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PMI: l’AI è la nuova leva per l’imprenditorialità

In Italia quasi 4 dipendenti su 10, il 39% dei dipendenti delle piccole imprese, affermano che l’avanzata dell’Intelligenza artificiale li ha spinti a prendere in considerazione percorsi imprenditoriali prima inesplorati.
In un contesto in cui la fiducia è diventata un vantaggio competitivo determinante, le Pmi italiane stanno entrando in una fase decisiva, dove l’Intelligenza artificiale si conferma il motore che sta trasformando lavoro, ambizioni e modelli di crescita.

Tutto ciò si traduce in un’accelerazione dell’imprenditorialità:
È quanto rivela il nuovo Work Change Report di LinkedIn, che analizza i segnali emergenti di oltre 18 milioni di piccole e medie imprese presenti sulla piattaforma a livello globale.

Il grande equalizzatore

Oggi l’AI oggi è realtà per l’85% delle piccole imprese nei mercati globali. La vera sfida non è più “se” adottarla, ma quanto velocemente farlo. Tanto che l’AI viene definita il grande equalizzatore, capace di permettere ai brand più piccoli di competere con player più grandi e attivi su fette di mercato prima considerate inaccessibili. Un’opportunità confermata dal 70% dei responsabili marketing delle PMI italiane.

Non è un caso che in Italia per il 56% dei lavoratori delle piccole imprese l’AI migliorerà la vita lavorativa quotidiana, con il 22% dei dipendenti italiani che la utilizza autonomamente per attività avanzate e il 31% per attività come email, sintesi o ricerca.

L’accelerazione riguarda anche le competenze

Le skill AI per dipendente nelle piccole aziende sono cresciute del 54% anno su anno (+39% grandi aziende). Tuttavia, il 36% di questi professionisti non sa quali competenze, oltre all’AI, saranno determinanti per la crescita della propria carriera.

Con l’aumento esponenziale dei contenuti generati dall’AI distinguersi diventa essenziale, tanto che il 77% dei marketer delle piccole imprese concorda sul fatto che sia ancora più importante ‘guidare’ con voci umane reali.
La fiducia emerge infatti come il nuovo driver della reputazione. Le tre voci che più alimentano fiducia nei brand delle piccole imprese italiane sono clienti e partner (56%), esperti e leader del settore (45%), creator e influencer (44%).

I “contatti” contano sempre di più

Ma la nuova valuta competitiva sono le relazioni professionali. La propria rete di connessioni conta sempre di più, rappresentando un motore tangibile di crescita, dalla generazione di lead alle decisioni di assunzione fino al supporto nei momenti critici. Quando si tratta di consigli per orientarsi verso nuove scelte strategiche le fonti più rilevanti per i professionisti delle piccole imprese sono proprio le reti professionali (40%), seguite da amici e famiglia (37%), motori di ricerca (27%), leader di settore (26%).

Tuttavia, riporta Adnkronos, i professionisti italiani collocati in imprese con meno di 50 dipendenti registrano un tasso di crescita del proprio network di contatti dell’8% anno su anno, contro il 10% di chi lavora in una grande azienda.

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TV: ancora capace di sorprendere e adattarsi alle trasformazioni

La TV è ancora capace di generare attenzione, emozioni per gli spettatori e valore per i brand. Oggi la televisione dimostra una straordinaria capacità di adattamento nello scenario digitale in continua trasformazione.

Lo confermano i risultati di un’indagine sul presente e sul futuro della televisione in Italia, realizzata da Human Highway per FCP., che ha raccolto oltre 42.000 esperienze di visione in tre momenti chiave della giornata (mattina, durante i pasti e la sera), su TV, app e piattaforme digitali. E dalla ricerca emerge come per gli italiani la giornata inizi con l’informazione. Telegiornali e programmi di approfondimento, spesso condivisi con altre persone, diventano momenti di co-visione e discussione.

L’intrattenimento è condiviso

Anche la visione della TV durante i pasti mostra come restino centrali i contenuti informativi e giornalistici, scelti per chiarezza, serietà e capacità di stimolare riflessione. Le ore serali invece rappresentano il momento del relax e dell’evasione, con film, serie e show.
Grazie alla presenza di più schermi in casa (in media 4-5 per nucleo famigliare, secondo dati Auditel-Censis), ogni membro della famiglia può scegliere tra documentari, programmi tematici, sport o eventi live.

