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Economia

Analisi dei mutui in Italia e in Europa: dove convengono di più? A tasso fisso o variabile?

Nell’ultimo periodo i tassi di interesse dei mutui sono tornati a crescere, ma in generale rimangono interessanti per chi vuole investire in una casa. Poiché servono sempre più informazioni per districarsi nelle tante offerte, Facile.it e Mutui.it hanno realizzato un’analisi dedicata a scoprire quale sia la formula più conveniente, fra tasso fisso e variabile, e quali siano le differenze delle condizioni dei mutui italiani rispetto a quelle degli altri Paesi europei. La ricerca si basa si sulla rilevazione dell’andamento degli indici registrati online in 12 Paesi a inizio settembre, considerando una richiesta di finanziamento di 120.000 euro da restituire in 20 anni per acquistare un immobile del valore di 180.000 euro. I primi dati emersi? I mutuati italiani possono contare su condizioni vantaggiose per i tassi variabili, mentre per i fissi sono peggiori se confrontate con quelle di Francia, Spagna, Portogallo e altre nazioni.

Il tasso fisso conviene di più oltreconfine

In base ai risultati dell’analisi, si scopre che in Italia il finanziamento a tasso fisso  viene proposto con un TAN a partire dal 2,89%, valore in netto aumento rispetto allo scorso anno, quando gli indici partivano intorno allo 0,80%. Se dodici mesi fa gli aspiranti mutuatari italiani potevano godere dei tassi fissi più bassi tra quelli rilevati, oggi, guardando ai Paesi UE analizzati, l’Italia si posiziona nei gradini bassi della classifica; solo Grecia e Germania fanno peggio, con indici fissi che partono, rispettivamente, da 3,20% e 3,12%. Valori nettamente migliori per Spagna e Portogallo, stati che tradizionalmente avevano tassi simili ai nostri e che invece oggi offrono indici più bassi; i TAN rilevati partono, rispettivamente, da 2% e 2,10%. Va ancora meglio agli aspiranti mutuatari della Francia, che possono accedere alle migliori condizioni tra quelle offerte dai Paesi oggetto di analisi, con TAN fissi che partono addirittura da 1,80%.

L’Italia mantiene il primato sul tasso variabile

Sul fronte del tasso variabile (considerando sempre il TAN), invece, l’Italia mantiene il suo primato e nessuno, tra i Paesi analizzati, offre un tasso iniziale migliore. Nel Belpaese i tassi partono da 1,32%, mentre fuori dai confini nazionali gli indici sono più alti; 1,87% in Portogallo, 2% in Svizzera, 2,34% nel Regno Unito. Va detto però che, a differenza del fisso, le distanze tra i Paesi rispecchiano solo la prima rata e, considerata la variabilità dei tassi, potrebbero modificarsi nel tempo a seconda dell’andamento dell’indice a cui ciascun mutuo è collegato.

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Eccellenze online

Cosa fare in caso di dolori alla cervicale?

Quello del dolore cervicale è un problema particolarmente diffuso in maniera universale tra uomini e donne.

Si tratta di un problema a livello muscolo-scheletrico che va ad interessare i muscoli e i nervi del collo, nonchè le vertebre della colonna vertebrale.

All’origine di questo problema così diffuso vi sono certamente dei motivi legati ad una postura non idonea o errata, così come il forte stress.

Come curare la cervicale?

Ci sono certamente delle cose che possiamo fare nell’immediato per alleviare i sintomi dei dolori legati alla cervicale, così come delle buone pratiche che possono aiutarti a lungo termine.

Per quel che riguarda le cose da fare nell’immediato per curare la cervicale, può essere utile indossare il classico collare morbido che serve ad offrire maggiore stabilità al rachide cervicale e proteggere in genere il collo da altri eventuali movimenti bruschi.

Un’altra buona idea potrebbe essere quella di cambiare la posizione del monitor del nostro computer se trascorriamo parecchie ore seduti davanti ad esso: in questa maniera eviteremo di girare continuamente la testa o spostarla su e giù per leggere il monitor.

