti naturali che si possono assumere e che sono in grado di offrire un sollievo quando si è interessati da dolori cervicali.

Ricordiamo tra questi la camomilla e le sue facoltà lenitive, la valeriana e la melissa, entrambe in grado di sedare il dolore localizzato, ed il tiglio il quale ha interessanti proprietà rilassanti.

Possiamo citare infine delle buone creme come quelle a base di arnica montana, la quale ha note proprietà antinfiammatorie, che possono essere applicate direttamente sulle zone interessate.

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Ogni quanti anni bisogna cambiare la caldaia?

Sebbene le caldaie a gas abbiano una vita lunga, non sono per sempre. Sicuramente ti sei chiesto più volte quando è il momento di pensare alla sostituzione caldaia, e la verità è che il momento esatto dipende dall’uso, dalla manutenzione, dalle condizioni dell’acqua e dal luogo in cui è installato il dispositivo.

Ogni quanto va cambiata la caldaia a gas?

La media per cambiare la caldaia è compresa tra 10 e 15 anni, un arco di tempo ragionevole. Se la tua caldaia ha più di 20 anni, è necessario apportare una modifica anche se ancora funziona correttamente.

Le riparazioni di questo tipo di caldaie non sono generalmente convenienti poiché le parti di ricambio non si trovano più in commercio e le modifiche alternative non sono durevoli nel tempo.

Se hai una caldaia che ha più di 15 anni dunque, probabilmente il suo funzionamento non è del tutto ottimale, e nemmeno la sua efficienza energetica.

Al contrario, se la tua caldaia ha più di 10 anni, rientra ancora nel range della sua vita utile, ma se il dispositivo presenta qualche tipo di guasto o anomalia, l’ideale sarebbe apportare una buona manutenzione.

Segnali che ti dicono che è ora di cambiare la tua caldaia a gas

Ecco alcuni dei motivi per cui dovresti eventualmente pensare di cambiare la tua caldaia a gas con una nuova. Ciò può essere dovuto a diversi motivi come guasti, risparmio energetico o a causa di nuove normative.

Per quel che riguarda i guasti:

  • Il calcare nell’acqua è il peggior nemico della tua caldaia e nel corso degli anni può causare più di un guasto.
  • Se la caldaia impiega molto tempo ad accendersi o non emette acqua calda, è segno che c’è un guasto nella caldaia.
  • Quando la caldaia fa dei rumori strani, non è normale; potrebbe essere un guasto che ci costringe a cambiare la caldaia.
  • Se ci sono perdite d’acqua, è possibile che si tratti di un guasto della valvola di sicurezza che dovrebbe essere sostituita. Se il problema persiste, si consiglia di sostituire la caldaia.

Per quel che riguarda il risparmio energetico:

Può darsi che l’efficienza energetica della caldaia sia bassa e non ce ne rendiamo conto. Questo vale soprattutto per le vecchie caldaie, che non garantiscono un adeguato livello di efficienza energetica.

Grazie al risparmio energetico, le nuove caldaie sul mercato hanno prestazioni più elevate e consentono di risparmiare sulla bolletta del gas grazie alla loro tecnologia. Ciò vale soprattutto per quelle a condensazione.

Per quel che riguarda le nuove normative:

Tieni conto delle nuove normative europee; la tua caldaia potrebbe non soddisfare i requisiti e dovresti per questo cambiarla. Le caldaie installate 10 anni fa o più non sono più consentite dall’Unione Europea a causa delle loro basse prestazioni e dell’elevata emissione di gas inquinanti, ad esempio.

I vantaggi di sostituire la tua caldaia a gas obsoleta con una nuova

Le caldaie a condensazione sono le più efficienti sul mercato, rispettano l’ambiente e garantiscono un minor consumo di gas contribuendo a rendere più leggera la bolletta.

In questo senso è preferibile sostituire la caldaia con una più nuova ed evoluta che garantisca una maggiore efficienza. Ecco di seguito alcuni vantaggi del far installare una nuova caldaia:

  • L’acqua si riscalda più rapidamente, così come i termosifoni
  • A medio termine, cambiare la tua vecchia caldaia sarà una decisione vantaggiosa poiché potresti risparmiare circa il 15% di energia.
  • Le nuove caldaie hanno meno emissioni di CO2, riducono il consumo di combustibili fossili e quindi l’ambiente è salvaguardato.
  • Grazie alla loro efficienza, le nuove caldaie sfruttano il calore che proviene dalla combustione stessa e lo convertono in energia.

Infine il periodo migliore per cambiare la caldaia è l’estate, poiché è questo il periodo in cui non è necessario accendere il riscaldamento e l’acqua calda non è necessaria come in inverno.

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Idee di design per un salone da parrucchiere che funzioni

Visitare un salone da parrucchiere o di bellezza è un must per le persone che si preoccupano del modo in cui appaiono o semplicemente che vogliono avere un bell’aspetto e rifarsi il look.

Le persone cercano infatti un ambiente familiare, accogliente e professionale quando desiderano eleggere un salone di bellezza come loro preferito.

Creare uno spazio sorprendente, attraente e accogliente attirerà senza dubbio più clienti e questi saranno più costanti e regolari nel frequentare il tuo locale, poiché molti giudicano la tua attività e professionalità in base alla loro prima impressione e all’immagine che il salone riesce a trasmettere.

Ecco allora alcuni consigli per rendere il tuo parrucchiere o salone di bellezza un luogo molto piacevole e accogliente per le tue clienti:

Attrezzature e mobili

Fai bene a scegliere mobili da parrucchiere o da salone di bellezza in modo appropriato. Scegli un tema e acquista di conseguenza i tuoi arredi e decorazioni in un negozio di forniture per parrucchieri, mantenendo quindi una sorta di continuità.