L’intrattenimento si conferma però la categoria in grado di riunire tutta la famiglia, con un indice di soddisfazione del +40%. Anche gli eventi sportivi e musicali dal vivo rappresentano momenti di forte aggregazione, generando picchi di coinvolgimento emotivo e sociale.

Pubblicità e attenzione

Un tema centrale per i brand è il rapporto tra pubblico e pubblicità televisiva. La ricerca sfata la convinzione che gli spot allontanino gli spettatori. Al contrario, tra il 70% e il 99% del pubblico rimane davanti allo schermo durante le interruzioni pubblicitarie. Nei film e nelle serie TV, quando il messaggio è percepito come mirato e rilevante, la permanenza sale fino al 95%.

Se il break è introdotto dai conduttori, poi, l’attenzione resta alta:. Tra l’80% e il 90% degli spettatori continua a seguire il programma senza abbandonare la visione.
Questi risultati dimostrano che se ben integrata nel contesto editoriale la pubblicità televisiva non è vissuta come un disturbo, ma può rafforzare il legame con i contenuti.

Un mezzo che resta strategico

Complessivamente, la ricerca evidenzia la resilienza della televisione e la sua efficacia come mezzo per i brand. La qualità editoriale può infatti aumentare il ricordo della pubblicità fino al 40%.

L’attenzione media si attesta intorno al 60%, con punte del 97% nei programmi di intrattenimento. E la soddisfazione dei contenuti, intesa come la capacità di mantenere la promessa emotiva per cui vengono scelti, supera il 50%, traducendosi in un tempo di fruizione significativo, da 1 a 2 ore al giorno per spettatore.

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Calcio: seguirlo in TV quest’anno costa fino a 960 euro

Una brutta notizia per i tifosi italiani: rispetto allo scorso anno i prezzi dell’abbonamento alle Pay Tv per seguire il Campionato sono saliti. L’aumento è stato di circa il 7% per quello mensile e del 10% per quello annuale.
Quanto spenderanno quindi i tifosi per seguire la squadra del cuore?

Facile.it ha analizzato i prezzi dell’offerta Pay TV, calcolando che per la stagione 2025/2026 gli italiani dovranno mettere a budget almeno 710 euro per guardare da casa il campionato di Serie A e la Champions League.
Per chi opta per l’abbonamento mensile, anziché quello annuale, il costo può invece arrivare fino a 960 euro nei dodici mesi. Il prezzo per seguire il calcio in TV varia a seconda delle competizioni in cui è coinvolta la propria squadra, ovvero, delle piattaforme a cui è necessario abbonarsi.

Vedere anche le coppe europee costa di più

In Italia, se ci si accontenta del campionato di Serie A sono sufficienti 540 euro per l’abbonamento mensile, 420 euro se si opta per quello annuale.
La cifra sale se oltre al campionato nazionale si vogliono seguire le coppe europee.

Tifare dal divano di casa per la Roma e il Bologna, impegnate in Europa League, o la Fiorentina, che gareggerà in Conference League, significa mettere a budget fino a 900 euro con l’abbonamento mensile, mentre per quello annuale è possibile trovare offerte che consentono di limitare la spesa a 660 euro.
Per quanto riguarda i prezzi degli abbonamenti TV applicati in Francia, Germania, Spagna e Inghilterra i meno fortunati sono i tifosi spagnoli, che per seguire in TV LaLiga e le coppe europee dovranno spendere quasi 1.400 euro per un abbonamento annuale, poco meno del doppio rispetto agli italiani.

In Francia “bastano”  600 euro per coppe e campionato

Unico vantaggio per la Spagna è che è necessario un solo abbonamento per seguire tutte le competizioni, mentre da noi è bisogna abbonarsi a più piattaforme.

Spendono di più dei tifosi italiani anche quelli inglesi, che per guardare da casa Premier League e competizioni europee devono mettere a budget poco più di 900 euro per un abbonamento annuale, mentre in Germania per guardare campionato e coppe servono 864 euro.
I più fortunati sono i francesi; seguire il campionato Ligue 1 e le coppe europee da casa costa appena 600 euro con un abbonamento annuale.

