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Economia

Imprenditoria e inflazione ai massimi storici: sono possibili nuovi business?

In un contesto difficile, con l’inflazione che galoppa, l’aumento dei contagi da Covid-19 in tutto il mondo, la guerra in Ucraina, l’aumento dei prezzi e del costo della vita quali sono le ripercussioni sull’imprenditorialità? Il 2022 si sta mostrando un anno ricco di avvenimenti, e la nuova indagine Ipsos su imprenditoria e inflazione rivela che l’attività e le aspirazioni imprenditoriali variano ampiamente nei 26 Paesi esaminati. In media, a livello internazionale, tre intervistati su dieci (31%) hanno avviato un’attività imprenditoriale in passato e una percentuale analoga (29%) spera di farlo nel prossimo futuro. In Italia si registrano percentuali minori: il 23% afferma di aver avviato un’attività imprenditoriale in passato e il 26% sta prendendo in considerazione di farlo, ma il 51% non ha mai avviato un business.

In Italia la barriera ad avviare un’attività sono i finanziamenti

Al pari dell’attività, anche le aspirazioni imprenditoriali variano notevolmente nei 26 Paesi esaminati. La probabilità di avviare un’attività è più alta in molti Paesi dell’America Latina, in Sudafrica e in India, ed è significativamente più bassa in Corea del Sud, Francia, Svezia, Belgio, Paesi Bassi e Giappone. Anche in Italia non si registrano percentuali elevate, infatti, soltanto il 19% degli intervistati pensa di avviare un’attività imprenditoriale nei prossimi due anni, e la principale barriera è rappresentata dai finanziamenti, citati dal 39% degli intervistati.

Il 41% è demotivato

In media, a livello internazionale, il 29% degli intervistati avvierebbe un’attività imprenditoriale perché potrebbe contare sui programmi sociali del proprio Paese al fine di mitigare i rischi. Percentuale che in Italia si abbassa al 22%. Allo stesso modo, il 35% dei rispondenti a livello internazionale si dichiara demotivato ad avviare un’attività imprenditoriale, ritenendo preferibile lavorare per qualcun altro, percentuale che in Italia si alza al 41%.  Analizzando, invece, fattori come il supporto del Governo, i tassi d’interesse e l’inflazione, in che misura questi contribuiscono al successo di nuove attività imprenditoriali?

Il supporto del Governo determina il successo di una nuova iniziativa

Il 68% degli italiani considera il supporto del Governo il principale fattore nel determinare il successo di una nuova iniziativa imprenditoriale, percentuale molto più alta rispetto alla media internazionale (56%). Al tempo stesso, però, soltanto il 30%  ritiene che il Governo del proprio Paese stia facendo un buon lavoro nel promuovere l’imprenditorialità e assistere attivamente gli imprenditori, percentuale che si abbassa al 19% in Italia. Subito dopo si posizionano i tassi d’interesse: il 47% degli italiani li ritiene un fattore di successo, una percentuale leggermente più bassa rispetto alla media internazionale (50%). E soltanto il 26% degli italiani, la quota più bassa tra tutti i Paesi esaminati, considera l’inflazione un fattore determinante per il successo di un’iniziativa imprenditoriale. Nel resto dei Paesi la media è pari al 40%.

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Economia

Meeting meno frequenti ma meglio organizzati: così il lavoro guadagna in produttività

