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Economia

L’informazione economica deve offrire analisi e precisione

Più che in altri ambiti l’informazione economica deve offrire ai lettori non solo le notizie, ma anche e soprattutto l’analisi delle stesse.

È quanto emerge dalla ricerca realizzata da Gpf Inspiring Research, su incarico di Economy Group, per testare le esigenze del pubblico verso il settore dell’editoria nel quale operano le testate del gruppo.  Secondo la ricerca l’analisi a supporto della notizia costituisce proprio l’elemento fondamentale nella fruizione di informazioni economiche per 7 intervistati su 10. E un quarto del campione, costituito da 300 fruitori regolari d’informazione economica, tra imprenditori, dirigenti/AD di Pmi e professionisti della consulenza economica, la considera assolutamente prioritaria. Per quanto riguarda le case history risultano gradite da quasi due terzi del campione. 

Le fonti più autorevoli? I siti Internet specializzati

Ma dall’informazione economica la maggioranza degli intervistati pretende anche la ‘precisione’. E la percezione di massima autorevolezza è assegnata ai siti Internet specializzati.
Quasi un terzo del campione li ritiene infatti estremamente autorevoli, mentre oltre 8 intervistati su 10 li ritiene affidabili. 

Dopo i siti Internet specializzati, gli intervistati indicano al secondo posto per autorevolezza le fonti Internet in generale, e le riviste specializzate su tematiche economico-finanziarie.
Al contrario, le fonti meno autorevoli in fatto di informazione economica sono identificate dal campione con i social media in generale, e YouTube in particolare.

Un punto di riferimento nel panorama dell’informazione economica nazionale

Ai risultati della ricerca si è ispirato il rilancio del sito economymagazine.it, online da qualche giorno. Si tratta di un sito che si ripromette di diventare un punto di riferimento importante nel panorama dell’informazione economica nazionale.
E che confortato dai primi risultati positivi, sta aprendo i suoi server ai contributi d’opinione, dibattito, critica e, appunto, analisi non solo alle firme storiche del gruppo, come Franco Tatò, Giulio Sapelli, Andra Granelli e Marco Onado, ma anche a nuovi contributor provenienti dal mondo delle professioni, della ricerca e dell’impresa italiana.

L’economia è un ambito complesso e cruciale

Il comun denominatore del sito è la capacità di aiutare proprio l’analisi delle notizie, che in un ambito complesso e cruciale come l’economia deve assolutamente affiancare la pura cronaca.

Economymagazine.it, affidato al caporedattore Francesco Condoluci, s’inserisce nella produzione multimediale del gruppo, che realizza anche Investiremag.it, sito di riferimento per il mondo del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e delle analisi di mercato, le rubriche multimediali Investire Now, Largo ai Consulenti, Sportello Economy, la newsletter quotidiana Investire Today e ulteriori newsletter verticali.  

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Eccellenze online

Idee di design per un salone da parrucchiere che funzioni

Visitare un salone da parrucchiere o di bellezza è un must per le persone che si preoccupano del modo in cui appaiono o semplicemente che vogliono avere un bell’aspetto e rifarsi il look.

Le persone cercano infatti un ambiente familiare, accogliente e professionale quando desiderano eleggere un salone di bellezza come loro preferito.

Creare uno spazio sorprendente, attraente e accogliente attirerà senza dubbio più clienti e questi saranno più costanti e regolari nel frequentare il tuo locale, poiché molti giudicano la tua attività e professionalità in base alla loro prima impressione e all’immagine che il salone riesce a trasmettere.

Ecco allora alcuni consigli per rendere il tuo parrucchiere o salone di bellezza un luogo molto piacevole e accogliente per le tue clienti:

Attrezzature e mobili

Fai bene a scegliere mobili da parrucchiere o da salone di bellezza in modo appropriato. Scegli un tema e acquista di conseguenza i tuoi arredi e decorazioni in un negozio di forniture per parrucchieri, mantenendo quindi una sorta di continuità.

Puoi scegliere un unico tema o mescolare più concetti, facendo in modo che si leghino bene tra loro. Le opzioni variano dall’antico, al contemporaneo al moderno in ogni tipo di arredo, sia che si tratti di poltrone da parrucchiere, accessori per la zona dei lavelli o altro.