Cosa scegliere tra abbonamento mensile o annuale

“L’abbonamento annuale è in generale la soluzione più semplice per risparmiare e quella consigliata a chi è sicuro di voler seguire le competizioni calcistiche fino alla fine, indipendentemente dall’andamento della propria squadra del cuore – spiegano gli esperti di Facile.it -. L’abbonamento mensile, invece, seppur più costoso nei 12 mesi, garantisce una maggior flessibilità e dà la possibilità di smettere di rinnovarlo in qualsiasi momento. In ogni caso, il consiglio è di confrontare le offerte degli operatoti così da identificare gli abbinamenti più adatti alle proprie esigenze”.

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Partire per le ferie, che ansia: 6 italiani su 10 temono i furti in casa

La partenza per le vacanze è un momento bellissimo, spesso atteso per mesi, eppure per molti italiani è anche una fonte di stress. Perchè? Perchè ogni giorno, nel nostro Paese, si registrano più di 400 furti in abitazione, una media impressionante che supera i 147.000 colpi all’anno.

Non stupisce, quindi, che tanti nostri connazionali partano per le ferie con un carico di apprensione. Secondo un’indagine realizzata da EGM Different per Facile.it, oltre il 60% dei viaggiatori teme che la propria casa venga svaligiata mentre si trova lontano.

Trucchi fai da te, ma poche assicurazioni 

Anche se la preoccupazione raggiunge livelli alti, solo il 17% degli italiani ha deciso di tutelarsi con un’assicurazione casa contro i furti. La maggior parte preferisce affidarsi a soluzioni pratiche e immediate. Il metodo più diffuso? Delegare il controllo dell’abitazione a parenti o vicini di fiducia, pratica adottata dal 43% degli intervistati.

La tecnologia rappresenta un altro alleato importante: quasi 11 milioni di persone (28%) hanno installato sistemi di videosorveglianza, soprattutto nelle regioni del Centro Italia. Alcuni puntano su rinforzi fisici, come grate alle finestre (13% a livello nazionale, ma 16% nel Centro).

Come far sembrare la casa abitata

Si sa che un’abitazione che sembra vissuta è meno attraente per i ladri. Ecco perché circa 3,4 milioni di italiani lasciano luci accese prima di partire, mentre altri mantengono in funzione televisori o radio. C’è anche chi affida la sicurezza a vigilanti privati (2,8 milioni).

Esiste però una larga fetta di italiani, circa un quarto degli intervistati, che ammette di non prendere alcuna precauzione.

Non solo ladri: paura anche del maltempo e dei danni

I furti non sono l’unico ragione per cui le persone partono con una bella dose di preoccupazione. Il 29% degli italiani teme anche che i fenomeni meteo estremi possano causare danni durante l’assenza, con punte del 39% nel Nord-Est. Ma mettono ansia pure le possibili perdite d’acqua (22%) e le fughe di gas (18%).

Cinque consigli per partire sereni

Per affrontare le vacanze con maggiore serenità, Facile.it propone un vademecum semplice ed efficace.

Si tratta di cinque mosse facili facili: rinforzare ingressi e finestre con porte blindate e grate; nascondere oggetti di valore in luoghi sicuri o non convenzionali; evitare segnali evidenti di assenza, come la posta accumulata; limitare le condivisioni sui social relative al viaggio; valutare una polizza casa che con pochi euro al mese assicura una copertura personalizzata.

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Turismo consapevole: italiani pronti a cambiare le proprie abitudini anche in vacanza

Il 95% degli italiani ritiene possibile adottare pratiche sostenibili anche in vacanza, a prescindere dalla destinazione.
A guidare questo approccio più consapevole sono soprattutto il rispetto della natura, la riduzione dei consumi, la ricerca di esperienze autentiche e l’attenzione alla stagionalità del viaggio.

La seconda edizione dell’indagine ‘Turismo & Sostenibilità’, realizzata da Doxa per Human Company rivela che il viaggiatore moderno non sceglie più soltanto dove andare, ma come viaggiare. Cresce infatti l’attenzione verso l’ambiente, la cultura locale e l’autenticità dell’esperienza.