Puoi scegliere un unico tema o mescolare più concetti, facendo in modo che si leghino bene tra loro. Le opzioni variano dall’antico, al contemporaneo al moderno in ogni tipo di arredo, sia che si tratti di poltrone da parrucchiere, accessori per la zona dei lavelli o altro.

Aggiungi accessori come cuscini e vasi sui tavoli per creare uno splendido spazio interno, che possa apparire come familiare e sempre curato nei dettagli.

Assicurati che i tuoi mobili si completino a vicenda in termini di tema e stile. Ricorda che nella qualità e nel comfort dei tuoi mobili da parrucchiere dipende gran parte della soddisfazione dei tuoi clienti, poiché essi si sentiranno a loro agio e al sicuro proprio in funzione loro.

Pareti e soffitti

Definisci la decorazione ed il colore o le finiture delle pareti con largo anticipo, in quanto sono loro il “centro” dell’attenzione di chi osserva un locale. Puoi aggiungere colori, finiture e sagome legate al tuo brand e alla tua clientela.

Se essa è composta da uomini e donne, ti consigliamo di mescolare colori accesi e audaci. Per creare un tema antico, mescola i colori della terra e quelli metallici.

Aggiungi immagini o poster alle pareti per renderle più interessanti. Investi in accessori da barbiere particolari e ricercati da esporre sugli scaffali o direttamente da appendere al muro; ricorda inoltre che gli specchi creano l’illusione dello spazio.

Allo stesso modo, assicurati che i mobili che avrai prescelto seguano davvero la tua linea o il tuo stile, in modo che sia le poltrone da parrucchiere che le poltrone da shampoo (ed eventuali set per pedicure e manicure) appaiano come un concetto globale e omogeneo.

Le luci

Scegli delle luci di alta qualità, possibilmente di quelle a risparmio energetico, e sfrutta quanta più luce naturale ti è possibile. Se non puoi usare la luce naturale, massimizza quella artificiale in maniera intelligente.

Posiziona le lampade sulle aree di servizio per illuminare i capelli dei clienti: questo ti aiuterà a giudicare la consistenza ed il colore, oltre a dare eleganza ai mobili del tuo salone.

Spazio

Usa lo spazio in modo appropriato, è determinante nel conferire un aspetto adeguato al tuo salone da parrucchiere o spa. Allestire un’area reception ben definita con sedie e comodi divanetti per l’attesa è un’ottima idea, così come allestire un tavolino con eventuali riviste per creare un’atmosfera familiare.

Consigli finali

Ricorda di separare l’area in cui ci sono i parrucchieri e le poltrone da taglio dall’area in cui si effettuano i trattamenti di  bellezza in cui si trovano gli arredi per fare la pedicure e manicure.

Definisci ogni area e, se è necessaria più privacy, crea spazi appositi con tende o pareti removibili.

Assicurati che il salone non abbia aree in cui si crea folla o confusione e che i corridoi siano ben definiti. Utilizza infine uno spazio apposito per conservare gli strumenti di lavoro, in maniera ordinata e possibilmente nascosto agli sguardi.

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Quanto si risparmia con un depuratore d’acqua?

I moderni depuratori d’acqua sono degli strumenti sempre più in grado di rappresentare un valore aggiunto per il nostro benessere.

Essi sono infatti in grado di trattenere tutte le impurità e gli elementi nocivi presenti nell’acqua che arriva a noi tramite il rubinetto di casa, rendendola immediatamente potabile e regalandole un buon gusto.

C’è Inoltre da considerare un impatto non indifferente sull’ambiente: adoperando infatti l’acqua del rubinetto, evitiamo di andare a comprare le bottiglie in plastica del supermercato le quali inquinano l’ambiente e contribuiscono a liberare plastica sul territorio o nei nostri mari.

C’è sicuramente un altro aspetto da considerare quando si acquista un depuratore d’acqua, e non è certamente secondario. Parliamo Infatti del risparmio.

Risparmiare con un depuratore d’acqua

Vediamo adesso di approfondire l’aspetto economico e dunque comprendere effettivamente quanto si risparmia con un depuratore d’acqua. Prendiamo ad esempio una famiglia composta da quattro persone e consideriamo un fabbisogno giornaliero di 2 litri d’acqua a testa, dunque 8 litri d’acqua al giorno più eventuali 2 litri che vengono utilizzati per la preparazione di bevande quali the, e altre bevande o per la preparazione dei pasti. Dunque supponiamo un fabbisogno medio giornaliero di 10 litri d’acqua (uso alimentare) per una famiglia di 4 persone.

Allo stato attuale delle cose, un litro d’acqua minerale in bottiglia costa mediamente 0,15€, salvo particolari offerte. Ciò significa che la nostra famiglia tipo spenderà 1,50€ al giorno per l’approvvigionamento d’acqua uso alimentare, che moltiplicato per 365 giorni fa quasi 550€ in un anno.

E con il depuratore invece? Considera che ai prezzi attuali un metro cubo d’acqua costa circa 2,30€. E come è noto, un metro cubo contiene 1000 litri d’acqua. Dunque il costo di un litro d’acqua che esce dal rubinetto è presto fatto: 2,30€ / 1000 = 0,0023€.

In questo caso, volendo seguire lo stesso esempio, la nostra famiglia tipo spenderà esattamente 0,013€ al giorno per l’approvvigionamento d’acqua uso alimentare, che X 365 giorni fa quasi 1€.

Dunque la differenza è veramente netta ed emerge chiaramente tutta la convenienza del bere acqua direttamente dal rubinetto di casa anziché comprare la minerale al supermercato. Il risparmio è quantificabile dunque in circa 500€ l’anno per una famiglia di 4 persone, il che non è ovviamente un importo trascurabile ma al contrario una cifra sulla quale riflettere.