In alcuni casi potrebbe offrire sollievo dormire su un cuscino ortopedico, uno di quelli adatti al dolore cervicale, così da lavorare su questo problema anche la notte. In linea di massima il consiglio è anche quello di cercare di migliorare la propria postura e dunque mantenerne una corretta, così da riuscire anche a prevenire i dolori cervicali in futuro.

Un’altra buona idea è quella di recarsi presso lo studio di un fisioterapista per ricevere dei massaggi specifici che possano curare la cervicale. Tanti professionisti infatti seguono uno specifico corso terapia manuale grazie al quale imparare manipolazioni particolarmente utili per risolvere questo tipo di problematica.

A prescindere dalla soluzione adottata, è sempre una buona idea quella di rivolgersi al proprio medico per chiedere un parere o per assumere eventuali farmaci antidolorifici durante la fase più acuta. Superata proprio la fase più acuta, è possibile anche effettuare degli specifici esercizi che riescono ad alleggerire la pressione sulla cervicale e che dunque offrono un concreto sollievo al paziente.

Ci sono delle cose da non fare quando si soffre di problemi alla cervicale?

Certamente ci sono delle cose che possiamo evitare di fare quando soffriamo di problemi alla cervicale. Una di queste è l’evitare di effettuare movimenti troppo bruschi con la testa oppure rimanere troppo a lungo con la testa piegata in alto o verso il basso.

Altamente sconsigliato poi è effettuare esercizi e manovre autonomamente senza prima rivolgersi ad un esperto, in quanto potremmo involontariamente peggiorare la situazione. Inoltre è sconsigliato l’andare a sollevare dei carichi particolarmente pesanti soprattutto quando il dolore alla cervicale è presente, così come andare ad assumere delle posizioni che sappiamo già possono essere dolorose per il nostro corpo.

Esistono dei rimedi naturali per chi soffre di problemi alla cervicale?

Bisogna innanzitutto ricordare che quando si soffre di problemi alla cervicale, certamente i prodotti farmacologici sono quelli in grado di dare delle risposte più rapide.

Ad ogni modo, esistono prodotti naturali che si possono assumere e che sono in grado di offrire un sollievo quando si è interessati da dolori cervicali.

Ricordiamo tra questi la camomilla e le sue facoltà lenitive, la valeriana e la melissa, entrambe in grado di sedare il dolore localizzato, ed il tiglio il quale ha interessanti proprietà rilassanti.

Possiamo citare infine delle buone creme come quelle a base di arnica montana, la quale ha note proprietà antinfiammatorie, che possono essere applicate direttamente sulle zone interessate.

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Curiosità in numeri

Quali sono le regole per smascherare potenziali frodi online?

Sono dieci le regole di Visa per smascherare potenziali frodi online. La società ha infatti compilato il Fraudolese, un vocabolario delle frodi che svela le strategie comunicative dei truffatori da cui tenersi in guardia per navigare e fare acquisti online in tutta sicurezza. La prima regola è controllare l’ortografia dei messaggi. Le incongruenze nel linguaggio, infatti, come errori di grammatica, disposizione delle parole o differenze tra il nome del mittente e il link all’url fornito, potrebbero indicare che si tratta di una frode. Se si riceve un messaggio inaspettato da un’azienda o un individuo, è sempre bene fare attenzione a questi errori.

Attenzione a premi o richieste sospette

Diffidare poi delle richieste urgenti. Un linguaggio che incoraggia a intraprendere un’azione urgente spesso è una tattica utilizzata nelle comunicazioni fraudolente. Diffidare quindi di espressioni come ‘clicca (…) qui sotto’, o ‘entro 48 ore’, e non cliccare sui link per evitare di compromettere i dati personali. Attenzione anche alle richieste sospette: i truffatori spesso usano come esca un problema, come chiedere di riorganizzare una consegna, o fanno un’offerta allettante, come la vincita di un premio. Qualora non si abbia evidenza del problema che viene chiesto di risolvere o dell’offerta proposta, è probabile si tratti di frode. Inoltre, verificare che il mittente sia effettivamente chi dice di essere: i truffatori spesso si impegnano per convincere della loro credibilità. Può essere difficile distinguerle, quindi se non si è sicuri, meglio verificare.