Consapevolezza alta, ma l’impegno varia

L’80% dei viaggiatori è consapevole dell’impatto che le proprie scelte possono avere sulla sostenibilità delle destinazioni visitate, mostrando una concreta disponibilità a rivedere le proprie abitudini in un’ottica più responsabile.
Tuttavia, la propensione a introdurre abitudini sostenibili risulta più alta quando si tratta di azioni semplici, come il rispetto della flora e della fauna locali (36%), la corretta gestione dei rifiuti (33%), l’attenzione ai consumi energetici (32%) e la tutela delle risorse naturali (32%).

Al contrario, l’adesione cala sensibilmente quando i comportamenti richiedono un maggiore coinvolgimento personale o un cambiamento più profondo delle abitudini, come la modifica del proprio regime alimentare (13%), la scelta di strutture con certificazioni ambientali (13%) o la partecipazione attiva a iniziative di volontariato green durante il soggiorno (7%).

Ospitalità green ai vertici delle preferenze

Quando si parla di strutture ricettive e sostenibilità, i viaggiatori sembrano non avere dubbi: agriturismi (91%), rifugi di montagna (86%) e strutture ricettive open air (84%) guidano la classifica delle soluzioni percepite come più sostenibili. Seguono, B&B (76%), case vacanza e ostelli (71%).

D’altro canto, strutture come hotel (30%), resort (24%) e navi da crociera (14%) vengono considerate meno sostenibili, mentre le strutture termali si collocano in una posizione intermedia (49%).
La percezione di sostenibilità è quindi spesso strettamente legata alla tipologia di esperienza offerta e al contesto in cui avviene il soggiorno. Ma per il 95% è possibile adottare pratiche di turismo sostenibile anche durante una vacanza urbana.

Fattori di scelta e attrattività delle strutture sostenibili

Per determinare un indice complessivo di rilevanza delle caratteristiche di una struttura turistica sono stati analizzati gli elementi che ne definiscono la sostenibilità, i driver che influenzano la scelta prima della partenza e gli aspetti che la rendono attrattiva durante il soggiorno.

L’indice derivato dall’incrocio di queste tre dimensioni mostra che per i viaggiatori italiani i criteri più rilevanti sono l’impiego di energie rinnovabili, la valorizzazione dei prodotti eno-gastronomici, la conservazione dell’ambiente naturale, la presenza di aree verdi, percorsi pedonali e di piste ciclabili, la corretta raccolta differenziata dei rifiuti, l’eliminazione della plastica e il risparmio idrico.

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Pagamenti digitali: gli italiani li “ordinano” anche a tavola

L’Italia si conferma sempre più orientata verso il digitale, anche nel momento in cui si salda il conto. Secondo una recente ricerca commissionata da Adyen e condotta da OnePoll, il 67% degli italiani preferisce utilizzare metodi di pagamento elettronici quando acquista cibo e bevande, sia nei locali che nei servizi di delivery.

Una tendenza in crescita, che vede protagoniste le carte di credito, i pagamenti via app e l’uso del QR code. Ma, nonostante la digitalizzazione avanzi, il contatto con l’operatore resta un elemento centrale per molti consumatori.

Il tempo è denaro: pagare in fretta è essenziale

Tra i fattori che guidano la scelta del metodo di pagamento, la velocità emerge come un requisito decisivo. Il 77% degli utenti desidera concludere le operazioni di pagamento in modo rapido, e il 26% lo indica come il principale motivo nella scelta della modalità di pagamento, subito dopo la facilità d’uso (29%).

Anche tra chi utilizza QR code o app, il 40% si dichiara disposto ad adottare queste soluzioni solo se garantiscono un servizio snello ed efficiente.

App, QR code e kiosk: i nuovi strumenti digitali preferiti dai più giovani

L’uso di strumenti come app, Click & Collect e totem self-service è particolarmente apprezzato tra i 18-34enni. Ad esempio, i pagamenti tramite app toccano il 24% nella fascia 25-34 anni, mentre il ricorso ai kiosk è scelto dal 14% dei 18-24enni, più del doppio della media nazionale (6%).

Ma il contatto umano è sempre un fattore vincente 

Anche se è sempre più frequente l’uso di strumenti digitali, il 61% preferisce pagare direttamente in cassa con un operatore, a conferma che il contatto umano resta sempre un valore importante. La maggioranza degli italiani continua a preferire il pagamento assistito, soprattutto tra gli over 45.

Al contrario, il self-checkout conquista il 46% nella fascia 25-34 anni, mentre tra i più giovani (18-24) il 51% mostra comunque fiducia verso l’interazione con l’operatore.