Aggiungi accessori come cuscini e vasi sui tavoli per creare uno splendido spazio interno, che possa apparire come familiare e sempre curato nei dettagli.

Assicurati che i tuoi mobili si completino a vicenda in termini di tema e stile. Ricorda che nella qualità e nel comfort dei tuoi mobili da parrucchiere dipende gran parte della soddisfazione dei tuoi clienti, poiché essi si sentiranno a loro agio e al sicuro proprio in funzione loro.

Pareti e soffitti

Definisci la decorazione ed il colore o le finiture delle pareti con largo anticipo, in quanto sono loro il “centro” dell’attenzione di chi osserva un locale. Puoi aggiungere colori, finiture e sagome legate al tuo brand e alla tua clientela.

Se essa è composta da uomini e donne, ti consigliamo di mescolare colori accesi e audaci. Per creare un tema antico, mescola i colori della terra e quelli metallici.

Aggiungi immagini o poster alle pareti per renderle più interessanti. Investi in accessori da barbiere particolari e ricercati da esporre sugli scaffali o direttamente da appendere al muro; ricorda inoltre che gli specchi creano l’illusione dello spazio.

Allo stesso modo, assicurati che i mobili che avrai prescelto seguano davvero la tua linea o il tuo stile, in modo che sia le poltrone da parrucchiere che le poltrone da shampoo (ed eventuali set per pedicure e manicure) appaiano come un concetto globale e omogeneo.

Le luci

Scegli delle luci di alta qualità, possibilmente di quelle a risparmio energetico, e sfrutta quanta più luce naturale ti è possibile. Se non puoi usare la luce naturale, massimizza quella artificiale in maniera intelligente.

Posiziona le lampade sulle aree di servizio per illuminare i capelli dei clienti: questo ti aiuterà a giudicare la consistenza ed il colore, oltre a dare eleganza ai mobili del tuo salone.

Spazio

Usa lo spazio in modo appropriato, è determinante nel conferire un aspetto adeguato al tuo salone da parrucchiere o spa. Allestire un’area reception ben definita con sedie e comodi divanetti per l’attesa è un’ottima idea, così come allestire un tavolino con eventuali riviste per creare un’atmosfera familiare.

Consigli finali

Ricorda di separare l’area in cui ci sono i parrucchieri e le poltrone da taglio dall’area in cui si effettuano i trattamenti di  bellezza in cui si trovano gli arredi per fare la pedicure e manicure.

Definisci ogni area e, se è necessaria più privacy, crea spazi appositi con tende o pareti removibili.

Assicurati che il salone non abbia aree in cui si crea folla o confusione e che i corridoi siano ben definiti. Utilizza infine uno spazio apposito per conservare gli strumenti di lavoro, in maniera ordinata e possibilmente nascosto agli sguardi.

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Curiosità in numeri

Il 2022 secondo gli italiani, fra timori, desideri e nuove abitudini

Quali sono le parole che gli italiani utilizzano per definire il 2022?  Esattamente come l’anno passato, i termini associati al nuovo anno sono speranza, ripresa, cambiamento riportate, rispettivamente, dal 32%, il 16% e il 15% delle persone). A queste segue il termine “timore”, citato più del doppio delle volte rispetto al 2021 (si passa dal 3% al 7%): in particolare, è proprio nella Generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2012) che si registra la media più alta di coloro che accostano questo stato d’animo al nuovo anno (lo fa il 9% di questo segmento). Allo stesso tempo, è sempre in questa fascia d’età che si trova la percentuale maggiore di chi, pensando al 2022, spera in un cambiamento (il 19%). Sono alcuni dei dati che emergono dalla survey dell’Ufficio Studi Coop, svolta a dicembre scorso e appartenente al Rapporto Coop 2021,  “2022, Coming Soon – Consumer”, condotta in collaborazione con Nomisma su un campione di 1.000 persone rappresentativo della popolazione italiana.
In relazione a ciò che ci potrebbe aspettare nei mesi futuri, i manager della community coinvolti nella survey hanno sottolineato alcuni fattori che potrebbero frenare la ripresa. Nello specifico, gli esperti hanno individuato possibili ostacoli principalmente nell’instabilità politica (menzionata dal 47%), nei ritardi nell’attuazione del PNRR (46%) e nella crescita dei prezzi (39%), stimata a + 2,9%.