Poteva essere la tempesta perfetta, invece è stato utilissimo per moltissime organizzazioni per ripensare le modalità organizzative del lavoro. In sintesi la pandemia, che ha costretto pressoché tutte le aziende a ricorrere a un nuovo modo di lavorare, a cominciare dallo smart working, è stato poi il volano per far sì che i vari management valutassero le opportunità offerte dall’emergenza e le applicassero adesso che il periodo più critico è passato. Diverse novità rese necessarie dal covid hanno invece rivelato di essere non solo più efficienti, ma anche produttive. In quest’ottica, è interessante capire in che modo molte organizzazioni abbiano imparato a sfruttare questa situazione per cogliere l’opportunità di rinnovarsi e migliorarsi al fine di soddisfare le esigenze di clienti e dipendenti. Da una recente indagine interna realizzata da Verizon in collaborazione con Boston Consulting Group, emerge come, solo cambiando l’approccio con cui si svolgono i meeting, si possano ottenere grandi risultati in termini di produttività. A sorpresa, si scopre che riducendo il numero delle riunioni, si possono raggiungere importanti vantaggi.

Piccole azioni per fare grandi differenze

Per avere un impatto significativo, non sono necessari grandi cambiamenti, bastano, invece, piccole azioni per fare una grande differenza, come ad esempio: adottare pratiche semplici e di impatto per migliorare le riunioni; pianificare meeting di 25 o 50 minuti con un orario di inizio ritardato di 5-10 minuti; indicare chiaramente lo scopo e l’ordine del giorno sull’invito alla riunione; rivalutare la necessità di riunioni periodiche ricorrenti; verificare la reale necessità dei meeting e la possibilità di sostituirli con modalità di lavoro asincrone, ad esempio e-mail, chat, documenti condivisi o revisione offline.

I passi per rendere più efficaci le riunioni

Quali sono però i passi da fare per rendere più efficaci le riunioni? Passare dalle parole ai fatti: assicurarsi fin da subito il supporto di un leader competente all’interno dell’azienda; progettare dall’interno: comprendere i punti deboli e le best practice dei team che si intende innovare, implementando le loro stesse idee; semplificare: creare e ricreare gli strumenti di supporto per guidare l’implementazione e misurare i risultati. Assicurarsi di disporre dell’infrastruttura tecnologica e delle soluzioni adeguate per realizzare piani di comunicazione ibrida efficaci; migliorare il flusso dei feedback: creare cicli di feedback regolari e frequenti per supportare l’adattamento continuo alle nuove modalità di riunione e ai nuovi strumenti. La pandemia potrebbe aver costretto molti responsabili dei processi decisionali aziendali a modificare per sempre l’operatività, ma a sua volta ha gettato le basi per trarre vantaggio da nuovi modi di lavorare. Apportare piccoli cambiamenti per modificare le cattive abitudini in tema di riunioni può aiutare i dipendenti a perdere meno tempo e ottenere risultati migliori.

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Economia

Mercato del lavoro, in Lombardia cresce l’occupazione

La Lombardia è da sempre la locomotiva dell’economia italiana e la “patria” del lavoro. Lo confermano anche gli ultimi dati relativi all’occupazione, recentemente diffusi da Unioncamere, che evidenziano come in regione sia ripresa a pieno ritmo la tendenza all’occupazione, recuperando i livelli pre-crisi. Insomma, la Lombardia ha saputo reagire ai contraccolpi dell’emergenza sanitaria e dei suoi effetti, rimettendosi in moto con nuovo dinamismo.

I dati diffusi da Unioncamere

Nel primo trimestre 2022 gli occupati in Lombardia sono 4 milioni e 365 mila, ben 133 mila in più rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso. In termini percentuali la crescita è pari al +3,1%, un valore leggermente inferiore al dato italiano (+4,8%). Il tasso di occupazione nella regione si conferma però tra i più elevati a livello nazionale, attestandosi al 67,1%. Prosegue quindi il processo di ripresa dell’occupazione lombarda, avviato nel 2° trimestre 2021 dopo la crisi generata dall’emergenza sanitaria. Il recupero dei livelli non è però ancora completo: mancano infatti 82 mila occupati per raggiungere i valori del 2019 e 1,3 punti percentuali per quanto riguarda il tasso di occupazione. I maggiori contributi alla crescita in questo trimestre provengono dalla componente maschile della forza lavoro (+3,6% su base annua), dopo tre trimestri in cui erano state soprattutto le donne a trainare l’occupazione. Segnali positivi arrivano dalle attività commerciali, di alloggio e ristorazione (+9,1%) – che sono tuttavia ancora lontane dal recuperare i livelli persi a seguito della crisi – e dai lavoratori indipendenti (+4,1%), che nel 2021 avevano mostrato una tendenza ancora negativa.