I programmi fedeltà spingono verso l’e-payment

Oltre alla comodità, anche gli incentivi economici hanno il loro peso: il 39% degli italiani dichiara che sconti, cashback o punti fedeltà li spingerebbero a pagare in digitale. Il cashback piace ai 35-44enni (36%), mentre la raccolta punti attrae soprattutto i 18-24enni (37%).

E anche le mance digitali cominciano a diffondersi: se il contante resta la forma più utilizzata (52%), ben il 37% dei 25-34enni opta per versioni elettroniche del tradizionale “extra”.

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Gli italiani e la tecnologia: un rapporto a metà fra amore e “sospetto”

L’Italia si sta progressivamente trasformando in una società sempre più connessa, ma il rapporto con le nuove tecnologie resta divisivo e spesso incerto.

Il Rapporto Italia 2025 di Eurispes evidenzia come l’innovazione venga sì sperimentata con interesse, ma non sempre con la necessaria consapevolezza. Tra diverse generazioni, atteggiamenti e aspettative, si delineano profonde differenze all’interno del sentiment dei nostri connazionali.

Intelligenza artificiale: oltre la metà non l’ha mai utilizzata 

Più della metà degli italiani (circa il 58%) ammette di non aver mai utilizzato strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Chi li usa è spinto principalmente dalla curiosità (62,7%), dall’intrattenimento (55,7%) e dalle necessità lavorative (48,4%) o scolastiche (39,2%). Solo una piccola parte vede l’IA come un’opportunità concreta (20,5%) o una soluzione a molti problemi (7,2%).

Al contrario, cresce la richiesta di regolamentazione (19,1%) e una fetta significativa (32,6%) nutre dubbi e timori, con il 16,6% che teme un impatto negativo per il futuro e il 16% che la considera rischiosa ma controllabile. Un quinto della popolazione (20,6%) resta indecisa o non ha un’opinione formata.
L’uso dell’IA in ambiti tradizionalmente umani, come la creatività o l’educazione, incontra ancora un basso livello di accettazione.

Social network: più compagnia, ma anche più stress

Solo il 7,9% degli italiani non frequenta i social media, che tuttavia sono spesso percepiti come una distrazione (46,6%). Per molti rappresentano un luogo dove esprimersi liberamente (39,5%) e combattere la solitudine (35,4%).

D’altra parte, non sono assenti segnali di disagio: quasi un terzo (29,2%) prova ansia quando non può connettersi e oltre un terzo (35,3%) si sente talvolta distante dalla realtà.

Gli influencer coinvolgono solo i target più giovani

Gli influencer orientano le decisioni di un numero modesto di italiani: il 29% ha visitato un locale dopo un loro consiglio, il 28,8% ha acquistato prodotti suggeriti e il 25,2% ha scelto destinazioni di viaggio influenzato dai loro contenuti. L’impatto è più debole su scelte di voto o iniziative sociali.

Tra i giovani, però, queste percentuali raddoppiano, segnalando una maggiore sensibilità verso le figure del web. In generale, le opinioni sono maggiormente influenzate da personalità culturali (23,5%) e giornalisti (14,7%), mentre i leader politici e gli influencer raccolgono percentuali più basse.

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Casa dei sogni: oggi deve essere sostenibile ed efficiente per ridurre gli sprechi

Lo ha scoperto l’homeservatory di Leroy Merlin: oggi gli italiani sono attenti al miglioramento delle prestazioni energetiche della casa perché volgiono ridurre gli sprechi e i costi di gestione.

Per fare questo, l’83% punta sugli infissi per un maggiore isolamento termico, mentre per il 79% potrebbero essere utili anche i sistemi di produzione di energia rinnovabile, come i pannelli solari.
Riuso e rigenerazione sono soluzioni utili per il 71%, e l’82% sceglie materiali riciclati e più sostenibili per arredare la propria casa. Inoltre, l’81% utilizza il fai-da-te per dare nuova vita a mobili e accessori, riducendo costi e consumo di nuove risorse.

Sfide economiche e richiesta di trasparenza ai brand

Secondo lo studio, cresce anche la richiesta di trasparenza da parte delle aziende: il 77% degli intervistati si aspetta che i brand non si limitino a proclami sulla sostenibilità, ma integrino realmente questi valori nei propri modelli di business.