Controllare le recensioni del venditore

Può sembrare ovvio, ma se non si è sicuri della legittimità di un messaggio, può essere utile verificare il messaggio con una persona di fiducia, che potrebbe avere ricevuto un messaggio simile. Condividere la propria esperienza potrebbe inoltre evitare che altri ne siano vittima. Ma è importante controllare che i siti scelti per gli acquisti online siano sicuri. Trovare il sito web giusto significa quindi verificare che nella barra degli indirizzi sia presente l’icona del ‘lucchetto’ e che l’indirizzo inizi con HTTPS: la ‘S’ offre maggiori garanzie di sicurezza. Controllare poi il sito web e le recensioni del venditore, informandosi anche sui social media o l’azienda presso cui si sta per acquistare, e dare un’occhiata alle recensioni.

Occhio alle truffe di phishing

E attenzione alle truffe di phishing tramite e-mail o telefonate non richieste e sospette. Potrebbero tentare di rubare informazioni personali come numero di conto, nome utente e password. In caso di dubbio, non cliccare sui link o scaricare file. Quando si aggiunge la carta al proprio smartphone, o la si collega all’app di alcuni esercenti, i dati vengono spesso sostituiti da un ‘token’ digitale: ciò significa che i dati della carta non vengono memorizzati. Usare perciò sempre i token e i servizi one-click per pagare in modo facile e sicuro. Utilizzare poi un modo sicuro, rapido e semplice per identificarsi. Qualora sia possibile, è bene impostare metodi come le impronte digitali o il riconoscimento facciale sugli smartphone e all’interno delle app bancarie.

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Curiosità in numeri

Donazioni: donne e giovani i più propensi a donare in futuro

Secondo i risultati dell’ottava edizione dello studio Donare 3.0, sviluppato da BVA Doxa per conto di PayPal e Rete del Dono, sono le donne e le generazioni più giovani a donare di più: l’84% di loro dichiara infatti di aver fatto almeno una donazione nel corso del 2021.
Lo studio evidenzia inoltre il trend positivo di Millennials e Gen Z, che nel 2021 confermano il balzo in avanti avvenuto nel 2020, che li aveva visti crescere dal 79% all’84%. Non solo, cresce anche la percentuale di Millennials (61%) che dona a più associazioni, mentre i più adulti prediligono donare a una sola associazione.
Il futuro per le donazioni appare quindi positivo: il 25% dei Millennials ha affermato di voler donare di più in futuro, seguiti da quanto afferma il 18% della Generazione X.

Salute e ricerca scientifica conferma il primato dell’area più scelta

‘Salute e ricerca scientifica’ (54%) conferma il primato come l’area più scelta dai donatori, mentre cresce l’area ‘emergenza e protezione civile’ (35%), seguita da ‘tutela dell’ambiente e degli animali’ (28%) e ‘assistenza sociale’ (24%). Cresce inoltre la sensibilità verso la ‘tutela dei diritti e della pace’ (15%). Quanto a tipologie di donazione, crowdfunding (72%), donazioni ad associazioni (64%) e regali solidali (21%) proseguono il trend positivo iniziato nel 2020. Prosegue poi la crescita costante della donazione online (35%), mentre il contante, che rifletteva un calo durante il 2020, recupera qualche punto (37%). Osservando esclusivamente le donazioni verso le associazioni (escludendo il regalo solidale), quelle effettuate online (35%) superano quelle in denaro contante (27%). Inoltre, donare nel momento di un acquisto è una pratica che sta destando interesse: per il 37% ‘fare del bene mentre si fanno acquisti è un’ottima idea’, scelta gradita soprattutto alle donne e giovani under 24.

Pandemia e conflitto in Ucraina: l’impatto sui donatori abituali 

Nel 2021 un donatore su tre ha cambiato associazione di riferimento per le proprie donazioni. A causa della pandemia, al 37% degli intervistati è capitato di non donare a un’associazione non-profit cui erano soliti donare. Ma le drammatiche vicende relative al conflitto in corso in Ucraina hanno suscitato la reazione positiva degli italiani. Il 60% del campione intervistato ha affermato di aver effettuato una donazione a favore della popolazione ucraina. Soprattutto vestiti e denaro (30%), seguiti da cibo (24%), medicinali (18%) e giocattoli (13%).

