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Economia

Produzione industriale lombarda: i dati del I° trimestre 2022

I dati del primo trimestre 2022 relativi alla produzione industriale lombarda mostrano risultati positivi, ma nonostante la domanda rimanga sostenuta, si affacciano preoccupazioni per la capacità produttiva legate all’approvvigionamento delle materie prime e i rincari energetici. Nei primi tre mesi dell’anno, la produzione industriale lombarda riduce l’intensità della crescita congiunturale (+1,8% rispetto al trimestre precedente), mentre la variazione tendenziale registra un +11,2%. Il risultato positivo è diffuso a quasi tutti i settori, a eccezione dei Mezzi di trasporto, che registrano un lieve calo tendenziale (-0,1%). Fanno ancora da traino al recupero produttivo gli ordini esteri, cresciuti del 4,0% rispetto al trimestre precedente, e cresce anche la domanda interna, anche se con intensità ridotta: +2,7%. Risultati positivi anche per le aziende artigiane manifatturiere, che segnano una crescita della produzione del +2,0% congiunturale e del 9,6% tendenziale. Per queste imprese rivolte maggiormente al mercato interno, gli ordini sono postivi, ma meno dinamici: +1,2% congiunturale.

Incrementi tendenziali dei livelli produttivi per quasi tutti i settori

La maggior parte dei settori industriali aprono il 2022 con incrementi tendenziali dei livelli produttivi. Da segnalare la buona performance di Pelli-Calzature (+29,0%), Abbigliamento (+27,6%) e Tessile (+22,8%), e incrementi sopra la media per Manifatturiere varie (+12,7%) e Minerali non metalliferi (+11,5%). Tassi di crescita anche per Meccanica (+10,2%), Alimentare (+10,1%) e Carta-stampa (+10,1%), e con intensità minori, per Legno-mobilio (+9,7%), Siderurgia (+9,4%), Gomma-plastica (+7,5%), Chimica (+5,9%) e Mezzi di trasporto (+3,4%). La propensione all’estero influisce positivamente sui livelli produttivi. I settori con maggiori quote di fatturato estero presentano infatti livelli dell’indice della produzione maggiori.

Imprese artigiane: fatturato +1,9% congiunturale e + 12% tendenziale

Il fatturato a prezzi correnti dell’industria segna un buon risultato tendenziale (+19,1%) e un incremento sul trimestre precedente (+1,7%). Gli incrementi di prezzo dei prodotti finiti, con un’ulteriore crescita congiunturale (+8,3%), influiscono sul risultato. Per le imprese artigiane il fatturato cresce dell’1,9% congiunturale e del 12% tendenziale. Anche in questo caso va considerata la dinamica dei prezzi dei prodotti finiti, cresciuti del 10% rispetto al trimestre precedente. La dinamica congiunturale degli ordini interni (+2,7% congiunturale) mostra segnali di indebolimento per l’industria, mentre gli ordini esteri crescono del 4%. Risultati più contenuti per l’artigianato rispetto al trimestre precedente: +1,2% sia per gli ordini interni sia esteri. La quota del fatturato estero sul totale rimane elevata per le imprese industriali (38,9%) e resta poco rilevante e in diminuzione per le imprese artigiane (6,9%).

Le aspettative per il prossimo trimestre si fanno più caute

Rimane alta l’attenzione sui prezzi per i rincari di beni energetici, materie prime e componenti varie. Rispetto al I° trimestre 2021 i prezzi delle materie prime sono cresciuti mediamente del 57,6% per le imprese industriali e del 76,8% per le artigiane. Persistono difficoltà di approvvigionamento con rallentamenti e interruzioni delle catene di fornitura. Le aspettative delle aziende per il prossimo trimestre si fanno più caute. Rimangono in area positiva per l’industria, ma i saldi si riducono per tutte le variabili, con quote cospicue di imprese che non prevedono variazioni nei livelli. Tra gli artigiani, invece, si fa già strada il segno negativo, più intenso per produzione, fatturato e ordini interni.