Cala il tasso di disoccupazione

L’aumento dell’occupazione si associa a un calo del numero di persone in cerca di lavoro: il tasso di disoccupazione scende al 5,5%, un valore inferiore sia al 2021 che ai livelli pre-crisi, grazie in particolare alla discesa della componente maschile. Aumenta anche il tasso di attività (71%), ma il processo di rientro delle persone uscite dal mercato del lavoro è lento: mancano infatti ancora due punti per raggiungere i livelli del 2019. I dati di flusso confermano la fase di crescita in corso: il saldo tra assunzioni e cessazioni è positivo (+76 mila contratti) e in miglioramento rispetto al 2020-2021, in linea con quanto registrato nel 2019. Su base annua la crescita è pari a 157 mila posizioni lavorative. Il contributo più corposo giunge dai contratti a termine (+70 mila posizioni su base annua), ma rimane rilevante l’apporto del tempo indeterminato (+37 mila), grazie in particolare alla crescita delle trasformazioni.

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Economia

Come modificare il 730 precompilato e come inviarlo?

La dichiarazione 730 precompilata è ora disponibile per essere inviata, fino al prossimo 30 settembre. Per il modello redditi delle persone fisiche il tempo a disposizione per l’invio della dichiarazione si dilata fino al 30 novembre. Per accedere all’area è necessario essere in possesso di credenziali del sistema pubblico di identità digitale (spid), carta d’identità elettronica (cie), carta nazionale dei servizi (cns). Ma cosa si trova sul documento? Si trovano qui già caricate diverse voci, come le spese sanitarie a quelle universitarie; le spese funebri ai premi assicurativi, dai contributi previdenziali ai bonifici per interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica, e altro ancora. Chi accetta online il 730 precompilato senza apportare modifiche non dovrà più esibire le ricevute che attestano oneri detraibili e deducibili e non sarà sottoposto a controlli documentali.

Cosa si può modificare

Entrando nel documento con le credenziali indicate sopra, il contribuente può effettuare diverse operazioni. Ad esempio modificare i dati, integrare le informazioni e naturalmente inviare la dichiarazione all’Agenzia delle Entrate. Come ricorda la stessa Agenzia, sia il 730 precompilato che quello persone fisiche ”contengono già diversi dati inseriti automaticamente, tra cui le detrazioni per spese sanitarie, spese universitarie, spese per premi assicurativi, contributi previdenziali, bonifici per interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica”. All’interno del servizio è possibile visualizzare, modificare e/o integrare la propria dichiarazione e infine inviarla all’Agenzia. Una volta effettuato l’invio, la dichiarazione con il protocollo dell’invio resta visualizzabile e scaricabile all’interno della propria area autenticata. Ovviamente l’intero processo è gratuito.

Cosa si può correggere a giugno

Per quanto riguarda il mese di giugno, dal 6 è possibile inviare il modello Redditi correttivo per correggere o sostituire il modello 730 o il modello Redditi già inviato. Entro il 20 giugno, invece, si può provvedere all’annullamento – una sola volta, però – del 730 inviato. La novità del 2022, riferisce Adnkronos, è la possibilità di affidare la gestione della propria dichiarazione a un familiare. In particolare, sarà possibile conferire una procura al coniuge o a un parente (o affine) entro il quarto grado attraverso un apposito modello, disponibile sul sito istituzionale dell’Agenzia. Il modello potrà essere inviato dal contribuente (rappresentato) direttamente online tramite i servizi telematici, allegando copia della carta d’identità del rappresentante oppure via pec a una qualsiasi direzione provinciale delle Entrate. Nel caso di trasmissione tramite pec di una scansione del documento cartaceo (ad esempio il modello di procura firmato su carta) e nel caso di presentazione presso uno sportello dell’Agenzia sarà necessario allegare copia della carta d’identità di entrambi, rappresentato e rappresentante.