Se ti stai chiedendo dunque quanto si risparmia con un depuratore d’ acqua, i conti sono presto fatti e la convenienza appare essere evidente.

Altri vantaggi legati al depuratore d’acqua

Chiaramente i vantaggi non sono esclusivamente economici, ma come accennato anche pratici. Pensiamo dunque ai benefici per l’ambiente dal momento in cui non andiamo più a produrre della plastica per contenere le bottiglie.

Un altro aspetto che certamente non è secondario è quello legato alla comodità di approvvigionamento. Ottenere l’acqua necessaria per bere direttamente dal rubinetto di casa è chiaramente molto più conveniente rispetto il dover trasportare le pesanti bottiglie dal supermercato fino a casa.

Questa operazione tra l’altro va fatta piuttosto spesso soprattutto in Estate, quando si beve parecchio. Considerando che si riescono a trasportare un massimo di due o tre casse d’acqua alla volta, questa operazione non è certamente piacevole. Al contrario riuscire ad ottenere tutta l’acqua necessaria per bere dal rubinetto di casa diventa a tutti gli effetti una comodità soprattutto quando si è più avanti con gli anni.

Conclusione

Dunque i motivi legati all’adozione di un depuratore sono veramente tante e non riguardano esclusivamente la nostra salute, ma riguardano anche la comodità di accedere all’acqua da bere nonché il rispetto per l’ambente.

Ecco perché tante famiglie cercano informazioni sul depuratore acqua casa prezzi più adatto alle proprie necessità.

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In che modo la presenza di olio influisce sulla qualità dell’aria compressa?

Le aziende che operano in settori come quello alimentare e delle bevande, farmaceutico, cosmetico, manifatturiero ed elettronico, conoscono bene gli effetti negativi derivanti dalla presenza dell’olio nell’aria compressa sulla qualità del prodotto finale durante le fasi di produzione.

La contaminazione dei prodotti e la preoccupazione per la sicurezza dei consumatori associati alla presenza  di olio possono avere un forte impatto negativo sia a livello economico che commerciale per ogni tipo di azienda.

Tuttavia, l’olio presente nell’ambiente e che finisce nell’aria compressa spesso è trascurato e viene interpretato erroneamente come innocuo, sottovalutato o ignorato.

In questo articolo esamineremo l’effetto che i livelli di vapore dell’olio presenti nell’ambiente possono avere sulla qualità dell’aria compressa e cosa considerare quando si ha bisogno di un’aria compressa tecnicamente “oil-free”.

Il processo di compressione

Il processo di compressione, così come la portata ed il tempo, influenzano la quantità di olio nell’aria compressa che viaggia attraverso il sistema di produzione. Quest’aria si fa strada nelle apparecchiature di produzione, nella strumentazione, nei prodotti e nei materiali di imballaggio.

La compressione dell’aria, o pressurizzazione, può aumentare significativamente il volume dell’olio presente nel sistema. Maggiore è la pressione di esercizio, maggiore è il potenziale livello di olio nell’aria compressa.

Ciò è aggravato dalla portata e dal tempo di funzionamento. I compressori sono spesso progettati per funzionare continuamente: ciò significa che la concentrazione di olio continua a moltiplicarsi tra gli spazi ristretti del sistema di aria compressa, ed uscirà dal sistema solo nei punti in cui viene rilasciata l’aria.

Questi punti di uscita si trovano spesso in aree in cui l’aria compressa contaminata entra in contatto con il prodotto, le apparecchiature di produzione o la strumentazione. Quindi quelli che possono sembrare livelli trascurabili di idrocarburi e composti organici volatili nell’aria, possono diventare una delle principali preoccupazioni nel processo di produzione.

Ciò avviene sia con i compressori industriali usati che con i compressori di nuova generazione.

Effetti sulla qualità

Una volta all’interno del sistema di aria compressa, i vapori di olio si raffreddano e si condensano, mescolandosi con l’acqua presente nell’aria. Questa contaminazione causa numerosi problemi al sistema di stoccaggio e distribuzione dell’aria compressa, alle apparecchiature di produzione e al prodotto finale, portando a:

  • Processi produttivi inefficienti
  • Prodotto finale danneggiato
  • Bassa efficienza produttiva
  • Costi di manutenzione più elevati

Compressori oil-free

A causa dell’impatto finanziario e commerciale di un prodotto contaminato, molte aziende scoprono la necessità di poter usufruire di un compressore “oil-free”, senza sapere però che questo non basta per avere un’aria compressa veramente pulita.

I sistemi di aria compressa oil-free infatti, sono spesso installati senza apparecchiature di purificazione destinate a rimuovere l’olio (gli appositi filtri), poiché sono visti come accessori non necessari.

Sebbene sia vero che i compressori d’aria oil-free non presenteranno quantità d’olio nel modo in cui lo faranno quelli che invece ad olio vengono lubrificati, il vapore d’olio presente nell’aria ambiente non è fisso.

Considerazioni per aria tecnicamente oil-free

L’aria tecnicamente “oil-free”, secondo la norma ISO 8573-1 (norma internazionale per la purezza dell’aria compressa), Classe 0 o Classe 1, può essere garantita solo dalla corretta applicazione delle apparecchiature di depurazione.

Questi sistemi possono essere ad esempio i separatori d’acqua e filtri a coalescenza per rimuovere acqua e olio e particelle solide, nonché filtri ad adsorbimento per trattare il vapore d’olio.

Gli utenti che cercano una fonte di aria “oil-free” dovrebbero prendere in considerazione queste fasi di purificazione preventiva, sia che utilizzino compressori d’aria lubrificati che quelli oil-free.

Per stabilire la conformità con ISO8573-1 Classe 0 o Classe 1, gli standard internazionali che classificano il livello dell’olio nell’aria compressa, gli utenti devono eseguire degli appositi test per valutare la presenza di spruzzi e vapori d’olio nei loro sistemi.