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Computer in calo: l’effetto pandemia è finito

Secondo le ultime rilevazioni delle società di analisi Idc e Gartner, il mercato dei pc nel primo trimestre del 2022 ha registrato una netta flessione rispetto a un anno fa, pari al -5,1% secondo Idc e al -7,7% secondo Gartner. Insomma, dopo il boom di dad e smart working in seguito alla pandemia, dalla fine del 2021 le spedizioni di pc sono calate, e i Chromebook guidano la discesa, ulteriormente ampliata dalle sanzioni imposte alla Russia. Gran parte di questo calo, per entrambe le agenzie, è dovuto ai Chromebook, i portatili economici dotati di sistema operativo Google, le cui spedizioni sono diminuite in tutti i paesi che nei mesi scorsi ne avevano decretato il successo, grazie all’acquisto da parte di scuole e istituti di formazione.

Chromebook: -7,7% di spedizioni rispetto al primo trimestre 2021

I Chromebook sono infatti modelli usati per lo più in ambito scolastico, tanto da aver sorpassato nel 2020 i MacBook di Apple all’interno del particolare scenario di utilizzo negli Stati Uniti. Se Idc riporta un totale di 80,5 milioni di spedizioni di pc nell’ultimo trimestre del 2021, Gartner vede la cifra al ribasso, pari a 77,5 milioni, per un calo del 7,7% rispetto al primo trimestre del 2021.

Lenovo è ancora il marchio più venduto

In particolare, è proprio Gartner ad affermare che senza contare i Chromebook il mercato dei computer sarebbe aumentato del 3,3% anno su anno. Anche Idc ha rilevato un rallentamento nell’acquisto di pc da parte degli istituti di istruzione, un mercato che utilizza oltre 40 milioni di Chromebook per insegnanti e studenti. Quanto ai brand è Lenovo ancora il marchio più venduto, seguito da HP, Dell e Apple. Di questi, solo Dell e Apple hanno registrato una crescita nei numeri, seguiti dai dispositivi targati Asus.

Dopo due anni di boom il mercato dei pc sta iniziando a stabilizzarsi

Nel primo trimestre dello scorso anno, ricorda Ansa, spinti dal boom di smart working e dad, il segmento dei computer aveva fatto segnare un +15% in confronto ai dati del 2020, il rialzo maggiore degli ultimi 20 anni. Entrambi gli analisti concordano sul fatto che ora il mercato dei pc sta iniziando a stabilizzarsi dopo due anni di aumento delle spedizioni. Gartner ha citato anche la guerra in corso in Ucraina come un fattore che ha contribuito alla mancanza di crescita dell’ultimo trimestre 2021, poiché molte aziende hanno smesso di spedire i loro dispositivi in Russia, a causa delle sanzioni economiche.

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Vent’anni di prezzi: dal cono gelato alla benzina, la mappa degli aumenti

Quanto sono cambiati i prezzi in 20 anni, ovvero da quando è stato introdotto l’euro? Tanto, tantissimo, così che i listini di alcuni prezzi e servizi sono cresciuti addirittura a tre cifre.e. Gli stipendi, invece, dimostrano una maggiore staticità: sono infatti cresciuti solo del 50%. A dare questi numeri è una indagine condotta dall’associazione dei consumatori Consumerismo No Profit e dal Centro Ricerca e Studi di “Alma Laboris Business School”, società specializzata in Master e Corsi di Alta Formazione e specializzazione per professionisti, che ha messo a confronto i prezzi di un paniere di 100 elementi tra beni e servizi, analizzando le differenze esistenti tra i listini al dettaglio in vigore ai tempi della lira e quelli odierni.

C’era una volta

Ad esempio, è totalmente cambiato (in peggio) il conti di bar e ristoranti: ad esempio il cono gelato nel 2001 costava 1.500 lire (0,77 euro), mentre oggi viene venduto nelle gelaterie in media a 2,50 euro (+224,7%). Una semplice penna a sfera ha subito un incremento del +207,7%, passando dalle vecchie 500 lire (0,26 euro) a 0,80 euro.
Più caro mangiare fuori: la classica margherita consumata in pizzeria ha subito un rincaro del +93,5%, il supplì è aumentato quasi del 124%, e il tramezzino al bar addirittura del +198,7% – spiegano Consumerismo e Alma Laboris Business School -. La colazione al bar (cappuccino e cornetto) costa il 93,3% in più, mentre la pausa caffè è più salata del 55,2% (tuttavia negli ultimi giorni i listini dei pubblici esercizi stanno subendo ritocchi a rialzo a causa del caro-bollette).