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Economia

Produzione industriale lombarda: i dati del I° trimestre 2022

I dati del primo trimestre 2022 relativi alla produzione industriale lombarda mostrano risultati positivi, ma nonostante la domanda rimanga sostenuta, si affacciano preoccupazioni per la capacità produttiva legate all’approvvigionamento delle materie prime e i rincari energetici. Nei primi tre mesi dell’anno, la produzione industriale lombarda riduce l’intensità della crescita congiunturale (+1,8% rispetto al trimestre precedente), mentre la variazione tendenziale registra un +11,2%. Il risultato positivo è diffuso a quasi tutti i settori, a eccezione dei Mezzi di trasporto, che registrano un lieve calo tendenziale (-0,1%). Fanno ancora da traino al recupero produttivo gli ordini esteri, cresciuti del 4,0% rispetto al trimestre precedente, e cresce anche la domanda interna, anche se con intensità ridotta: +2,7%. Risultati positivi anche per le aziende artigiane manifatturiere, che segnano una crescita della produzione del +2,0% congiunturale e del 9,6% tendenziale. Per queste imprese rivolte maggiormente al mercato interno, gli ordini sono postivi, ma meno dinamici: +1,2% congiunturale.

Incrementi tendenziali dei livelli produttivi per quasi tutti i settori

La maggior parte dei settori industriali aprono il 2022 con incrementi tendenziali dei livelli produttivi. Da segnalare la buona performance di Pelli-Calzature (+29,0%), Abbigliamento (+27,6%) e Tessile (+22,8%), e incrementi sopra la media per Manifatturiere varie (+12,7%) e Minerali non metalliferi (+11,5%). Tassi di crescita anche per Meccanica (+10,2%), Alimentare (+10,1%) e Carta-stampa (+10,1%), e con intensità minori, per Legno-mobilio (+9,7%), Siderurgia (+9,4%), Gomma-plastica (+7,5%), Chimica (+5,9%) e Mezzi di trasporto (+3,4%). La propensione all’estero influisce positivamente sui livelli produttivi. I settori con maggiori quote di fatturato estero presentano infatti livelli dell’indice della produzione maggiori.

Imprese artigiane: fatturato +1,9% congiunturale e + 12% tendenziale

Il fatturato a prezzi correnti dell’industria segna un buon risultato tendenziale (+19,1%) e un incremento sul trimestre precedente (+1,7%). Gli incrementi di prezzo dei prodotti finiti, con un’ulteriore crescita congiunturale (+8,3%), influiscono sul risultato. Per le imprese artigiane il fatturato cresce dell’1,9% congiunturale e del 12% tendenziale. Anche in questo caso va considerata la dinamica dei prezzi dei prodotti finiti, cresciuti del 10% rispetto al trimestre precedente. La dinamica congiunturale degli ordini interni (+2,7% congiunturale) mostra segnali di indebolimento per l’industria, mentre gli ordini esteri crescono del 4%. Risultati più contenuti per l’artigianato rispetto al trimestre precedente: +1,2% sia per gli ordini interni sia esteri. La quota del fatturato estero sul totale rimane elevata per le imprese industriali (38,9%) e resta poco rilevante e in diminuzione per le imprese artigiane (6,9%).