Obiettivo benessere e “costruire qualcosa di nuovo”

I nostri connazionali, confidando che la pandemia finisca presto, si contrano per obiettivi da raggiungere nell’immediato futuro. Questi parlano, soprattutto, del bisogno di cambiamento a partire proprio da se stessi: nei programmi per il 2022, infatti, appaiono ai primi posti il desiderio di prendersi cura della propria persona (citato dal 57%), seguito dalla necessità di cercare un nuovo equilibrio tra lavoro e vita privata (56%) e di rivedere le priorità della vita (55%); inoltre, quasi 1 italiano su 3 (il 29%) programma di cambiare lavoro nel corso del 2022. In generale, “costruire qualcosa di nuovo” rappresenta il motto riferito al post pandemia per il 21% delle persone.

Meno attività fuori casa

In un contesto generale segnato dall’insicurezza, a farne le spese è soprattutto tutto ciò che concerne il tempo libero. Tra i propositi per il 2022 degli italiani, infatti in merito alle attività quotidiane, è proprio il fuoricasa l’aspetto maggiormente in discesa rispetto ad altri: le persone prevedono di ridurre la frequentazione di bar e ristoranti (il saldo tra chi ci andrà di più e chi di meno è pari a -13%), di partecipare meno a concerti e spettacoli (-12%), ma anche di dedicare meno uscite a cinema (-10%), teatri e musei (-9%). Le cause sono soprattutto da ricercare nella poca sicurezza economica degli italiani e nei dubbi rispetto a possibili restrizioni future dovute alla pandemia.

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Curiosità in numeri

Etichette dei prodotti alimentari, uno specchio dei tempi

Le etichette dei prodotti venduti nella Gdo (Grande distribuzione organizzata) sono realmente lo specchio dei tempi e della società. Basta notare come siano cambiati termini, definizioni e claim, che ora rispecchiano temi sempre più sentiti e condivisi come ambiente, sostenibilità, benessere, lifestyle. A evidenziare questo parallelismo tra etichette e sentire comune è l’ultimo Osservatorio Immagino di GS1 Italy, uno strumento unico per mettere a fuoco i fenomeni di consumo e seguirne l’evoluzione.

Analizzate le etichette di 125.431 referenze
La decima edizione dello studio ha ampliato ulteriormente il suo raggio d’analisi, incrociando i dati Nielsen su venduto, consumo e fruizione dei media, con le informazioni, rilevate dal servizio Immagino di GS1 Italy, presenti sulle etichette di 125.431 prodotti, tra alimentari e non alimentari, venduti nei supermercati e ipermercati italiani. Un paniere ampio e diversificato che, nell’anno finito a giugno 2021, ha generato un giro d’affari di poco meno di 39 miliardi di euro, pari all’83% del sell-out totale realizzato da ipermercati e supermercati in Italia.  “L’Osservatorio Immagino ha introdotto un nuovo modo di leggere i fenomeni di consumo e i relativi cambiamenti. Industria e Distribuzione del largo consumo hanno così una chiave di lettura utile per creare nuovi prodotti e calibrare assortimenti che incontrino i gusti di un consumatore sempre più preparato e consapevole” dichiara afferma Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy.