Totalmente cambiate anche la abitudini

Col passaggio alla moneta unica sono cambiate anche le abitudini degli italiani: se nel 2001 la mancia minima al ristorante era pari a 1.000 lire a persona, oggi in media si lasciano 2 euro sul tavolo (+284,6%) – analizzano ancora Consumerismo e Alma Laboris Business School. Brutte notizie anche sul fronte dei trasporti: oltra alla benzina, i cui listini alla pompa sono più che raddoppiati rispetto al 2001, oggi costa di più prendere l’autobus, con il biglietto che ad esempio a Milano è passato da 1.500 lire (0,77 euro) agli attuali 2 euro (+159,7%). Acquistare una automobile? Per una utilitaria bastavano 10.300 euro nel 2001, oggi la spesa (senza incentivi e rottamazione) si aggira attorno ai 16.150 euro per una piccola utilitaria di media categoria. Migliore la situazione per i prodotti per l’igiene e la cura personale: per shampoo, deodoranti, schiuma da barba, pannolini, carta igienica, spazzolini da denti, bagnoschiuma, i rincari sono al di sotto del +50%. Ma – avvertono Consumerismo e Alma Laboris – si spende di più per riempire la dispensa di casa: tra i prodotti alimentari, quelli che hanno subito gli incrementi di prezzo più elevati troviamo i biscotti (+159%), la passata di pomodoro (+148%), il cacao (+143%), il sale (+134%), l’olio d’oliva (+114%), le uova (+103%).

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L’informazione economica deve offrire analisi e precisione

Più che in altri ambiti l’informazione economica deve offrire ai lettori non solo le notizie, ma anche e soprattutto l’analisi delle stesse.

È quanto emerge dalla ricerca realizzata da Gpf Inspiring Research, su incarico di Economy Group, per testare le esigenze del pubblico verso il settore dell’editoria nel quale operano le testate del gruppo.  Secondo la ricerca l’analisi a supporto della notizia costituisce proprio l’elemento fondamentale nella fruizione di informazioni economiche per 7 intervistati su 10. E un quarto del campione, costituito da 300 fruitori regolari d’informazione economica, tra imprenditori, dirigenti/AD di Pmi e professionisti della consulenza economica, la considera assolutamente prioritaria. Per quanto riguarda le case history risultano gradite da quasi due terzi del campione. 

Le fonti più autorevoli? I siti Internet specializzati

Ma dall’informazione economica la maggioranza degli intervistati pretende anche la ‘precisione’. E la percezione di massima autorevolezza è assegnata ai siti Internet specializzati.
Quasi un terzo del campione li ritiene infatti estremamente autorevoli, mentre oltre 8 intervistati su 10 li ritiene affidabili. 

Dopo i siti Internet specializzati, gli intervistati indicano al secondo posto per autorevolezza le fonti Internet in generale, e le riviste specializzate su tematiche economico-finanziarie.
Al contrario, le fonti meno autorevoli in fatto di informazione economica sono identificate dal campione con i social media in generale, e YouTube in particolare.

Un punto di riferimento nel panorama dell’informazione economica nazionale

Ai risultati della ricerca si è ispirato il rilancio del sito economymagazine.it, online da qualche giorno. Si tratta di un sito che si ripromette di diventare un punto di riferimento importante nel panorama dell’informazione economica nazionale.
E che confortato dai primi risultati positivi, sta aprendo i suoi server ai contributi d’opinione, dibattito, critica e, appunto, analisi non solo alle firme storiche del gruppo, come Franco Tatò, Giulio Sapelli, Andra Granelli e Marco Onado, ma anche a nuovi contributor provenienti dal mondo delle professioni, della ricerca e dell’impresa italiana.

L’economia è un ambito complesso e cruciale

Il comun denominatore del sito è la capacità di aiutare proprio l’analisi delle notizie, che in un ambito complesso e cruciale come l’economia deve assolutamente affiancare la pura cronaca.

Economymagazine.it, affidato al caporedattore Francesco Condoluci, s’inserisce nella produzione multimediale del gruppo, che realizza anche Investiremag.it, sito di riferimento per il mondo del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e delle analisi di mercato, le rubriche multimediali Investire Now, Largo ai Consulenti, Sportello Economy, la newsletter quotidiana Investire Today e ulteriori newsletter verticali.  