Le aspettative per il prossimo trimestre si fanno più caute

Rimane alta l’attenzione sui prezzi per i rincari di beni energetici, materie prime e componenti varie. Rispetto al I° trimestre 2021 i prezzi delle materie prime sono cresciuti mediamente del 57,6% per le imprese industriali e del 76,8% per le artigiane. Persistono difficoltà di approvvigionamento con rallentamenti e interruzioni delle catene di fornitura. Le aspettative delle aziende per il prossimo trimestre si fanno più caute. Rimangono in area positiva per l’industria, ma i saldi si riducono per tutte le variabili, con quote cospicue di imprese che non prevedono variazioni nei livelli. Tra gli artigiani, invece, si fa già strada il segno negativo, più intenso per produzione, fatturato e ordini interni.

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Economia

Computer in calo: l’effetto pandemia è finito

Secondo le ultime rilevazioni delle società di analisi Idc e Gartner, il mercato dei pc nel primo trimestre del 2022 ha registrato una netta flessione rispetto a un anno fa, pari al -5,1% secondo Idc e al -7,7% secondo Gartner. Insomma, dopo il boom di dad e smart working in seguito alla pandemia, dalla fine del 2021 le spedizioni di pc sono calate, e i Chromebook guidano la discesa, ulteriormente ampliata dalle sanzioni imposte alla Russia. Gran parte di questo calo, per entrambe le agenzie, è dovuto ai Chromebook, i portatili economici dotati di sistema operativo Google, le cui spedizioni sono diminuite in tutti i paesi che nei mesi scorsi ne avevano decretato il successo, grazie all’acquisto da parte di scuole e istituti di formazione.

Chromebook: -7,7% di spedizioni rispetto al primo trimestre 2021

I Chromebook sono infatti modelli usati per lo più in ambito scolastico, tanto da aver sorpassato nel 2020 i MacBook di Apple all’interno del particolare scenario di utilizzo negli Stati Uniti. Se Idc riporta un totale di 80,5 milioni di spedizioni di pc nell’ultimo trimestre del 2021, Gartner vede la cifra al ribasso, pari a 77,5 milioni, per un calo del 7,7% rispetto al primo trimestre del 2021.

Lenovo è ancora il marchio più venduto

In particolare, è proprio Gartner ad affermare che senza contare i Chromebook il mercato dei computer sarebbe aumentato del 3,3% anno su anno. Anche Idc ha rilevato un rallentamento nell’acquisto di pc da parte degli istituti di istruzione, un mercato che utilizza oltre 40 milioni di Chromebook per insegnanti e studenti. Quanto ai brand è Lenovo ancora il marchio più venduto, seguito da HP, Dell e Apple. Di questi, solo Dell e Apple hanno registrato una crescita nei numeri, seguiti dai dispositivi targati Asus.

Dopo due anni di boom il mercato dei pc sta iniziando a stabilizzarsi

Nel primo trimestre dello scorso anno, ricorda Ansa, spinti dal boom di smart working e dad, il segmento dei computer aveva fatto segnare un +15% in confronto ai dati del 2020, il rialzo maggiore degli ultimi 20 anni. Entrambi gli analisti concordano sul fatto che ora il mercato dei pc sta iniziando a stabilizzarsi dopo due anni di aumento delle spedizioni. Gartner ha citato anche la guerra in corso in Ucraina come un fattore che ha contribuito alla mancanza di crescita dell’ultimo trimestre 2021, poiché molte aziende hanno smesso di spedire i loro dispositivi in Russia, a causa delle sanzioni economiche.

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Economia

Vent’anni di prezzi: dal cono gelato alla benzina, la mappa degli aumenti

Quanto sono cambiati i prezzi in 20 anni, ovvero da quando è stato introdotto l’euro? Tanto, tantissimo, così che i listini di alcuni prezzi e servizi sono cresciuti addirittura a tre cifre.e. Gli stipendi, invece, dimostrano una maggiore staticità: sono infatti cresciuti solo del 50%. A dare questi numeri è una indagine condotta dall’associazione dei consumatori Consumerismo No Profit e dal Centro Ricerca e Studi di “Alma Laboris Business School”, società specializzata in Master e Corsi di Alta Formazione e specializzazione per professionisti, che ha messo a confronto i prezzi di un paniere di 100 elementi tra beni e servizi, analizzando le differenze esistenti tra i listini al dettaglio in vigore ai tempi della lira e quelli odierni.