Anche il quadro economico presenta alcune sfide, con il 64% che fatica a gestire le bollette e oltre l’80% che avverte il rincaro dei beni alimentari. Il 59% degli italiani infatti è preoccupato per l’aumento dei prezzi, il 30% per le conseguenze del cambiamento climatico e altrettanti per la salute.
Si evolve quindi il concetto di casa, che può essere un’isola dove sentirsi protetti (53%), un rifugio sicuro che rappresenta famiglia e relazioni (49%), sinonimo di comfort e benessere (48%) e un’estensione della propria identità personale (30%).

Il concetto di “confortevole” cambia dalla GenZ ai Boomer

In ogni caso, la casa ideale è caratterizzata dalla funzionalità (26%), ovvero il prevalere dell’organizzazione sull’estetica, per rendere l’abitazione più confortevole. Il benessere, individuale e collettivo, è il fulcro attorno al quale la casa diventa un punto di riferimento essenziale, seppur con connotazioni diverse a seconda delle generazioni.

Per la GenZ, rispetto al totale del campione, la casa deve rispondere maggiormente alle esigenze quotidiane in modo efficiente (+5%), mentre i Millennials è il luogo dove esprimere sé stessi e la propria creatività (+3%). Per la GenerazioneX, invece, la casa è relazione, punto di riferimento per la famiglia e la socialità (+4%). E per i Boomers è simbolo di comfort e benessere, un rifugio dove godersi la serenità conquistata nel tempo (+6%).

Si ridefiniscono le priorità domestiche

Accanto a queste diverse visioni dell’abitare, si ridefiniscono anche le priorità domestiche. Efficienza energetica, riduzione degli sprechi e soluzioni sostenibili non sono più solo scelte etiche, ma necessità concrete per ottimizzare i consumi e ridurre i costi.

In tema di home improvement, il 37% degli italiani chiede ai brand di rendere la casa più efficiente dal punto di vista energetico e il 30% esprime necessità di organizzare gli spazi al meglio. Un’esigenza dettata da metrature di case più limitate e diversificazione delle attività nell’ambiente domestico.
Il 20%, poi, chiede, in generale, soluzioni per avere una casa più sostenibile.

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Cyber sicurezza: aumentano gli account “validi” usati dai criminali

L’Incident Response Report di Kaspersky è lo studio che fornisce approfondimenti sui cyberattacchi analizzati nel corso del 2024 per aiutare le aziende a rafforzare le proprie misure di sicurezza, e a sviluppare strategie efficaci per la risposta agli incidenti. Lo studio si basa sui dati delle aziende che hanno richiesto assistenza per risolvere problemi di sicurezza e sui trend delle minacce in vari settori e regioni.

E da quanto risulta dal nuovo Incident Response Report, nel 2024 l’uso di account validi per i cyberattacchi è aumentato significativamente, rappresentando il 31,4% dei casi totali. Inoltre, il 39,2% degli attacchi ha colpito applicazioni rivolte al pubblico.
Si tratta di un trend preoccupante, che persiste da anni ed evidenzia ancora una volta che le applicazioni rivolte al pubblico restano il principale vettore degli attacchi informatici.

Sfruttare le credenziali vendute nel darkweb per facilitare gli attacchi successivi

Anche nel 2024 gli account validi si sono confermati il secondo vettore di attacco più comune, rappresentando il 31,4% degli incidenti, e mostrando un aumento significativo rispetto al 2023.

Questo aumento riflette il crescente numero di aziende prese di mira dagli Initial Access Broker (IAB), che sfruttano le credenziali vendute nel darknet per facilitare gli attacchi successivi.
Tale tendenza è particolarmente preoccupante nel contesto del Ransomware-as-a-Service (RaaS), dove gli IAB svolgono un ruolo cruciale nel semplificare le operazioni dei cybercriminali.

Vittime una volta vittime per sempre?

Inoltre, gli esperti hanno scoperto che molte delle vittime erano già state prese di mira in precedenza dai cybercriminali a causa di una diffusione di credenziali non rilevata tempestivamente.
Non è tutto. Le relazioni di fiducia rappresentano il 12,8% dei vettori di attacco, registrando anch’esse un aumento significativo rispetto al 2023, mentre il phishing resta una minaccia rilevante, utilizzata in quasi un attacco su dieci (9,8%).