Il ruolo del digitale sul mondo delle donazioni

“Il mondo delle donazioni, a causa della Pandemia COVID 19, ha dovuto rivoluzionare il proprio modo di relazionarsi con i propri donatori e sostenitori – spiega Antonio Filoni, partner e Head of Digital di BVA DOXA -. Siamo ancora in una fase di passaggio dove il digitale sta giocando un ruolo chiave: non è solo infatti la modalità di pagamento che si digitalizza, ma diventa virtuale il contatto, il dialogo e la relazione, più che mai importante e centrale per creare legame che il donatore cerca nell’esprimere con un gesto il proprio desiderio di fare del bene”.

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Economia

Imprenditoria e inflazione ai massimi storici: sono possibili nuovi business?

In un contesto difficile, con l’inflazione che galoppa, l’aumento dei contagi da Covid-19 in tutto il mondo, la guerra in Ucraina, l’aumento dei prezzi e del costo della vita quali sono le ripercussioni sull’imprenditorialità? Il 2022 si sta mostrando un anno ricco di avvenimenti, e la nuova indagine Ipsos su imprenditoria e inflazione rivela che l’attività e le aspirazioni imprenditoriali variano ampiamente nei 26 Paesi esaminati. In media, a livello internazionale, tre intervistati su dieci (31%) hanno avviato un’attività imprenditoriale in passato e una percentuale analoga (29%) spera di farlo nel prossimo futuro. In Italia si registrano percentuali minori: il 23% afferma di aver avviato un’attività imprenditoriale in passato e il 26% sta prendendo in considerazione di farlo, ma il 51% non ha mai avviato un business.

In Italia la barriera ad avviare un’attività sono i finanziamenti

Al pari dell’attività, anche le aspirazioni imprenditoriali variano notevolmente nei 26 Paesi esaminati. La probabilità di avviare un’attività è più alta in molti Paesi dell’America Latina, in Sudafrica e in India, ed è significativamente più bassa in Corea del Sud, Francia, Svezia, Belgio, Paesi Bassi e Giappone. Anche in Italia non si registrano percentuali elevate, infatti, soltanto il 19% degli intervistati pensa di avviare un’attività imprenditoriale nei prossimi due anni, e la principale barriera è rappresentata dai finanziamenti, citati dal 39% degli intervistati.

Il 41% è demotivato

In media, a livello internazionale, il 29% degli intervistati avvierebbe un’attività imprenditoriale perché potrebbe contare sui programmi sociali del proprio Paese al fine di mitigare i rischi. Percentuale che in Italia si abbassa al 22%. Allo stesso modo, il 35% dei rispondenti a livello internazionale si dichiara demotivato ad avviare un’attività imprenditoriale, ritenendo preferibile lavorare per qualcun altro, percentuale che in Italia si alza al 41%.  Analizzando, invece, fattori come il supporto del Governo, i tassi d’interesse e l’inflazione, in che misura questi contribuiscono al successo di nuove attività imprenditoriali?

Il supporto del Governo determina il successo di una nuova iniziativa

Il 68% degli italiani considera il supporto del Governo il principale fattore nel determinare il successo di una nuova iniziativa imprenditoriale, percentuale molto più alta rispetto alla media internazionale (56%). Al tempo stesso, però, soltanto il 30%  ritiene che il Governo del proprio Paese stia facendo un buon lavoro nel promuovere l’imprenditorialità e assistere attivamente gli imprenditori, percentuale che si abbassa al 19% in Italia. Subito dopo si posizionano i tassi d’interesse: il 47% degli italiani li ritiene un fattore di successo, una percentuale leggermente più bassa rispetto alla media internazionale (50%). E soltanto il 26% degli italiani, la quota più bassa tra tutti i Paesi esaminati, considera l’inflazione un fattore determinante per il successo di un’iniziativa imprenditoriale. Nel resto dei Paesi la media è pari al 40%.