C’era una volta

Ad esempio, è totalmente cambiato (in peggio) il conti di bar e ristoranti: ad esempio il cono gelato nel 2001 costava 1.500 lire (0,77 euro), mentre oggi viene venduto nelle gelaterie in media a 2,50 euro (+224,7%). Una semplice penna a sfera ha subito un incremento del +207,7%, passando dalle vecchie 500 lire (0,26 euro) a 0,80 euro.
Più caro mangiare fuori: la classica margherita consumata in pizzeria ha subito un rincaro del +93,5%, il supplì è aumentato quasi del 124%, e il tramezzino al bar addirittura del +198,7% – spiegano Consumerismo e Alma Laboris Business School -. La colazione al bar (cappuccino e cornetto) costa il 93,3% in più, mentre la pausa caffè è più salata del 55,2% (tuttavia negli ultimi giorni i listini dei pubblici esercizi stanno subendo ritocchi a rialzo a causa del caro-bollette).

Totalmente cambiate anche la abitudini

Col passaggio alla moneta unica sono cambiate anche le abitudini degli italiani: se nel 2001 la mancia minima al ristorante era pari a 1.000 lire a persona, oggi in media si lasciano 2 euro sul tavolo (+284,6%) – analizzano ancora Consumerismo e Alma Laboris Business School. Brutte notizie anche sul fronte dei trasporti: oltra alla benzina, i cui listini alla pompa sono più che raddoppiati rispetto al 2001, oggi costa di più prendere l’autobus, con il biglietto che ad esempio a Milano è passato da 1.500 lire (0,77 euro) agli attuali 2 euro (+159,7%). Acquistare una automobile? Per una utilitaria bastavano 10.300 euro nel 2001, oggi la spesa (senza incentivi e rottamazione) si aggira attorno ai 16.150 euro per una piccola utilitaria di media categoria. Migliore la situazione per i prodotti per l’igiene e la cura personale: per shampoo, deodoranti, schiuma da barba, pannolini, carta igienica, spazzolini da denti, bagnoschiuma, i rincari sono al di sotto del +50%. Ma – avvertono Consumerismo e Alma Laboris – si spende di più per riempire la dispensa di casa: tra i prodotti alimentari, quelli che hanno subito gli incrementi di prezzo più elevati troviamo i biscotti (+159%), la passata di pomodoro (+148%), il cacao (+143%), il sale (+134%), l’olio d’oliva (+114%), le uova (+103%).

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Economia

L’informazione economica deve offrire analisi e precisione

Più che in altri ambiti l’informazione economica deve offrire ai lettori non solo le notizie, ma anche e soprattutto l’analisi delle stesse.

È quanto emerge dalla ricerca realizzata da Gpf Inspiring Research, su incarico di Economy Group, per testare le esigenze del pubblico verso il settore dell’editoria nel quale operano le testate del gruppo.  Secondo la ricerca l’analisi a supporto della notizia costituisce proprio l’elemento fondamentale nella fruizione di informazioni economiche per 7 intervistati su 10. E un quarto del campione, costituito da 300 fruitori regolari d’informazione economica, tra imprenditori, dirigenti/AD di Pmi e professionisti della consulenza economica, la considera assolutamente prioritaria. Per quanto riguarda le case history risultano gradite da quasi due terzi del campione. 

Le fonti più autorevoli? I siti Internet specializzati

Ma dall’informazione economica la maggioranza degli intervistati pretende anche la ‘precisione’. E la percezione di massima autorevolezza è assegnata ai siti Internet specializzati.
Quasi un terzo del campione li ritiene infatti estremamente autorevoli, mentre oltre 8 intervistati su 10 li ritiene affidabili. 