I livelli di ciascuna fase saranno combinati per stabilire la quantità di olio totale presente nel sistema. Per i test, i campioni in ciascuna fase devono essere prelevati tramite un processo di estrazione con solvente e analizzati mediante la tecnica della gascromatografia.

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Offerte codici sconto Amazon: le novità

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Economia

Analisi dei mutui in Italia e in Europa: dove convengono di più? A tasso fisso o variabile?

Nell’ultimo periodo i tassi di interesse dei mutui sono tornati a crescere, ma in generale rimangono interessanti per chi vuole investire in una casa. Poiché servono sempre più informazioni per districarsi nelle tante offerte, Facile.it e Mutui.it hanno realizzato un’analisi dedicata a scoprire quale sia la formula più conveniente, fra tasso fisso e variabile, e quali siano le differenze delle condizioni dei mutui italiani rispetto a quelle degli altri Paesi europei. La ricerca si basa si sulla rilevazione dell’andamento degli indici registrati online in 12 Paesi a inizio settembre, considerando una richiesta di finanziamento di 120.000 euro da restituire in 20 anni per acquistare un immobile del valore di 180.000 euro. I primi dati emersi? I mutuati italiani possono contare su condizioni vantaggiose per i tassi variabili, mentre per i fissi sono peggiori se confrontate con quelle di Francia, Spagna, Portogallo e altre nazioni.

Il tasso fisso conviene di più oltreconfine

In base ai risultati dell’analisi, si scopre che in Italia il finanziamento a tasso fisso  viene proposto con un TAN a partire dal 2,89%, valore in netto aumento rispetto allo scorso anno, quando gli indici partivano intorno allo 0,80%. Se dodici mesi fa gli aspiranti mutuatari italiani potevano godere dei tassi fissi più bassi tra quelli rilevati, oggi, guardando ai Paesi UE analizzati, l’Italia si posiziona nei gradini bassi della classifica; solo Grecia e Germania fanno peggio, con indici fissi che partono, rispettivamente, da 3,20% e 3,12%. Valori nettamente migliori per Spagna e Portogallo, stati che tradizionalmente avevano tassi simili ai nostri e che invece oggi offrono indici più bassi; i TAN rilevati partono, rispettivamente, da 2% e 2,10%. Va ancora meglio agli aspiranti mutuatari della Francia, che possono accedere alle migliori condizioni tra quelle offerte dai Paesi oggetto di analisi, con TAN fissi che partono addirittura da 1,80%.

L’Italia mantiene il primato sul tasso variabile

Sul fronte del tasso variabile (considerando sempre il TAN), invece, l’Italia mantiene il suo primato e nessuno, tra i Paesi analizzati, offre un tasso iniziale migliore. Nel Belpaese i tassi partono da 1,32%, mentre fuori dai confini nazionali gli indici sono più alti; 1,87% in Portogallo, 2% in Svizzera, 2,34% nel Regno Unito. Va detto però che, a differenza del fisso, le distanze tra i Paesi rispecchiano solo la prima rata e, considerata la variabilità dei tassi, potrebbero modificarsi nel tempo a seconda dell’andamento dell’indice a cui ciascun mutuo è collegato.

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Curiosità in numeri

Quali sono le regole per smascherare potenziali frodi online?

Sono dieci le regole di Visa per smascherare potenziali frodi online. La società ha infatti compilato il Fraudolese, un vocabolario delle frodi che svela le strategie comunicative dei truffatori da cui tenersi in guardia per navigare e fare acquisti online in tutta sicurezza. La prima regola è controllare l’ortografia dei messaggi. Le incongruenze nel linguaggio, infatti, come errori di grammatica, disposizione delle parole o differenze tra il nome del mittente e il link all’url fornito, potrebbero indicare che si tratta di una frode. Se si riceve un messaggio inaspettato da un’azienda o un individuo, è sempre bene fare attenzione a questi errori.

Attenzione a premi o richieste sospette

Diffidare poi delle richieste urgenti. Un linguaggio che incoraggia a intraprendere un’azione urgente spesso è una tattica utilizzata nelle comunicazioni fraudolente. Diffidare quindi di espressioni come ‘clicca (…) qui sotto’, o ‘entro 48 ore’, e non cliccare sui link per evitare di compromettere i dati personali. Attenzione anche alle richieste sospette: i truffatori spesso usano come esca un problema, come chiedere di riorganizzare una consegna, o fanno un’offerta allettante, come la vincita di un premio. Qualora non si abbia evidenza del problema che viene chiesto di risolvere o dell’offerta proposta, è probabile si tratti di frode. Inoltre, verificare che il mittente sia effettivamente chi dice di essere: i truffatori spesso si impegnano per convincere della loro credibilità. Può essere difficile distinguerle, quindi se non si è sicuri, meglio verificare.

Controllare le recensioni del venditore

Può sembrare ovvio, ma se non si è sicuri della legittimità di un messaggio, può essere utile verificare il messaggio con una persona di fiducia, che potrebbe avere ricevuto un messaggio simile. Condividere la propria esperienza potrebbe inoltre evitare che altri ne siano vittima. Ma è importante controllare che i siti scelti per gli acquisti online siano sicuri. Trovare il sito web giusto significa quindi verificare che nella barra degli indirizzi sia presente l’icona del ‘lucchetto’ e che l’indirizzo inizi con HTTPS: la ‘S’ offre maggiori garanzie di sicurezza. Controllare poi il sito web e le recensioni del venditore, informandosi anche sui social media o l’azienda presso cui si sta per acquistare, e dare un’occhiata alle recensioni.