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Economia

Meeting meno frequenti ma meglio organizzati: così il lavoro guadagna in produttività

Poteva essere la tempesta perfetta, invece è stato utilissimo per moltissime organizzazioni per ripensare le modalità organizzative del lavoro. In sintesi la pandemia, che ha costretto pressoché tutte le aziende a ricorrere a un nuovo modo di lavorare, a cominciare dallo smart working, è stato poi il volano per far sì che i vari management valutassero le opportunità offerte dall’emergenza e le applicassero adesso che il periodo più critico è passato. Diverse novità rese necessarie dal covid hanno invece rivelato di essere non solo più efficienti, ma anche produttive. In quest’ottica, è interessante capire in che modo molte organizzazioni abbiano imparato a sfruttare questa situazione per cogliere l’opportunità di rinnovarsi e migliorarsi al fine di soddisfare le esigenze di clienti e dipendenti. Da una recente indagine interna realizzata da Verizon in collaborazione con Boston Consulting Group, emerge come, solo cambiando l’approccio con cui si svolgono i meeting, si possano ottenere grandi risultati in termini di produttività. A sorpresa, si scopre che riducendo il numero delle riunioni, si possono raggiungere importanti vantaggi.

Piccole azioni per fare grandi differenze

Per avere un impatto significativo, non sono necessari grandi cambiamenti, bastano, invece, piccole azioni per fare una grande differenza, come ad esempio: adottare pratiche semplici e di impatto per migliorare le riunioni; pianificare meeting di 25 o 50 minuti con un orario di inizio ritardato di 5-10 minuti; indicare chiaramente lo scopo e l’ordine del giorno sull’invito alla riunione; rivalutare la necessità di riunioni periodiche ricorrenti; verificare la reale necessità dei meeting e la possibilità di sostituirli con modalità di lavoro asincrone, ad esempio e-mail, chat, documenti condivisi o revisione offline.

I passi per rendere più efficaci le riunioni

Quali sono però i passi da fare per rendere più efficaci le riunioni? Passare dalle parole ai fatti: assicurarsi fin da subito il supporto di un leader competente all’interno dell’azienda; progettare dall’interno: comprendere i punti deboli e le best practice dei team che si intende innovare, implementando le loro stesse idee; semplificare: creare e ricreare gli strumenti di supporto per guidare l’implementazione e misurare i risultati. Assicurarsi di disporre dell’infrastruttura tecnologica e delle soluzioni adeguate per realizzare piani di comunicazione ibrida efficaci; migliorare il flusso dei feedback: creare cicli di feedback regolari e frequenti per supportare l’adattamento continuo alle nuove modalità di riunione e ai nuovi strumenti. La pandemia potrebbe aver costretto molti responsabili dei processi decisionali aziendali a modificare per sempre l’operatività, ma a sua volta ha gettato le basi per trarre vantaggio da nuovi modi di lavorare. Apportare piccoli cambiamenti per modificare le cattive abitudini in tema di riunioni può aiutare i dipendenti a perdere meno tempo e ottenere risultati migliori.

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Eccellenze online

E-commerce B2C tra nuove esigenze e sostenibilità

La pandemia e l’instabilità geo-politica, con il conseguente rincaro di materie prime e beni energetici, hanno favorito un ripensamento dei processi alla base della catena del valore dell’e-commerce B2c. Come conseguenza, tutti i principali merchant sono al lavoro sull’intera catena del valore (marketing, tecnologia, pagamenti, logistica, customer care) per migliorare i ricavi, ma soprattutto per contenere i costi con obiettivi di breve, medio e lungo termine. Lo conferma l’ultima ricerca presentata dall’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm del Politecnico di Milano. Nel marketing, ad esempio, i merchant cercano una comunicazione mirata e personalizzata con i propri target di clienti. Da un lato utilizzano l’approccio cross mediale, che prevede l’utilizzo dei vari canali in modo integrato e strategico, e dall’altro la sperimentazione di nuovi formati pubblicitari, come Audio advertising o Connected TV.