Dopo i siti Internet specializzati, gli intervistati indicano al secondo posto per autorevolezza le fonti Internet in generale, e le riviste specializzate su tematiche economico-finanziarie.
Al contrario, le fonti meno autorevoli in fatto di informazione economica sono identificate dal campione con i social media in generale, e YouTube in particolare.

Un punto di riferimento nel panorama dell’informazione economica nazionale

Ai risultati della ricerca si è ispirato il rilancio del sito economymagazine.it, online da qualche giorno. Si tratta di un sito che si ripromette di diventare un punto di riferimento importante nel panorama dell’informazione economica nazionale.
E che confortato dai primi risultati positivi, sta aprendo i suoi server ai contributi d’opinione, dibattito, critica e, appunto, analisi non solo alle firme storiche del gruppo, come Franco Tatò, Giulio Sapelli, Andra Granelli e Marco Onado, ma anche a nuovi contributor provenienti dal mondo delle professioni, della ricerca e dell’impresa italiana.

L’economia è un ambito complesso e cruciale

Il comun denominatore del sito è la capacità di aiutare proprio l’analisi delle notizie, che in un ambito complesso e cruciale come l’economia deve assolutamente affiancare la pura cronaca.

Economymagazine.it, affidato al caporedattore Francesco Condoluci, s’inserisce nella produzione multimediale del gruppo, che realizza anche Investiremag.it, sito di riferimento per il mondo del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e delle analisi di mercato, le rubriche multimediali Investire Now, Largo ai Consulenti, Sportello Economy, la newsletter quotidiana Investire Today e ulteriori newsletter verticali.  

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Effetto clima: l’anno nero dell’agricoltura si abbatte sulle tavole degli italiani

A causa del clima impazzito i danni per la produzione agricola italiana nel 2021 sono enormi, e potenziali ripercussioni ricadono anche per la disponibilità di prodotti agro-alimentari sui mercati locali. I consumatori potrebbero infatti essere gravemente colpiti dall’aumento dei prezzi dei beni alimentari, soprattutto di frutta e verdura. Gli effetti della crisi climatica si ripercuotono quindi sul mercato dell’ortofrutta italiano, e di riflesso, sulle nostre tavole. L’allarme arriva da un’analisi del Wwf contenuta nel report ‘2021 effetto clima: l’anno nero dell’agricoltura italiana’, condotto per denunciare come il clima abbia inciso drammaticamente sulla produzione di alcuni prodotti tipici del nostro territorio, facendo salire i prezzi alle stelle.

Circa 14 miliardi di euro: il costo degli eventi estremi negli ultimi 10 anni

Negli ultimi 10 anni gli eventi climatici estremi sono costati al comparto agricolo circa 14 miliardi di euro. Nel decennio dedicato dalle Nazioni Unite alla nutrizione (2016-2025), il 2021 è celebrato dalla FAO come l’anno internazionale della frutta, ma questa ricorrenza coincide anche con quello che viene definito da molti ‘l’anno nero dell’ortofrutta italiana’. Il report del Wwf evidenzia infatti come nella regione mediterranea il riscaldamento superi del 20% l’incremento medio globale della temperatura, ponendo il nostro Paese in una posizione di particolare vulnerabilità rispetto agli effetti del cambiamento climatico.

Per il miele 95% della produzione in meno rispetto al 2020

Con circa 1500 eventi estremi, il 2021 fa registrare in Italia un aumento del 65% di nubifragi, alluvioni, trombe d’aria, grandinate e ondate di calore rispetto agli anni precedenti. Secondo i dati riportati dal WWF alcune colture sono state penalizzate in modo generalizzato, come il miele, arrivato a perdere addirittura il 95% della produzione rispetto all’anno precedente, e la frutta, che vede un calo medio del 27%, con picchi del -69% registrato dalle pere. Ma anche il riso (-10%), il vino, che in alcune regioni ha subìto cali fino al 50%, e l’olio, in alcune regioni del Centro-Nord ha registrato i danni più gravi, fino all’80% in meno nell’anno che invece doveva segnare una produzione in crescita.