Occhio alle truffe di phishing

E attenzione alle truffe di phishing tramite e-mail o telefonate non richieste e sospette. Potrebbero tentare di rubare informazioni personali come numero di conto, nome utente e password. In caso di dubbio, non cliccare sui link o scaricare file. Quando si aggiunge la carta al proprio smartphone, o la si collega all’app di alcuni esercenti, i dati vengono spesso sostituiti da un ‘token’ digitale: ciò significa che i dati della carta non vengono memorizzati. Usare perciò sempre i token e i servizi one-click per pagare in modo facile e sicuro. Utilizzare poi un modo sicuro, rapido e semplice per identificarsi. Qualora sia possibile, è bene impostare metodi come le impronte digitali o il riconoscimento facciale sugli smartphone e all’interno delle app bancarie.

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Curiosità in numeri

Donazioni: donne e giovani i più propensi a donare in futuro

Secondo i risultati dell’ottava edizione dello studio Donare 3.0, sviluppato da BVA Doxa per conto di PayPal e Rete del Dono, sono le donne e le generazioni più giovani a donare di più: l’84% di loro dichiara infatti di aver fatto almeno una donazione nel corso del 2021.
Lo studio evidenzia inoltre il trend positivo di Millennials e Gen Z, che nel 2021 confermano il balzo in avanti avvenuto nel 2020, che li aveva visti crescere dal 79% all’84%. Non solo, cresce anche la percentuale di Millennials (61%) che dona a più associazioni, mentre i più adulti prediligono donare a una sola associazione.
Il futuro per le donazioni appare quindi positivo: il 25% dei Millennials ha affermato di voler donare di più in futuro, seguiti da quanto afferma il 18% della Generazione X.

Salute e ricerca scientifica conferma il primato dell’area più scelta

‘Salute e ricerca scientifica’ (54%) conferma il primato come l’area più scelta dai donatori, mentre cresce l’area ‘emergenza e protezione civile’ (35%), seguita da ‘tutela dell’ambiente e degli animali’ (28%) e ‘assistenza sociale’ (24%). Cresce inoltre la sensibilità verso la ‘tutela dei diritti e della pace’ (15%). Quanto a tipologie di donazione, crowdfunding (72%), donazioni ad associazioni (64%) e regali solidali (21%) proseguono il trend positivo iniziato nel 2020. Prosegue poi la crescita costante della donazione online (35%), mentre il contante, che rifletteva un calo durante il 2020, recupera qualche punto (37%). Osservando esclusivamente le donazioni verso le associazioni (escludendo il regalo solidale), quelle effettuate online (35%) superano quelle in denaro contante (27%). Inoltre, donare nel momento di un acquisto è una pratica che sta destando interesse: per il 37% ‘fare del bene mentre si fanno acquisti è un’ottima idea’, scelta gradita soprattutto alle donne e giovani under 24.

Pandemia e conflitto in Ucraina: l’impatto sui donatori abituali 

Nel 2021 un donatore su tre ha cambiato associazione di riferimento per le proprie donazioni. A causa della pandemia, al 37% degli intervistati è capitato di non donare a un’associazione non-profit cui erano soliti donare. Ma le drammatiche vicende relative al conflitto in corso in Ucraina hanno suscitato la reazione positiva degli italiani. Il 60% del campione intervistato ha affermato di aver effettuato una donazione a favore della popolazione ucraina. Soprattutto vestiti e denaro (30%), seguiti da cibo (24%), medicinali (18%) e giocattoli (13%).

Il ruolo del digitale sul mondo delle donazioni

“Il mondo delle donazioni, a causa della Pandemia COVID 19, ha dovuto rivoluzionare il proprio modo di relazionarsi con i propri donatori e sostenitori – spiega Antonio Filoni, partner e Head of Digital di BVA DOXA -. Siamo ancora in una fase di passaggio dove il digitale sta giocando un ruolo chiave: non è solo infatti la modalità di pagamento che si digitalizza, ma diventa virtuale il contatto, il dialogo e la relazione, più che mai importante e centrale per creare legame che il donatore cerca nell’esprimere con un gesto il proprio desiderio di fare del bene”.

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Economia

Imprenditoria e inflazione ai massimi storici: sono possibili nuovi business?

In un contesto difficile, con l’inflazione che galoppa, l’aumento dei contagi da Covid-19 in tutto il mondo, la guerra in Ucraina, l’aumento dei prezzi e del costo della vita quali sono le ripercussioni sull’imprenditorialità? Il 2022 si sta mostrando un anno ricco di avvenimenti, e la nuova indagine Ipsos su imprenditoria e inflazione rivela che l’attività e le aspirazioni imprenditoriali variano ampiamente nei 26 Paesi esaminati. In media, a livello internazionale, tre intervistati su dieci (31%) hanno avviato un’attività imprenditoriale in passato e una percentuale analoga (29%) spera di farlo nel prossimo futuro. In Italia si registrano percentuali minori: il 23% afferma di aver avviato un’attività imprenditoriale in passato e il 26% sta prendendo in considerazione di farlo, ma il 51% non ha mai avviato un business.

In Italia la barriera ad avviare un’attività sono i finanziamenti

Al pari dell’attività, anche le aspirazioni imprenditoriali variano notevolmente nei 26 Paesi esaminati. La probabilità di avviare un’attività è più alta in molti Paesi dell’America Latina, in Sudafrica e in India, ed è significativamente più bassa in Corea del Sud, Francia, Svezia, Belgio, Paesi Bassi e Giappone. Anche in Italia non si registrano percentuali elevate, infatti, soltanto il 19% degli intervistati pensa di avviare un’attività imprenditoriale nei prossimi due anni, e la principale barriera è rappresentata dai finanziamenti, citati dal 39% degli intervistati.