I contenuti “forti” in ambito alimentare
L’Osservatorio monitora i trend che guidano le scelte d’acquisto degli italiani nella distribuzione moderna, seguendo l’evoluzione di 11 panieri che rappresentano altrettanti fenomeni e tendenze di consumo. Nel food, in particolare, si riconoscono dei trend e dei termini precisi. Ad esempio, Italianità viene spesa in tutte le declinazioni, dal “100% italiano” alle indicazioni geografiche (come Dop e Igp) fino alla presenza di un richiamo alla regione di provenienza. Free from: si ritrova nei 17 claim più importanti nel mondo dei prodotti “senza”. Rich-in: questo termine c’è nei 12 claim più rilevanti nel paniere dei prodotti ricchi o arricchiti. Intolleranze: la dinamica dei prodotti “senza glutine” o “senza lattosio”, e quella dei claim emergenti, come “senza lievito” o “senza uova”. Lifestyle: i claim del cibo identitario, come “vegano”, “vegetariano”, Kosher e Halal. Loghi e certificazioni: bollini, indicazioni e claim che forniscono garanzie precise, come il logo EU Organic o le 8 certificazioni del mondo della Corporate social responsibility (come Fairtrade, Friend of the sea, FSC, Sustainable cleaning e UTZ). Ingredienti benefici: dall’avena alla canapa, dal matcha all’avocado, dallo zenzero ai semi di sesamo, i 27 sapori più trendy nel mondo dei superfruit, delle spezie, di supercereali/farine, dei dolcificanti, dei semi e dei superfood. Metodo di lavorazione: “estratto a freddo” e “lavorato a mano”, “non filtrato” o “a lievitazione naturale”, quando la tecnica produttiva fa la differenza. Texture dei prodotti: morbido o ruvido, soffice o croccante, sottile o fragrante? Le 11 consistenze più evidenziate in etichetta.

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Curiosità in numeri

Acquisti lifestyle, i sette trend per il 2022

Dalla Nostalgia degli anni ’90 al Legame con la Terra e la Natura quali saranno le tendenze che guideranno gli acquisti di arte, moda, design, gioielli, orologi, automobili, e anche cibi nel 2022?
Il Catawiki 2022 Trends Report, la ricerca condotta dalla società di consulenza e strategia Crowd DNA, ha evidenziato le 7 tendenze di acquisto per tutto ciò che riguarda il lifestyle nel prossimo anno.
E la prima è appunto la Nostalgia degli anni ’90. La moda ispirata al grunge e i memorabilia della cultura pop oggi sono all’apice della popolarità, soprattutto nel settore del lusso. L’84% dei 240 esperti intervistati la colloca infatti tra i primi 3 driver culturali in svariati. Il ritorno agli anni ‘90 è un trend che si noterà anche nei motori per le auto e nella riscoperta delle moto, oggetti dal design inconfondibile.

Celebrare la creatività e l’artigianato nella moda, il design e il cibo

Il secondo trend del Catawiki 2022 Trends Report è l’Artigianato come sinonimo di qualità e unicità. Il 67% degli esperti conferma la crescente attenzione per tutto ciò che celebra la creatività e l’artigianato in ambiti come moda, design o cibo, in risposta al ‘fast fashion’, al ‘fast food’ e al ‘fast furniture’. Di fronte a un eccesso di scelta, gli acquirenti però sono sempre più attratti da oggetti senza tempo, che si tratti di una chitarra Fender o di una borsa Louis Vuitton. Per questo Il valore senza tempo dei grandi Classici è la terza tendenza del 2022: il 76% degli esperti concorda sul fatto che il loro valore aumenterà più velocemente rispetto ad altri oggetti.

Il ritorno a materiali naturali come il legno, la ceramica e i tessuti

Il quarto trend è la riscoperta del Legame con la Terra e la Natura. Tra collezionisti e antiquari il panel di esperti ha notato un ritorno a materiai come legno, ceramica e tessuti. Ma anche la ricerca di vini naturali e organici. Secondo gli esperti torneranno di moda anche gli oggetti speciali in grado di celebrare l’identità e il patrimonio culturale. Secondo il 76% degli intervistati la riscoperta del Patrimonio Culturale nel prossimo anno si evidenzierà con la richiesta di oggetti con un denominatore comune: sottolineare le origini, celebrare la storia, e portare un messaggio sociale.

Reinventare gli oggetti o utilizzarli in nuovi contesti

Secondo il 61% degli esperti dare Nuova vita agli oggetti è la sesta tendenza chiave per il 2022, per cui ci sarà un aumento di tessuti riciclati e articoli vintage, in una sorta di moto di ribellione verso il consumismo. La ricerca dell’originalità sta portando infatti sempre più persone a reinventare gli oggetti per posizionarli o utilizzarli in contesti completamente nuovi.
Dopo mesi di lockdown, riferisce Ansa, le persone vogliono però anche riaccendere il loro lato giocoso. Che si tratti di colori audaci, motivi vivaci o design appariscente, torneranno in auge oggetti fuori dal comune, dai tessuti a fantasia con disegni floreali o animalier ai gioielli ‘tuttifrutti’ fino agli orologi esuberanti e colorati, in grado di trasmettere Brio e Fantasia.