“Le minacce informatiche si evolvono continuamente e i cybercriminali adattano le loro tattiche per sfruttare le vulnerabilità nelle difese aziendali – commenta Konstantin Sapronov, Head of Global Emergency Response Team di Kaspersky -. Questo evidenzia l’importanza per le aziende non solo di rafforzare le proprie misure di sicurezza, ma anche di sviluppare una cultura proattiva e adattiva per la risposta agli incidenti, capace di anticipare i nuovi rischi”.

I consigli per difendersi dalle minacce

Per proteggere le aziende da possibili minacce, gli esperti consigliano di utilizzare password solide e abilitare l’autenticazione a più fattori, eliminare le porte di gestione dagli accessi pubblici, e stabilire una policy di zero-tolerance per la gestione delle patch o le misure di compensazione per le applicazioni rivolte al pubblico.

Inoltre, il consiglio alle aziende è quello di assicurarsi che i dipendenti mantengano un elevato livello di sicurezza. E di utilizzare soluzioni per identificare e bloccare gli attacchi nelle fasi iniziali, prima che i cybercriminali possano raggiungere i loro obiettivi finali.

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App: comode, ma occhio alla privacy

Se da un lato le app offrono numerose comodità dall’altro raccolgono e condividono enormi quantità di dati personali, esponendo gli utenti a potenziali rischi per la sicurezza.

Ormai non se ne può più fare a meno, ma con l’aumento del tracciamento dei dati e dell’analisi predittiva basati sull’Intelligenza artificiale, i rischi per la privacy legati alle app sono sempre più significativi.
In occasione del Data Privacy Day, Kaspersky mette in evidenza i rischi per la privacy, spesso trascurati, legati all’uso delle applicazioni più diffuse. Come i social media, le app di e-commerce, quelle di fitness e per l’health tracking. 

Attenti ai web tracker

Solo nel 2024, Kaspersky ha rilevato oltre 49 miliardi di casi a livello globale in cui i web tracker hanno raccolto dati sul comportamento degli utenti attraverso le app.
Molte delle app utilizzate quotidianamente e senza pensarci troppo, raccolgono silenziosamente numerose informazioni sensibili. Tra le applicazioni più preoccupanti, i social media, che monitorano costantemente la posizione dell’utente, le abitudini di navigazione, e addirittura i dati vocali.

Le app di social media possono poi accedere alle gallerie fotografiche dei dispositivi e usare l’AI per analizzare immagini e metadati, rivelando potenzialmente la localizzazione geografica dell’utente.

La profilazione da parte dei retailer 

Anche le applicazioni per lo shopping raccolgono dati relativi alla cronologia degli acquisti, la posizione e perfino la presenza offline nei pressi dei negozi fisici.
I retailer possono quindi tracciare i movimenti dei clienti, sia online sia offline, creando un profilo dettagliato delle loro abitudini e dei loro comportamenti di acquisto.

Ovviamente, le app per la salute e il fitness non sono da meno nel contribuire a creare un’immagine precisa dell’utente. Raccogliendo alcuni dei dati personali più riservati, come i parametri di salute e le abitudini quotidiane, potrebbero facilmente condividerli con terze parti.

Progettate per facilitare la vita (e non solo)

“Sebbene la tecnologia sia ormai parte integrante della nostra vita è facile lasciarsi conquistare da nuove applicazioni e dispositivi senza riflettere sui potenziali rischi in termini di privacy – dichiara Anna Larkina, Security e Privacy Expert di Kaspersky -. Molte app sono progettate per sorprenderci con la loro praticità e le funzioni basate sull’Intelligenza artificiale, ma spesso raccolgono dati in continuazione, senza che la maggior parte degli utenti ne sia consapevole”.

La privacy non è più un valore predefinito

“Guardando al futuro – aggiunge Larkina -, con la diffusione degli smart device e delle app basate sull’AI, sarà ancora più difficile capire chi ha accesso ai nostri dati e per quale scopo. Il rischio è che si crei un mondo digitale in cui la privacy non è più un valore predefinito, ma un lusso. È dunque fondamentale che gli utenti facciano un passo indietro, verifichino le autorizzazioni e chiedano maggiore trasparenza prima di permettere alle app di accedere alla loro vita personale”.