Il 41% è demotivato

In media, a livello internazionale, il 29% degli intervistati avvierebbe un’attività imprenditoriale perché potrebbe contare sui programmi sociali del proprio Paese al fine di mitigare i rischi. Percentuale che in Italia si abbassa al 22%. Allo stesso modo, il 35% dei rispondenti a livello internazionale si dichiara demotivato ad avviare un’attività imprenditoriale, ritenendo preferibile lavorare per qualcun altro, percentuale che in Italia si alza al 41%.  Analizzando, invece, fattori come il supporto del Governo, i tassi d’interesse e l’inflazione, in che misura questi contribuiscono al successo di nuove attività imprenditoriali?

Il supporto del Governo determina il successo di una nuova iniziativa

Il 68% degli italiani considera il supporto del Governo il principale fattore nel determinare il successo di una nuova iniziativa imprenditoriale, percentuale molto più alta rispetto alla media internazionale (56%). Al tempo stesso, però, soltanto il 30%  ritiene che il Governo del proprio Paese stia facendo un buon lavoro nel promuovere l’imprenditorialità e assistere attivamente gli imprenditori, percentuale che si abbassa al 19% in Italia. Subito dopo si posizionano i tassi d’interesse: il 47% degli italiani li ritiene un fattore di successo, una percentuale leggermente più bassa rispetto alla media internazionale (50%). E soltanto il 26% degli italiani, la quota più bassa tra tutti i Paesi esaminati, considera l’inflazione un fattore determinante per il successo di un’iniziativa imprenditoriale. Nel resto dei Paesi la media è pari al 40%.

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Economia

Meeting meno frequenti ma meglio organizzati: così il lavoro guadagna in produttività

Poteva essere la tempesta perfetta, invece è stato utilissimo per moltissime organizzazioni per ripensare le modalità organizzative del lavoro. In sintesi la pandemia, che ha costretto pressoché tutte le aziende a ricorrere a un nuovo modo di lavorare, a cominciare dallo smart working, è stato poi il volano per far sì che i vari management valutassero le opportunità offerte dall’emergenza e le applicassero adesso che il periodo più critico è passato. Diverse novità rese necessarie dal covid hanno invece rivelato di essere non solo più efficienti, ma anche produttive. In quest’ottica, è interessante capire in che modo molte organizzazioni abbiano imparato a sfruttare questa situazione per cogliere l’opportunità di rinnovarsi e migliorarsi al fine di soddisfare le esigenze di clienti e dipendenti. Da una recente indagine interna realizzata da Verizon in collaborazione con Boston Consulting Group, emerge come, solo cambiando l’approccio con cui si svolgono i meeting, si possano ottenere grandi risultati in termini di produttività. A sorpresa, si scopre che riducendo il numero delle riunioni, si possono raggiungere importanti vantaggi.

Piccole azioni per fare grandi differenze

Per avere un impatto significativo, non sono necessari grandi cambiamenti, bastano, invece, piccole azioni per fare una grande differenza, come ad esempio: adottare pratiche semplici e di impatto per migliorare le riunioni; pianificare meeting di 25 o 50 minuti con un orario di inizio ritardato di 5-10 minuti; indicare chiaramente lo scopo e l’ordine del giorno sull’invito alla riunione; rivalutare la necessità di riunioni periodiche ricorrenti; verificare la reale necessità dei meeting e la possibilità di sostituirli con modalità di lavoro asincrone, ad esempio e-mail, chat, documenti condivisi o revisione offline.

I passi per rendere più efficaci le riunioni

Quali sono però i passi da fare per rendere più efficaci le riunioni? Passare dalle parole ai fatti: assicurarsi fin da subito il supporto di un leader competente all’interno dell’azienda; progettare dall’interno: comprendere i punti deboli e le best practice dei team che si intende innovare, implementando le loro stesse idee; semplificare: creare e ricreare gli strumenti di supporto per guidare l’implementazione e misurare i risultati. Assicurarsi di disporre dell’infrastruttura tecnologica e delle soluzioni adeguate per realizzare piani di comunicazione ibrida efficaci; migliorare il flusso dei feedback: creare cicli di feedback regolari e frequenti per supportare l’adattamento continuo alle nuove modalità di riunione e ai nuovi strumenti. La pandemia potrebbe aver costretto molti responsabili dei processi decisionali aziendali a modificare per sempre l’operatività, ma a sua volta ha gettato le basi per trarre vantaggio da nuovi modi di lavorare. Apportare piccoli cambiamenti per modificare le cattive abitudini in tema di riunioni può aiutare i dipendenti a perdere meno tempo e ottenere risultati migliori.

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Eccellenze online

E-commerce B2C tra nuove esigenze e sostenibilità

La pandemia e l’instabilità geo-politica, con il conseguente rincaro di materie prime e beni energetici, hanno favorito un ripensamento dei processi alla base della catena del valore dell’e-commerce B2c. Come conseguenza, tutti i principali merchant sono al lavoro sull’intera catena del valore (marketing, tecnologia, pagamenti, logistica, customer care) per migliorare i ricavi, ma soprattutto per contenere i costi con obiettivi di breve, medio e lungo termine. Lo conferma l’ultima ricerca presentata dall’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm del Politecnico di Milano. Nel marketing, ad esempio, i merchant cercano una comunicazione mirata e personalizzata con i propri target di clienti. Da un lato utilizzano l’approccio cross mediale, che prevede l’utilizzo dei vari canali in modo integrato e strategico, e dall’altro la sperimentazione di nuovi formati pubblicitari, come Audio advertising o Connected TV.

Pagamenti: focus sulla semplificazione del check-out

Nel pagamento, dopo l’introduzione della SCA (Strong Customer Authentication), il focus è rivolto alla semplificazione del check-out, percepito come il momento più ‘critico’ dell’intera esperienza d’acquisto per l’elevato tasso di abbandono. Due le aree di lavoro per i merchant: guidare in maniera chiara e personalizzata il cliente in tutto il processo di pagamento e gestire le esenzioni autenticando il cliente prima dell’acquisto. Ma anche ampliare l’offerta verso nuovi strumenti di pagamento (Buy Now Pay Later) che rispondano alle esigenze dei consumatori. Nella logistica l’incremento dei volumi e l’aumento di complessità dovuto all’integrazione omnicanale e all’attenzione crescente sul livello di servizio, rendono necessaria la revisione delle attività di magazzino e distribuzione.