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Curiosità in numeri

La sanità è nel mirino degli hacker

La minaccia digitale entra anche negli ospedali e nelle strutture sanitarie italiane. Uno dei metodi più usati? Un membro di un gruppo cybercrime entra in ospedale e si mette in coda per un esame al poliambulatorio. L’obiettivo è individuare un punto rete non custodito, come un armadio di cablaggio. Qui, attraverso dispositivi per lo sniffing dei dati, ottiene le password, spesso in chiaro proprio perché l’ospedale utilizza applicativi antiquati, e non dotati di crittografia. Del resto, la pandemia ha dato una spinta ulteriore ai criminali informatici: un esempio è l’attacco alla piattaforma per le prenotazioni digitali della Regione Lazio. Ma sul Dark Web alcune piattaforme mettono addirittura a disposizione le dosi di vaccino Covid-19 di diverse case farmaceutiche, tra cui Pfizer-Biontech e Sputnik, ovviamente a prezzi da borsa nera.

Il business dei vaccini “scontati”

Più in particolare, 800 fiale di Pfizer-Biontech vengono vendute sul Dark Web a 19.000 euro (in sconto da 34.000) e 1.000 dosi di Sputnik a 6.500 euro (in sconto da 8.000). Insieme ai vaccini vengono spedite le istruzioni dettagliate per l’inoculazione, i componenti, i contenuti dei trial clinici e il bugiardino con gli effetti indesiderati. I venditori sono recensiti con average score molto alti, forse anche per via della disponibilità. Non è infatti difficile contattarli via mail, WhatsApp o Telegram. Ma il punto più importante da difendere sono le banche dati. Cynet, società israeliana fondata nel 2015, ha messo a punto un sistema di automatizzazione il cui punto di forza è la caccia ai ransomware proprio nelle prime fasi dello sviluppo di una minaccia. Una volta riscontrato che le attività anomale non sono falsi positivi, Cynet trova la firma dell’attaccante, individua le macchine su cui ha messo le proprie credenziali e avvia un’attività di rimedio con il recuperare i dati esfiltrati.

Come proteggere le aziende del settore healthcare?

CybergOn, business unit di Elmec Informatica dedicata alla cyber security, spiega come proteggere le aziende del settore healthcare. Innanzitutto, non esporre i dati sensibili, e poi pianificare una strategia di protezione dell’azienda in ottica Data Loss Protection, ovvero, con un monitoraggio continuo.
La difesa deve quindi essere coerente dal punto di vista della tecnologia per chi la eroga, e da quello della strategia aziendale per chi la riceve. Ma cosa deve fare l’esperto a cui è affidata la protezione dei dati di un’azienda sanitaria? Deve avere un’idea precisa del dominio critico da proteggere, pianificare la difesa e realizzarla.

Vulnerability managemen e awareness

Di fondamentale importanza, riporta Adnkronos, sono le attività di vulnerability management, e l’awareness, ovvero la formazione. In alcune organizzazioni industriali la formazione dei dipendenti ha giocato un ruolo fondamentale, trasformando l’utente inesperto da possibile punto di ingresso per un attaccante a ulteriore scudo di difesa, arrivando quindi a ‘sventare’ mail di phishing e tentativi di truffe. Non meno importanti sono le attività continuative di Intelligence, che permettono di identificare nel minor tempo possibile l’esposizione di eventuali database aziendali nel web, sia clear, quello di uso quotidiano, o dark.

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Statistiche

Eurobarometro 2021, gli italiani non conoscono i loro diritti digitali

Dal 1973 le istituzioni europee commissionano un sondaggio di opinione periodico in tutti gli Stati membri dell’Unione europea: l’Eurobarometro. Grazie a questo processo di lunga data, l’analisi dei risultati fornisce un quadro dettagliato delle tendenze e dell’evoluzione dell’opinione pubblica sulle questioni europee, sia a livello nazionale sia a livello sociodemografico. In particolare, quest’anno la Commissione Europea ha pubblicato i risultati di uno speciale Eurobarometro dedicato agli strumenti digitali. E dall’Eurobarometro 2021 è emerso come gli italiani, rispetti agli altri cittadini europei, siano tra i meno consapevoli dei loro diritti digitali e delle tutele di cui già dispongono.