Pagamenti: focus sulla semplificazione del check-out

Nel pagamento, dopo l’introduzione della SCA (Strong Customer Authentication), il focus è rivolto alla semplificazione del check-out, percepito come il momento più ‘critico’ dell’intera esperienza d’acquisto per l’elevato tasso di abbandono. Due le aree di lavoro per i merchant: guidare in maniera chiara e personalizzata il cliente in tutto il processo di pagamento e gestire le esenzioni autenticando il cliente prima dell’acquisto. Ma anche ampliare l’offerta verso nuovi strumenti di pagamento (Buy Now Pay Later) che rispondano alle esigenze dei consumatori. Nella logistica l’incremento dei volumi e l’aumento di complessità dovuto all’integrazione omnicanale e all’attenzione crescente sul livello di servizio, rendono necessaria la revisione delle attività di magazzino e distribuzione.

Logistica: ottimizzare i processi in ottica sostenibile

Da un lato si investe in tecnologia per migliorare l’infrastruttura logistica e ottimizzare i processi, dall’altro si studiano modalità complementari rispetto alla consegna a domicilio classica, attraverso l’integrazione con una rete capillare di punti di ritiro e parcel locker. Il tutto con uno sguardo alla sostenibilità ambientale in ottica di network e distribuzione last mile. Un’analisi dell’Osservatorio svolta su 50 top merchant di prodotto evidenzia come il 26% offra consegne entro lo stesso giorno e il 20% in una/due ore. Il 68% offre inoltre modalità alternative di consegna: ritiro in negozio (48%), tramite pick-up point di terzi (32%), parcel locker (18%) e ritiro presso punti di proprietà (l’8%).

Customer care: la tecnologia come valida alleata

Nel customer care, la tecnologia diventa una valida alleata per seguire il consumatore durante l’intero percorso di interazione, dalla fase di pre-vendita (sistemi di personal shopping) alla fase di vendita (livestream shopping), e post-vendita (livechat). Non da ultimo, il customer care viene percepito come fonte di valore per il merchant. Grazie alla possibilità di raccogliere dati e insight dal consumatore, si possono migliorare non solo i processi di vendita, ma l’intera catena del valore fino all’ideazione e produzione del prodotto. Per quanto concerne i canali di relazione con il cliente, una ricerca sui top 100 merchant italiani mostra come l’email sia lo strumento più adottato (86%), seguito da telefono (77%), e social (68%).

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Economia

Mercato del lavoro, in Lombardia cresce l’occupazione

La Lombardia è da sempre la locomotiva dell’economia italiana e la “patria” del lavoro. Lo confermano anche gli ultimi dati relativi all’occupazione, recentemente diffusi da Unioncamere, che evidenziano come in regione sia ripresa a pieno ritmo la tendenza all’occupazione, recuperando i livelli pre-crisi. Insomma, la Lombardia ha saputo reagire ai contraccolpi dell’emergenza sanitaria e dei suoi effetti, rimettendosi in moto con nuovo dinamismo.

I dati diffusi da Unioncamere

Nel primo trimestre 2022 gli occupati in Lombardia sono 4 milioni e 365 mila, ben 133 mila in più rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso. In termini percentuali la crescita è pari al +3,1%, un valore leggermente inferiore al dato italiano (+4,8%). Il tasso di occupazione nella regione si conferma però tra i più elevati a livello nazionale, attestandosi al 67,1%. Prosegue quindi il processo di ripresa dell’occupazione lombarda, avviato nel 2° trimestre 2021 dopo la crisi generata dall’emergenza sanitaria. Il recupero dei livelli non è però ancora completo: mancano infatti 82 mila occupati per raggiungere i valori del 2019 e 1,3 punti percentuali per quanto riguarda il tasso di occupazione. I maggiori contributi alla crescita in questo trimestre provengono dalla componente maschile della forza lavoro (+3,6% su base annua), dopo tre trimestri in cui erano state soprattutto le donne a trainare l’occupazione. Segnali positivi arrivano dalle attività commerciali, di alloggio e ristorazione (+9,1%) – che sono tuttavia ancora lontane dal recuperare i livelli persi a seguito della crisi – e dai lavoratori indipendenti (+4,1%), che nel 2021 avevano mostrato una tendenza ancora negativa.