Logistica: ottimizzare i processi in ottica sostenibile

Da un lato si investe in tecnologia per migliorare l’infrastruttura logistica e ottimizzare i processi, dall’altro si studiano modalità complementari rispetto alla consegna a domicilio classica, attraverso l’integrazione con una rete capillare di punti di ritiro e parcel locker. Il tutto con uno sguardo alla sostenibilità ambientale in ottica di network e distribuzione last mile. Un’analisi dell’Osservatorio svolta su 50 top merchant di prodotto evidenzia come il 26% offra consegne entro lo stesso giorno e il 20% in una/due ore. Il 68% offre inoltre modalità alternative di consegna: ritiro in negozio (48%), tramite pick-up point di terzi (32%), parcel locker (18%) e ritiro presso punti di proprietà (l’8%).

Customer care: la tecnologia come valida alleata

Nel customer care, la tecnologia diventa una valida alleata per seguire il consumatore durante l’intero percorso di interazione, dalla fase di pre-vendita (sistemi di personal shopping) alla fase di vendita (livestream shopping), e post-vendita (livechat). Non da ultimo, il customer care viene percepito come fonte di valore per il merchant. Grazie alla possibilità di raccogliere dati e insight dal consumatore, si possono migliorare non solo i processi di vendita, ma l’intera catena del valore fino all’ideazione e produzione del prodotto. Per quanto concerne i canali di relazione con il cliente, una ricerca sui top 100 merchant italiani mostra come l’email sia lo strumento più adottato (86%), seguito da telefono (77%), e social (68%).

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Economia

Mercato del lavoro, in Lombardia cresce l’occupazione

La Lombardia è da sempre la locomotiva dell’economia italiana e la “patria” del lavoro. Lo confermano anche gli ultimi dati relativi all’occupazione, recentemente diffusi da Unioncamere, che evidenziano come in regione sia ripresa a pieno ritmo la tendenza all’occupazione, recuperando i livelli pre-crisi. Insomma, la Lombardia ha saputo reagire ai contraccolpi dell’emergenza sanitaria e dei suoi effetti, rimettendosi in moto con nuovo dinamismo.

I dati diffusi da Unioncamere

Nel primo trimestre 2022 gli occupati in Lombardia sono 4 milioni e 365 mila, ben 133 mila in più rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso. In termini percentuali la crescita è pari al +3,1%, un valore leggermente inferiore al dato italiano (+4,8%). Il tasso di occupazione nella regione si conferma però tra i più elevati a livello nazionale, attestandosi al 67,1%. Prosegue quindi il processo di ripresa dell’occupazione lombarda, avviato nel 2° trimestre 2021 dopo la crisi generata dall’emergenza sanitaria. Il recupero dei livelli non è però ancora completo: mancano infatti 82 mila occupati per raggiungere i valori del 2019 e 1,3 punti percentuali per quanto riguarda il tasso di occupazione. I maggiori contributi alla crescita in questo trimestre provengono dalla componente maschile della forza lavoro (+3,6% su base annua), dopo tre trimestri in cui erano state soprattutto le donne a trainare l’occupazione. Segnali positivi arrivano dalle attività commerciali, di alloggio e ristorazione (+9,1%) – che sono tuttavia ancora lontane dal recuperare i livelli persi a seguito della crisi – e dai lavoratori indipendenti (+4,1%), che nel 2021 avevano mostrato una tendenza ancora negativa.

Cala il tasso di disoccupazione

L’aumento dell’occupazione si associa a un calo del numero di persone in cerca di lavoro: il tasso di disoccupazione scende al 5,5%, un valore inferiore sia al 2021 che ai livelli pre-crisi, grazie in particolare alla discesa della componente maschile. Aumenta anche il tasso di attività (71%), ma il processo di rientro delle persone uscite dal mercato del lavoro è lento: mancano infatti ancora due punti per raggiungere i livelli del 2019. I dati di flusso confermano la fase di crescita in corso: il saldo tra assunzioni e cessazioni è positivo (+76 mila contratti) e in miglioramento rispetto al 2020-2021, in linea con quanto registrato nel 2019. Su base annua la crescita è pari a 157 mila posizioni lavorative. Il contributo più corposo giunge dai contratti a termine (+70 mila posizioni su base annua), ma rimane rilevante l’apporto del tempo indeterminato (+37 mila), grazie in particolare alla crescita delle trasformazioni.

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Curiosità in numeri

Gli italiani vogliono cambiare lavoro

Dopo la pandemia gli italiani hanno voglia di cambiamento, a cominciare dal lavoro, e cercano un’occupazione più compatibile con le esigenze di vita personale, e più appagante sotto il profilo professionale ed economico. A descrivere il sentiment degli italiani è l’indagine della Fondazione studi consulenti del lavoro, dal titolo Italiani e lavoro nell’anno della transizione, condotta in collaborazione con SWG. E dall’indagine emerge come più della metà dei lavoratori (55%) desideri una nuova occupazione perché quella attuale non è più soddisfacente, e il 15% si sia attivato per cercare un altro impiego. Si tratta di un fenomeno trasversale, diffuso non solo tra i giovani e determinate categorie di lavoratori, e decisamente nuovo per un mercato del lavoro da sempre caratterizzato da stabilità e basso turnover interno.