La trasformazione digitale dovrebbe essere promossa di più dalla Ue

L’indagine, condotta tra settembre e ottobre 2021, ha coinvolto 26.530 partecipanti dei 27 Stati membri della Ue, e ha mostrato un forte interesse da parte dei cittadini europei verso internet e in generale nei confronti della trasformazione digitale. E secondo la maggioranza degli intervistati, la trasformazione digitale dovrebbe essere promossa ancora di più e meglio definita dall’Unione Europea, riferisce Webnews.

Gli strumenti digitali secondo gli europei

Oltre ad aver analizzato la percezione dei cittadini della Ue riguardo al futuro degli strumenti digitali e di internet, l’indagine speciale Eurobarometro 2021 ha esaminato anche la previsione dell’impatto di internet e degli strumenti digitali, dei servizi e dei prodotti digitali sulle loro vite da qui al 2030.
Stando ai dati dello studio, l’80% degli intervistati ritiene che gli strumenti digitali porteranno in uguale misura vantaggi e svantaggi, in particolare per via degli attacchi informatici. Poco più della metà degli intervistati, circa il 53%, teme invece per la sicurezza dei più piccoli, si legge su techprincess.it.

Italia al terzo posto per mancanza di consapevolezza sulla tutela online

Se la maggioranza dei cittadini ritiene che l’Unione europea tuteli adeguatamente i loro diritti, in Italia solo il 39% affermato di essere consapevole del fatto che tali diritti, ad esempio la libertà di espressione, la privacy e la non discriminazione, dovrebbero essere rispettati anche online. Il dato italiano è il terzo più basso, preceduto solo da Bulgaria (34%) e Romania (37%), mentre nella Ue la media si attesta al 60%. Viceversa, chi si è detto non consapevole è il 61% in Italia e il 39% in Europa. “I risultati di questo sondaggio – si legge in una nota della Commissione Ue – permetteranno di elaborare la proposta di dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali”.
La Commissione, riporta Ansa, si propone infatti di presentare questa dichiarazione per promuovere una transizione digitale modellata da valori europei comuni come parte della sua ‘bussola digitale’ presentata il 9 marzo 2021, stabilendo una visione, gli obiettivi e la via da seguire fino al 2030.

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Eccellenze online

Quanto si risparmia con un depuratore d’acqua?

I moderni depuratori d’acqua sono degli strumenti sempre più in grado di rappresentare un valore aggiunto per il nostro benessere.

Essi sono infatti in grado di trattenere tutte le impurità e gli elementi nocivi presenti nell’acqua che arriva a noi tramite il rubinetto di casa, rendendola immediatamente potabile e regalandole un buon gusto.

C’è Inoltre da considerare un impatto non indifferente sull’ambiente: adoperando infatti l’acqua del rubinetto, evitiamo di andare a comprare le bottiglie in plastica del supermercato le quali inquinano l’ambiente e contribuiscono a liberare plastica sul territorio o nei nostri mari.

C’è sicuramente un altro aspetto da considerare quando si acquista un depuratore d’acqua, e non è certamente secondario. Parliamo Infatti del risparmio.

Risparmiare con un depuratore d’acqua

Vediamo adesso di approfondire l’aspetto economico e dunque comprendere effettivamente quanto si risparmia con un depuratore d’acqua. Prendiamo ad esempio una famiglia composta da quattro persone e consideriamo un fabbisogno giornaliero di 2 litri d’acqua a testa, dunque 8 litri d’acqua al giorno più eventuali 2 litri che vengono utilizzati per la preparazione di bevande quali the, e altre bevande o per la preparazione dei pasti. Dunque supponiamo un fabbisogno medio giornaliero di 10 litri d’acqua (uso alimentare) per una famiglia di 4 persone.