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Effetto clima: l’anno nero dell’agricoltura si abbatte sulle tavole degli italiani

A causa del clima impazzito i danni per la produzione agricola italiana nel 2021 sono enormi, e potenziali ripercussioni ricadono anche per la disponibilità di prodotti agro-alimentari sui mercati locali. I consumatori potrebbero infatti essere gravemente colpiti dall’aumento dei prezzi dei beni alimentari, soprattutto di frutta e verdura. Gli effetti della crisi climatica si ripercuotono quindi sul mercato dell’ortofrutta italiano, e di riflesso, sulle nostre tavole. L’allarme arriva da un’analisi del Wwf contenuta nel report ‘2021 effetto clima: l’anno nero dell’agricoltura italiana’, condotto per denunciare come il clima abbia inciso drammaticamente sulla produzione di alcuni prodotti tipici del nostro territorio, facendo salire i prezzi alle stelle.

Circa 14 miliardi di euro: il costo degli eventi estremi negli ultimi 10 anni

Negli ultimi 10 anni gli eventi climatici estremi sono costati al comparto agricolo circa 14 miliardi di euro. Nel decennio dedicato dalle Nazioni Unite alla nutrizione (2016-2025), il 2021 è celebrato dalla FAO come l’anno internazionale della frutta, ma questa ricorrenza coincide anche con quello che viene definito da molti ‘l’anno nero dell’ortofrutta italiana’. Il report del Wwf evidenzia infatti come nella regione mediterranea il riscaldamento superi del 20% l’incremento medio globale della temperatura, ponendo il nostro Paese in una posizione di particolare vulnerabilità rispetto agli effetti del cambiamento climatico.

Per il miele 95% della produzione in meno rispetto al 2020

Con circa 1500 eventi estremi, il 2021 fa registrare in Italia un aumento del 65% di nubifragi, alluvioni, trombe d’aria, grandinate e ondate di calore rispetto agli anni precedenti. Secondo i dati riportati dal WWF alcune colture sono state penalizzate in modo generalizzato, come il miele, arrivato a perdere addirittura il 95% della produzione rispetto all’anno precedente, e la frutta, che vede un calo medio del 27%, con picchi del -69% registrato dalle pere. Ma anche il riso (-10%), il vino, che in alcune regioni ha subìto cali fino al 50%, e l’olio, in alcune regioni del Centro-Nord ha registrato i danni più gravi, fino all’80% in meno nell’anno che invece doveva segnare una produzione in crescita.

Più di un frutto su quattro è andato perduto

In pratica, più di un frutto su quattro è andato perduto per eventi estremi e imprevedibili quali gelate, siccità e grandinate. Anche le filiere di trasformazione sono state messe in crisi. Il caldo torrido di quest’estate, ad esempio, ha accelerato la maturazione del pomodoro, superando la capacità logistica per raccoglierlo, trasportarlo e lavorarlo: il 20% del raccolto è andato perduto, riferisce Italpress.
“La crisi climatica, con i suoi molteplici effetti, sta minacciando la capacità produttiva dei sistemi agricoli a livello globale, compromettendo la loro capacità di nutrire adeguatamente l’umanità – afferma Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del Wwf Italia -. I nostri comportamenti a tavola e fuori sono determinanti, non possiamo più ignorare il nostro ruolo all’interno del sistema globale”.

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Si consolida il trend della fiducia per i consumi

Il 2021 è iniziato con un certo pessimismo sul fronte dei consumi, ma l’inizio della primavera ha visto un’inversione di rotta dovuta sia al rafforzamento della copertura vaccinale sia alla crescita della fiducia nelle istituzioni. Il trend di fiducia si è ulteriormente consolidato alla fine di settembre, seppure con zone d’ombra dovute a un livello generale di incertezza rispetto al futuro. Quanto ai canali di vendita e agli acquisti, si sta assistendo a una doppia tendenza: se da una parte crescono le vendite online dall’altra crescono anche gli acquisti nei piccoli negozi di quartiere.