Cala il tasso di disoccupazione

L’aumento dell’occupazione si associa a un calo del numero di persone in cerca di lavoro: il tasso di disoccupazione scende al 5,5%, un valore inferiore sia al 2021 che ai livelli pre-crisi, grazie in particolare alla discesa della componente maschile. Aumenta anche il tasso di attività (71%), ma il processo di rientro delle persone uscite dal mercato del lavoro è lento: mancano infatti ancora due punti per raggiungere i livelli del 2019. I dati di flusso confermano la fase di crescita in corso: il saldo tra assunzioni e cessazioni è positivo (+76 mila contratti) e in miglioramento rispetto al 2020-2021, in linea con quanto registrato nel 2019. Su base annua la crescita è pari a 157 mila posizioni lavorative. Il contributo più corposo giunge dai contratti a termine (+70 mila posizioni su base annua), ma rimane rilevante l’apporto del tempo indeterminato (+37 mila), grazie in particolare alla crescita delle trasformazioni.

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Curiosità in numeri

Gli italiani vogliono cambiare lavoro

Dopo la pandemia gli italiani hanno voglia di cambiamento, a cominciare dal lavoro, e cercano un’occupazione più compatibile con le esigenze di vita personale, e più appagante sotto il profilo professionale ed economico. A descrivere il sentiment degli italiani è l’indagine della Fondazione studi consulenti del lavoro, dal titolo Italiani e lavoro nell’anno della transizione, condotta in collaborazione con SWG. E dall’indagine emerge come più della metà dei lavoratori (55%) desideri una nuova occupazione perché quella attuale non è più soddisfacente, e il 15% si sia attivato per cercare un altro impiego. Si tratta di un fenomeno trasversale, diffuso non solo tra i giovani e determinate categorie di lavoratori, e decisamente nuovo per un mercato del lavoro da sempre caratterizzato da stabilità e basso turnover interno.

Voltare pagina per insoddisfazione o voglia di novità

A pesare sulla decisione di voler voltare pagina sono l’insoddisfazione (38,7%) e la voglia di novità (35,4%), meno la scadenza del contratto (9,8%) o la paura di perdere il lavoro (11,8%). Alla base dell’insoddisfazione, salari bassi (31,9%) e scarse opportunità di carriera (40,9%).
Ma non è solo il miglioramento retributivo e professionale a spingere al cambiamento. Il 49% degli italiani indica tra i requisiti irrinunciabili della nuova occupazione un maggiore equilibrio personale, minori livelli di stress e più tempo da dedicare a sé stessi. Il benessere individuale, complice anche i due anni di pandemia, è l’obiettivo soprattutto di under 35 e 35-44enni, prioritario rispetto al miglioramento economico.

Stipendi troppo bassi, tassazione elevata, scarsa meritocrazia

I mali del lavoro non derivano infatti solo dalle condizioni economiche. Dopo gli stipendi troppo bassi (56,7%) e la tassazione elevata (43,9%), l’altra criticità è la scarsa meritocrazia del sistema (33%). Un tema avvertito con maggiore urgenza rispetto a quello della precarietà, soprattutto dai giovani. L’idea del ‘posto fisso’ perde dunque appeal. Per quanto un lavoro sicuro resti un obiettivo irrinunciabile per chi sta cercando un’occupazione (25,3%), l’assenza di meritocrazia limita ancor più i pochi spazi di crescita esistenti. D’altronde, la pandemia ha innescato una forte accelerazione tecnologica, costringendo anche i lavoratori più resistenti a fare i conti con le nuove modalità. Il 61% degli intervistati afferma che la rivoluzione tecnologica ha cambiato il lavoro, e una percentuale minoritaria (13,9%) la boccia perché ha reso il lavoro più complicato (14,6%) e disumano (11,1%).

Colpa dello smart working?