Allo stato attuale delle cose, un litro d’acqua minerale in bottiglia costa mediamente 0,15€, salvo particolari offerte. Ciò significa che la nostra famiglia tipo spenderà 1,50€ al giorno per l’approvvigionamento d’acqua uso alimentare, che moltiplicato per 365 giorni fa quasi 550€ in un anno.

E con il depuratore invece? Considera che ai prezzi attuali un metro cubo d’acqua costa circa 2,30€. E come è noto, un metro cubo contiene 1000 litri d’acqua. Dunque il costo di un litro d’acqua che esce dal rubinetto è presto fatto: 2,30€ / 1000 = 0,0023€.

In questo caso, volendo seguire lo stesso esempio, la nostra famiglia tipo spenderà esattamente 0,013€ al giorno per l’approvvigionamento d’acqua uso alimentare, che X 365 giorni fa quasi 1€.

Dunque la differenza è veramente netta ed emerge chiaramente tutta la convenienza del bere acqua direttamente dal rubinetto di casa anziché comprare la minerale al supermercato. Il risparmio è quantificabile dunque in circa 500€ l’anno per una famiglia di 4 persone, il che non è ovviamente un importo trascurabile ma al contrario una cifra sulla quale riflettere.

Se ti stai chiedendo dunque quanto si risparmia con un depuratore d’ acqua, i conti sono presto fatti e la convenienza appare essere evidente.

Altri vantaggi legati al depuratore d’acqua

Chiaramente i vantaggi non sono esclusivamente economici, ma come accennato anche pratici. Pensiamo dunque ai benefici per l’ambiente dal momento in cui non andiamo più a produrre della plastica per contenere le bottiglie.

Un altro aspetto che certamente non è secondario è quello legato alla comodità di approvvigionamento. Ottenere l’acqua necessaria per bere direttamente dal rubinetto di casa è chiaramente molto più conveniente rispetto il dover trasportare le pesanti bottiglie dal supermercato fino a casa.

Questa operazione tra l’altro va fatta piuttosto spesso soprattutto in Estate, quando si beve parecchio. Considerando che si riescono a trasportare un massimo di due o tre casse d’acqua alla volta, questa operazione non è certamente piacevole. Al contrario riuscire ad ottenere tutta l’acqua necessaria per bere dal rubinetto di casa diventa a tutti gli effetti una comodità soprattutto quando si è più avanti con gli anni.

Conclusione

Dunque i motivi legati all’adozione di un depuratore sono veramente tante e non riguardano esclusivamente la nostra salute, ma riguardano anche la comodità di accedere all’acqua da bere nonché il rispetto per l’ambente.

Ecco perché tante famiglie cercano informazioni sul depuratore acqua casa prezzi più adatto alle proprie necessità.

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Curiosità in numeri

Second Hand, la scelta sostenibile degli zillennials

Gli zillennials – ovvero gli under 40 definiti dalle due categorie GenZ e Millennials   – hanno un’attenzione alla sostenibilità a 360 gradi, decisamente maggiore rispetto a quella dei loro genitori e nonni. E questo approccio più attento all’ambiente e alle sue problematiche si traduce anche in una maggiore propensione all’acquisto di articoli di seconda mano. Lo rivela una ricerca commissionata da Wallapop, la piattaforma di vendita di articoli second hand, a Bva Doxa, intitolata “GenZ&Millennials: due generazioni a confronto” che indaga in particolare il tema della compravendita di oggetti usati mettendo a confronto le abitudini dei giovani dai 18 ai 40 anni. Il primo dato che emerge è che l’acquisto di oggetti usati è ormai un fenomeno globale: il 90% degli under 40 lo pratica almeno occasionalmente e oltre la metà (52%) in modo regolare.

Una modalità che rispetta l’ambiente

Nella ricerca si legge che per gli zillennials la second hand rappresenta una scelta sostenibile che rispetta l’ambiente (93%), intelligente (92%), che rende accessibili anche prodotti di alta gamma (30%) e permette di “togliersi” qualche sfizio senza costi eccessivi (28%). “Ridare vita agli oggetti” (52%) diventa però il desiderio principale di entrambe le generazioni, nell’ottica di un’economia circolare che sembra ormai far parte della vita quotidiana.

Possesso o condivisione?