Una doppia tendenza: si rafforza l’online e crescono i negozi di quartiere

È quanto emerge da un’indagine sui consumi 2021 realizzata da Ey, il network mondiale di servizi professionali di consulenza, e Swg, la società italiana di ricerche di mercato. Per quanto riguarda i comportamenti di acquisto, rispetto a settembre 2020 si consolida l’importanza del canale online, e al contempo si evidenzia la contemporanea crescita sia della tendenza a recarsi nei centri commerciali (+19%) sia di utilizzare i piccoli negozi di quartiere (+26%).

I driver per gli acquisti e le intenzioni di spesa

I driver centrali per gli acquisti online sono la comodità e la semplicità del processo, dalla scelta dei prodotti fino alla consegna, mentre gli acquisti in store sono centrato sulla relazionalità, con la merce, le persone e il territorio. Secondo la ricerca di Ey e Swg poi nel prossimo semestre le intenzioni di spesa sembrano mostrare una crescita della propensione a rinnovare casa (30%), i mezzi di trasporto (23%) e gli investimenti di tipo finanziario (26%). Nel rapporto con il brand, invece, la percezione della eticità dei comportamenti risulta sempre più rilevante, riporta Adnkronos. 

Etica aziendale, qualità, sostenibilità e innovazione 

L’etica aziendale si esprime in primo luogo nel rispetto dei consumatori attraverso l’offerta di prodotti di qualità (46%), di prodotti al giusto prezzo (45%), e nel rispetto di dipendenti, fornitori e dell’ambiente (34%),
La qualità rappresenta poi anche il principale valore per il quale si sarebbe disposti a pagare di più un prodotto (76%), seguita da sostenibilità (64%) e innovazione (61%), riferisce la Repubblica.
“Le aziende sono chiamate a rispondere a domande chiave per trasformare le proprie strategie di business – commenta Paolo Lobetti Bodoni, EY Consulting Market Leader in Italia – e seguire i nuovi trend di consumo significa investire in una trasformazione di natura strutturale, a partire dalla ridefinizione della propria identità”.

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Imprese italiane, tra settembre e novembre previsti 1,5 milioni di nuovi contratti di lavoro

Segnali positivi per il mercato del lavoro: le aziende italiane prevedono di assumere un gran numero di personale nel mese di settembre e in generale per tutto il prossimo trimestre. A dirlo è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal. Più nel dettaglio, le imprese ricercano per settembre oltre 526mila lavoratori, circa 91mila in più (+20,9%) rispetto allo stesso periodo del 2019. Ancora meglio le prospettive per il trimestre  settembre-novembre, in cui le aziende italiane prevedono di assumere 1,5 milioni di dipendenti, con un aumento del 23,5% sull’analogo periodo del 2019. Sostenuta dal buon andamento dell’economia italiana, la domanda di lavoro sta accelerando, anche se aumentano le tensioni globali sul costo dell’energia e delle altre materie prime.

I nuovi ingressi a seconda dei comparti

Entrando nel merito delle nuove assunzioni, da parte dell’industria sono programmate per il mese di settembre 156mila entrate che salgono a 436mila nel trimestre settembre-novembre, in crescita rispettivamente del 24,8% e del 29,1% rispetto al 2019. Si consolida la ripresa del manifatturiero con 114mila entrate nel mese e 317mila nel trimestre (rispettivamente +31,7% e +34,9% rispetto agli stessi periodi del 2019). A guidare, le industrie della meccatronica che ricercano 31mila lavoratori nel mese e 87mila nel trimestre, seguite dalle industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (27mila nel mese e 75mila nel trimestre) e da quelle tessili, dell’abbigliamento e calzature (16mila nel mese e 45mila nel trimestre). Elevata anche la domanda di lavoro proveniente dal comparto delle costruzioni: 42mila le assunzioni programmate nel mese (+9,3% rispetto a settembre 2019) e 118mila nel trimestre (+15,7% rispetto al trimestre 2019).
Per quanto concerne i servizi, sono 370mila i nuovi contratti di lavoro offerti a settembre (+19,3% su settembre 2019) e oltre 1 milione quelli previsti per il trimestre (+21,2% sul trimestre 2019). Le maggiori opportunità di lavoro sono offerte dal comparto del commercio (87mila entrate programmate nel mese e 279mila nel trimestre), da quello dei servizi alle persone (84mila nel mese e 188mila nel trimestre) e dai servizi di alloggio, ristorazione e servizi turistici (73mila nel mese e 192mila nel trimestre).