Voltare pagina per insoddisfazione o voglia di novità

A pesare sulla decisione di voler voltare pagina sono l’insoddisfazione (38,7%) e la voglia di novità (35,4%), meno la scadenza del contratto (9,8%) o la paura di perdere il lavoro (11,8%). Alla base dell’insoddisfazione, salari bassi (31,9%) e scarse opportunità di carriera (40,9%).
Ma non è solo il miglioramento retributivo e professionale a spingere al cambiamento. Il 49% degli italiani indica tra i requisiti irrinunciabili della nuova occupazione un maggiore equilibrio personale, minori livelli di stress e più tempo da dedicare a sé stessi. Il benessere individuale, complice anche i due anni di pandemia, è l’obiettivo soprattutto di under 35 e 35-44enni, prioritario rispetto al miglioramento economico.

Stipendi troppo bassi, tassazione elevata, scarsa meritocrazia

I mali del lavoro non derivano infatti solo dalle condizioni economiche. Dopo gli stipendi troppo bassi (56,7%) e la tassazione elevata (43,9%), l’altra criticità è la scarsa meritocrazia del sistema (33%). Un tema avvertito con maggiore urgenza rispetto a quello della precarietà, soprattutto dai giovani. L’idea del ‘posto fisso’ perde dunque appeal. Per quanto un lavoro sicuro resti un obiettivo irrinunciabile per chi sta cercando un’occupazione (25,3%), l’assenza di meritocrazia limita ancor più i pochi spazi di crescita esistenti. D’altronde, la pandemia ha innescato una forte accelerazione tecnologica, costringendo anche i lavoratori più resistenti a fare i conti con le nuove modalità. Il 61% degli intervistati afferma che la rivoluzione tecnologica ha cambiato il lavoro, e una percentuale minoritaria (13,9%) la boccia perché ha reso il lavoro più complicato (14,6%) e disumano (11,1%).

Colpa dello smart working?

Secondo la ricerca, riferisce Adnkronos, è lo smart working ad avere giocato un ruolo decisivo. Se nel 2021 gli smartworker fornivano un giudizio ambivalente, evidenziando le criticità connesse al lavoro da remoto, nel 2022 l’84,2% dei lavoratori ‘agili’ promuove a pieni voti questo modello, perché concilia lavoro e vita privata. Il 31,8% degli italiani non accetterebbe di tornare a lavorare in presenza, il 16,9% cambierebbe lavoro e il 9,3% potrebbe addirittura licenziarsi. Un modello, dunque, che si consolida e che cambia non solo il lavoro, ma anche la cultura sottostante.
Il 50,2% dei lavoratori dipendenti preferirebbe, infatti, essere valutato sui risultati piuttosto che sull’orario di lavoro.

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Curiosità in numeri

La giornata ideale? Inizia con un sonno notturno riposante

Il sonno notturno è rigenerante, e se il buongiorno si vede dal mattino per gli italiani considerare la propria giornata appagante significa avere uno stato emozionale e mentale equilibrati. Secondo la ricerca di Emma, The Sleep Company, azienda produttrice di sistemi per il sonno, le 5 condizioni che definiscono un ‘buon’ giorno per gli italiani sono riuscire a svolgere normalmente le attività quotidiane (59%), essere di buonumore (59%), mantenere alte le capacità cognitive (41%), vivere la giornata senza ansie (40%) e avere controllo sulle emozioni personali (26%). Quasi tutti gli italiani (90%) sono consapevoli che le loro performance giornaliere sono influenzate dalla qualità del sonno notturno. Ma come si svegliano al mattino?

Un italiano su 4 si sveglia male almeno 3 o 4 volte alla settimana

Negli ultimi sei mesi oltre 1 italiano su 4 (26%) si è svegliato male per metà giorni della settimana, stanco e senza energia almeno 3 o 4 volte nel corso della settimana. Tali condizioni si traducono in scarse performance mentali e malessere emotivo, e il 53,5% avverte capacità cognitive inferiori, il 45% è di cattivo umore, percepisce poco controllo sulle emozioni personali (26%) o accusa stati d’ansia (25%). Se un buon riposo notturno è la chiave di volta per iniziare la giornata nel migliore dei modi, quasi 9 italiani su 10 (87%) sono insoddisfatti della qualità del proprio sonno, e solo il 13% valuta il proprio riposo notturno ottimale. Il 7% dorme infatti tra 3-5 ore a notte, quando invece bisognerebbe riposare 7-9 ore.

Pensieri e stress, fatica ad addormentarsi e risvegli notturni

Le notti degli italiani paiono essere difficoltose soprattutto a causa di tre fattori principali: preoccupazioni, difficoltà ad addormentarsi e sonno frammentato. Infatti, oltre la metà (52%) è disturbato da pensieri stressanti che fanno capolino proprio al momento di stendersi a letto, il 34% trova faticosa la fase di addormentamento, e i continui risvegli notturni mettono a dura prova il 31%. Perché il sonno notturno sia effettivamente rigenerante è fondamentale considerare la camera da letto come ‘un tempio di pace’. Device tecnologici e altre attività dovrebbero essere banditi, eppure il 65% ama molto stare sotto le coperte usando smartphone e tablet o guardando la TV (30%).

Perché dormire bene è importante?

Una buona qualità del sonno può essere collegata al successo professionale e a maggiori guadagni, può aiutare gli studenti a conseguire voti più alti e incrementare il desiderio sessuale.
Inoltre, un buon riposo facilita la risoluzione di problemi: il 62% delle persone che ha dormito bene è in grado di risolvere quesiti complicati, rispetto al 24% di chi ha riposato male. Basta anche soltanto una notte di sole quattro ore di sonno a ridurre del 70% la circolazione delle cellule NK Natural Killer (globuli bianchi coinvolti nelle risposte immunitarie). E sono sufficienti anche solo due notti non riposanti consecutive per far apparire una persona meno attraente e sana, mentre chi dorme meglio vanta livelli di invecchiamento cutaneo particolarmente bassi.