Secondo la ricerca, riferisce Adnkronos, è lo smart working ad avere giocato un ruolo decisivo. Se nel 2021 gli smartworker fornivano un giudizio ambivalente, evidenziando le criticità connesse al lavoro da remoto, nel 2022 l’84,2% dei lavoratori ‘agili’ promuove a pieni voti questo modello, perché concilia lavoro e vita privata. Il 31,8% degli italiani non accetterebbe di tornare a lavorare in presenza, il 16,9% cambierebbe lavoro e il 9,3% potrebbe addirittura licenziarsi. Un modello, dunque, che si consolida e che cambia non solo il lavoro, ma anche la cultura sottostante.
Il 50,2% dei lavoratori dipendenti preferirebbe, infatti, essere valutato sui risultati piuttosto che sull’orario di lavoro.

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Curiosità in numeri

La giornata ideale? Inizia con un sonno notturno riposante

Il sonno notturno è rigenerante, e se il buongiorno si vede dal mattino per gli italiani considerare la propria giornata appagante significa avere uno stato emozionale e mentale equilibrati. Secondo la ricerca di Emma, The Sleep Company, azienda produttrice di sistemi per il sonno, le 5 condizioni che definiscono un ‘buon’ giorno per gli italiani sono riuscire a svolgere normalmente le attività quotidiane (59%), essere di buonumore (59%), mantenere alte le capacità cognitive (41%), vivere la giornata senza ansie (40%) e avere controllo sulle emozioni personali (26%). Quasi tutti gli italiani (90%) sono consapevoli che le loro performance giornaliere sono influenzate dalla qualità del sonno notturno. Ma come si svegliano al mattino?

Un italiano su 4 si sveglia male almeno 3 o 4 volte alla settimana

Negli ultimi sei mesi oltre 1 italiano su 4 (26%) si è svegliato male per metà giorni della settimana, stanco e senza energia almeno 3 o 4 volte nel corso della settimana. Tali condizioni si traducono in scarse performance mentali e malessere emotivo, e il 53,5% avverte capacità cognitive inferiori, il 45% è di cattivo umore, percepisce poco controllo sulle emozioni personali (26%) o accusa stati d’ansia (25%). Se un buon riposo notturno è la chiave di volta per iniziare la giornata nel migliore dei modi, quasi 9 italiani su 10 (87%) sono insoddisfatti della qualità del proprio sonno, e solo il 13% valuta il proprio riposo notturno ottimale. Il 7% dorme infatti tra 3-5 ore a notte, quando invece bisognerebbe riposare 7-9 ore.

Pensieri e stress, fatica ad addormentarsi e risvegli notturni

Le notti degli italiani paiono essere difficoltose soprattutto a causa di tre fattori principali: preoccupazioni, difficoltà ad addormentarsi e sonno frammentato. Infatti, oltre la metà (52%) è disturbato da pensieri stressanti che fanno capolino proprio al momento di stendersi a letto, il 34% trova faticosa la fase di addormentamento, e i continui risvegli notturni mettono a dura prova il 31%. Perché il sonno notturno sia effettivamente rigenerante è fondamentale considerare la camera da letto come ‘un tempio di pace’. Device tecnologici e altre attività dovrebbero essere banditi, eppure il 65% ama molto stare sotto le coperte usando smartphone e tablet o guardando la TV (30%).

Perché dormire bene è importante?

Una buona qualità del sonno può essere collegata al successo professionale e a maggiori guadagni, può aiutare gli studenti a conseguire voti più alti e incrementare il desiderio sessuale.
Inoltre, un buon riposo facilita la risoluzione di problemi: il 62% delle persone che ha dormito bene è in grado di risolvere quesiti complicati, rispetto al 24% di chi ha riposato male. Basta anche soltanto una notte di sole quattro ore di sonno a ridurre del 70% la circolazione delle cellule NK Natural Killer (globuli bianchi coinvolti nelle risposte immunitarie). E sono sufficienti anche solo due notti non riposanti consecutive per far apparire una persona meno attraente e sana, mentre chi dorme meglio vanta livelli di invecchiamento cutaneo particolarmente bassi.