Il 36,4% delle figure richieste è difficile da reperire

Nonostante queste prospettive rosee, esistono però delle criticità avvertite dalle imprese, in particolare modo per quando riguarda il reperimento delle figure professionali richieste. Si attesta complessivamente al 36,4% la quota di assunzioni per cui le imprese dichiarano difficoltà di reperimento (5,5 punti percentuali in più rispetto a settembre 2019), che sale al 51,6% per gli operai specializzati, al 48,4% per i dirigenti, al 41,4% per le professioni tecniche e al 37,7% per le professioni intellettuali e scientifiche.

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Ad agosto 2021 l’Indice dei Prezzi Tecnologici subisce una flessione

È il quarto agosto consecutivo in cui l’Indice dei Prezzi Tecnologici (IPT) subisce una flessione, un trend che evidenzia come questo mese stia diventando il più conveniente per gli acquisti dei consumatori italiani. Anche nel mese di agosto 2021 l’IPT registra quindi una contrazione congiunturale rispetto a luglio 2021, pari a -1,18 punti, e raggiunge i 104,34 punti. Questo avviene anche a livello tendenziale: rispetto ad agosto 2020 l’IPT subisce infatti una lieve decrescita di 0,22 punti, interrompendo così un andamento di crescita positivo in atto da giugno 2020. L’IPT è un indicatore sintetico che misura la variazione nel tempo dei prezzi di un insieme di 16 categorie e 54 sottocategorie di prodotti tecnologici.
I prezzi sono rilevati mensilmente dalla rete field di QBerg in 270 punti vendita su 19 regioni del territorio nazionale.

Audio/Video, GED e Wearable le categorie tecnologiche più “colpite”

Le categorie che hanno maggiormente frenato la crescita dei prezzi sono state l’Audio/Video (-2,00 punti rispetto a luglio 2021, ma con un aumento tendenziale rispetto ad agosto 2020 di +1,64 punti), il GED (con una frenata congiunturale di 1,77 punti e tendenziale di 1,79 punti), e i Wearable, in continua contrazione di prezzo dal marzo 2021 e che ad agosto hanno ridotto di 1,16 punti l’IPT congiunturale e di 3,31 punti quello tendenziale. Ad agosto si segnala anche la riduzione di prezzo dei prodotti della categoria Hardware (-0,98 punti vs luglio 2021 e -2,34 punti vs agosto 2020), e degli Accessori AV (-0,85 punti, ma +2,03 punti rispetto ad agosto 2020).

“Colpa” dei prezzi dei prodotti di oltre i 500 euro

La contrazione dell’IPT di agosto 2021 è stata principalmente dovuta dalla decelerazione dei prezzi di prodotti tecnologici a utilizzo prevalentemente domestico-familiare, della fascia prezzo oltre i 500 euro. A ridursi, dopo il boom della pandemia, sono stati i prezzi soprattutto dei prodotti Hardware, sia a livello congiunturale si tendenziale. In particolare, i Desktop (-4,54 punti vs luglio 2021 e -7,72 punti rispetto a agosto 2020), i Notebook (-2,26 punti congiunturali e -7,12 tendenziali). Anche alcuni prodotti GED, subiscono contrazioni, come le Lavatrici e le Cucine, che perdono rispettivamente 2,94 e 2,76 punti rispetto a luglio 2021.

Le Periferiche IT in controtendenza

Nel settore Entertainment è rilevante la riduzione dei prodotti Home Cinema (in contrazione per il quinto mese consecutivo) sia a livello congiunturale (-2,56) sia a livello tendenziale (-10,52), mentre i TV Flat contraggono l’indice IPT di 2,23 punti rispetto a luglio 2021.
Un ulteriore contributo negativo all’IPT di agosto 2021 rispetto a luglio 2021, è stato determinato da alcuni prodotti PED qual i Pulitori a Vapore (-3,20) e i Forni MW (-2,54 punti). A contenere la contrazione dei prezzi di agosto 2020, sono stati alcuni prodotti tecnologici dal prezzo unitario medio inferiore a 200 euro, come le Periferiche IT. Questi aumenti di prezzo non sono comunque riusciti a compensare la contrazione dei prodotti di fascia alta.