Più di un frutto su quattro è andato perduto

In pratica, più di un frutto su quattro è andato perduto per eventi estremi e imprevedibili quali gelate, siccità e grandinate. Anche le filiere di trasformazione sono state messe in crisi. Il caldo torrido di quest’estate, ad esempio, ha accelerato la maturazione del pomodoro, superando la capacità logistica per raccoglierlo, trasportarlo e lavorarlo: il 20% del raccolto è andato perduto, riferisce Italpress.
“La crisi climatica, con i suoi molteplici effetti, sta minacciando la capacità produttiva dei sistemi agricoli a livello globale, compromettendo la loro capacità di nutrire adeguatamente l’umanità – afferma Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del Wwf Italia -. I nostri comportamenti a tavola e fuori sono determinanti, non possiamo più ignorare il nostro ruolo all’interno del sistema globale”.

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Economia

Si consolida il trend della fiducia per i consumi

Il 2021 è iniziato con un certo pessimismo sul fronte dei consumi, ma l’inizio della primavera ha visto un’inversione di rotta dovuta sia al rafforzamento della copertura vaccinale sia alla crescita della fiducia nelle istituzioni. Il trend di fiducia si è ulteriormente consolidato alla fine di settembre, seppure con zone d’ombra dovute a un livello generale di incertezza rispetto al futuro. Quanto ai canali di vendita e agli acquisti, si sta assistendo a una doppia tendenza: se da una parte crescono le vendite online dall’altra crescono anche gli acquisti nei piccoli negozi di quartiere.

Una doppia tendenza: si rafforza l’online e crescono i negozi di quartiere

È quanto emerge da un’indagine sui consumi 2021 realizzata da Ey, il network mondiale di servizi professionali di consulenza, e Swg, la società italiana di ricerche di mercato. Per quanto riguarda i comportamenti di acquisto, rispetto a settembre 2020 si consolida l’importanza del canale online, e al contempo si evidenzia la contemporanea crescita sia della tendenza a recarsi nei centri commerciali (+19%) sia di utilizzare i piccoli negozi di quartiere (+26%).

I driver per gli acquisti e le intenzioni di spesa

I driver centrali per gli acquisti online sono la comodità e la semplicità del processo, dalla scelta dei prodotti fino alla consegna, mentre gli acquisti in store sono centrato sulla relazionalità, con la merce, le persone e il territorio. Secondo la ricerca di Ey e Swg poi nel prossimo semestre le intenzioni di spesa sembrano mostrare una crescita della propensione a rinnovare casa (30%), i mezzi di trasporto (23%) e gli investimenti di tipo finanziario (26%). Nel rapporto con il brand, invece, la percezione della eticità dei comportamenti risulta sempre più rilevante, riporta Adnkronos. 

Etica aziendale, qualità, sostenibilità e innovazione 

L’etica aziendale si esprime in primo luogo nel rispetto dei consumatori attraverso l’offerta di prodotti di qualità (46%), di prodotti al giusto prezzo (45%), e nel rispetto di dipendenti, fornitori e dell’ambiente (34%),
La qualità rappresenta poi anche il principale valore per il quale si sarebbe disposti a pagare di più un prodotto (76%), seguita da sostenibilità (64%) e innovazione (61%), riferisce la Repubblica.
“Le aziende sono chiamate a rispondere a domande chiave per trasformare le proprie strategie di business – commenta Paolo Lobetti Bodoni, EY Consulting Market Leader in Italia – e seguire i nuovi trend di consumo significa investire in una trasformazione di natura strutturale, a partire dalla ridefinizione della propria identità”.