Nel grande gruppo degli under 40, anche se l’atteggiamento verso gli articoli di seconda mano è simile, esistono però delle differenze, specie per quanto riguarda la percezione del “possesso” e della “condivisione” dei propri oggetti: è infatti la GenZ, riporta Italpress, a essere più propensa a condividere (30%): gli oggetti non vanno tanto posseduti, quanto usati in condivisione, il che permette anche di abbassare i costi dell’utilizzo. Oggi quindi il mercato del “second hand” è tutt’altro che fuori moda, è anzi molto più vicino al concetto di sostenibilità intelligente che sembra mettere d’accordo due generazioni apparentemente così diverse come Millennials e GenZ.

Responsabilità e guadagno extra

“Comprare articoli di seconda mano”, commenta Giuseppe Montana, Head of Internationalization di Wallapop, “è il modo perfetto per acquistare quello di cui si ha bisogno a un prezzo più vantaggioso e assicurarsi un guadagno extra grazie agli oggetti che non si usano più. Ma è anche molto di più perchè ogni acquisto su Wallapop alimenta un consumo responsabile, allungando la vita dei prodotti ed evitando la loro sovrapproduzione”. Insomma, dare una seconda vita agli oggetti fa bene al pianeta, al proprio guardaroba e naturalmente al portafoglio.

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Statistiche

Indice Desi: Italia al 20° posto in Europa

Nell’indice della Digitalizzazione dell’economia e della società in Europa, l’indice Desi, nel 2021 l’Italia scala cinque posizioni, e sale al 20° posto fra i 27 Stati membri dell’Unione. Secondo il Rapporto il nostro Paese rimane però significativamente in ritardo in termini di capitale umano, registrando livelli di competenze digitali di base e avanzate molto bassi, anche se in termini di trasformazione digitale nel corso del 2020 il nostro paese ha compiuto alcuni progressi in termini di copertura e diffusione delle reti di connettività, con un aumento significativo della diffusione dei servizi di connettività che offrono velocità di almeno 1 Gbps. 

“L’Italia avanza: abbiamo finalmente iniziato a risalire la classifica”

“L’Italia avanza: crescono digitalizzazione e competenze, abbiamo finalmente iniziato a risalire la classifica, ma rimane ancora molto da fare – commenta la Sottosegretaria al Mise, Anna Ascani -. Le 12 posizioni guadagnate nel campo dell’integrazione delle tecnologie digitali, con un punteggio Paese al di sopra di quello europeo, dimostrano gli sforzi che abbiamo sostenuto, e che stiamo ancora affrontando, affinché il sistema Italia si avvalga di tutte le tecnologie a disposizione. Il Cloud, ad esempio, registra un livello di adozione da parte delle imprese pari al 38%, in evidente crescita rispetto al 15% del Desi 2020”.

Connettività: siamo in ritardo negli indicatori relativi alla copertura 5G

L’indice Desi 2021 dice però che dobbiamo fare di più per quanto riguarda la connettività. Siamo infatti al 23° posto, e siamo in ritardo anche negli indicatori relativi alla copertura 5G (8% rispetto al 14% della media Ue).
“Su questo versante – aggiunge Anna Ascani – stiamo dando un impulso significativo grazie all’attuazione della Strategia per la Banda Ultralarga, attraverso il completamento del Piano Aree Bianche e l’avvio di interventi come Italia a 1 Giga e Italia 5G”.

Pmi, sanità e digitalizzazione, qualche lacuna da colmare

Sempre secondo il Rapporto, riporta Adnkronos, la maggior parte delle Pmi (69%) ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale, una percentuale al di sopra della media Ue (60%). Le imprese italiane poi fanno registrare ottimi risultati nell’uso della fatturazione elettronica, sebbene permangano lacune nell’uso di tecnologie quali i big data e AI, nonché nella diffusione dell’e-commerce. Ma sul fronte sanità digitale in Italia l’uso dei fascicoli sanitari elettronici da parte i cittadini e operatori sanitari rimane disomogeneo su base regionale. E se la percentuale di utenti online che utilizzano servizi di e-government è passata dal 30% nel 2019 al 36% nel 2020, è ancora nettamente al di sotto della media Ue.