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Curiosità in numeri

Casa dei sogni: oggi deve essere sostenibile ed efficiente per ridurre gli sprechi

Lo ha scoperto l’homeservatory di Leroy Merlin: oggi gli italiani sono attenti al miglioramento delle prestazioni energetiche della casa perché volgiono ridurre gli sprechi e i costi di gestione.

Per fare questo, l’83% punta sugli infissi per un maggiore isolamento termico, mentre per il 79% potrebbero essere utili anche i sistemi di produzione di energia rinnovabile, come i pannelli solari.
Riuso e rigenerazione sono soluzioni utili per il 71%, e l’82% sceglie materiali riciclati e più sostenibili per arredare la propria casa. Inoltre, l’81% utilizza il fai-da-te per dare nuova vita a mobili e accessori, riducendo costi e consumo di nuove risorse.

Sfide economiche e richiesta di trasparenza ai brand

Secondo lo studio, cresce anche la richiesta di trasparenza da parte delle aziende: il 77% degli intervistati si aspetta che i brand non si limitino a proclami sulla sostenibilità, ma integrino realmente questi valori nei propri modelli di business.

Anche il quadro economico presenta alcune sfide, con il 64% che fatica a gestire le bollette e oltre l’80% che avverte il rincaro dei beni alimentari. Il 59% degli italiani infatti è preoccupato per l’aumento dei prezzi, il 30% per le conseguenze del cambiamento climatico e altrettanti per la salute.
Si evolve quindi il concetto di casa, che può essere un’isola dove sentirsi protetti (53%), un rifugio sicuro che rappresenta famiglia e relazioni (49%), sinonimo di comfort e benessere (48%) e un’estensione della propria identità personale (30%).

Il concetto di “confortevole” cambia dalla GenZ ai Boomer

In ogni caso, la casa ideale è caratterizzata dalla funzionalità (26%), ovvero il prevalere dell’organizzazione sull’estetica, per rendere l’abitazione più confortevole. Il benessere, individuale e collettivo, è il fulcro attorno al quale la casa diventa un punto di riferimento essenziale, seppur con connotazioni diverse a seconda delle generazioni.

Per la GenZ, rispetto al totale del campione, la casa deve rispondere maggiormente alle esigenze quotidiane in modo efficiente (+5%), mentre i Millennials è il luogo dove esprimere sé stessi e la propria creatività (+3%). Per la GenerazioneX, invece, la casa è relazione, punto di riferimento per la famiglia e la socialità (+4%). E per i Boomers è simbolo di comfort e benessere, un rifugio dove godersi la serenità conquistata nel tempo (+6%).

Si ridefiniscono le priorità domestiche

Accanto a queste diverse visioni dell’abitare, si ridefiniscono anche le priorità domestiche. Efficienza energetica, riduzione degli sprechi e soluzioni sostenibili non sono più solo scelte etiche, ma necessità concrete per ottimizzare i consumi e ridurre i costi.

In tema di home improvement, il 37% degli italiani chiede ai brand di rendere la casa più efficiente dal punto di vista energetico e il 30% esprime necessità di organizzare gli spazi al meglio. Un’esigenza dettata da metrature di case più limitate e diversificazione delle attività nell’ambiente domestico.
Il 20%, poi, chiede, in generale, soluzioni per avere una casa più sostenibile.

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Economia

ICT: nel 2024 più imprese e occupazione, ma ancora troppa frammentazione

Alla fine del 2024 il settore ICT italiano conta 132.400 imprese, con una crescita del 2,1% rispetto all’anno precedente, confermando il ruolo del comparto come uno dei motori della trasformazione digitale del Paese.
Il settore impiega complessivamente 631.500 addetti, in aumento del 3,4% rispetto al 2023.

La suddivisione per comparti evidenzia la predominanza di Software e Consulenza IT, con 56.707 imprese e 379.607 addetti, seguiti dai Servizi IT, che contano 55.292 imprese e 125.430 addetti.
In calo invece le Telecomunicazioni, che registrano una diminuzione delle imprese attive rispetto all’anno precedente.
Lo attesta il primo Osservatorio Trimestrale del settore ICT, frutto della collaborazione tra Anitec-Assinform e InfoCamere.

Lombardia e Lazio prime per quoziente di localizzazione

A livello territoriale, le prime due regioni per ‘quoziente di localizzazione’ del settore ICT sono Lombardia e Lazio, seguite da Friuli-Venezia Giulia e Veneto, che mostrano tassi di crescita significativi nel settore.
In particolare, in Lombardia sono attive 30.017 imprese ICT, con un totale di 221.151 addetti, mentre nel Lazio si contano 16.255 imprese, che impiegano complessivamente 97.537 addetti.

Le startup e Pmi innovative rappresentano la componente più dinamica del settore, con 10.600 imprese attive, in crescita dell’1,8% rispetto al 2023, nonostante un leggero rallentamento rispetto agli anni precedenti.
Queste realtà impiegano oltre 50.400 addetti, registrando un aumento del 5,1% annuo.

Sostenere la crescita delle Pmi e startup innovative

La crescita demografica delle startup e Pmi innovative ICT ha continuato senza sosta dal 2020, anche se dal 2023 si registra un rallentamento.
Al contrario, nel settore non ICT, la tendenza è opposta, con un calo demografico iniziato verso la fine del 2022 che persiste fino a oggi.

“L’incremento continuo delle imprese e dell’occupazione conferma il ruolo del nostro settore per la trasformazione digitale del Paese – commenta Daniele Lombardo, consigliere con delega alle politiche per la trasformazione digitale delle Pmi di Anitec-Assinform -. I dati mostrano anche come, a fronte della crescita demografica, esistano sfide significative per il nostro settore a partire dall’eccessiva frammentazione, la disomogenea distribuzione nel territorio, inclusa la necessità di un maggiore sostegno alla crescita delle Pmi e delle startup innovative”.

Un settore da cui dipende l’entrata nel futuro

“Il passo nel futuro che il Paese deve fare dipende in modo strettissimo dalla forza del settore ICT, sia in termini di dinamiche imprenditoriali sia in termini di crescita di un’occupazione di elevata qualificazione – prosegue Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere -. Il Registro delle imprese si conferma un asset imprescindibile per conoscere da vicino e seguire nel tempo, in modo puntuale e aggiornato, tutti questi fenomeni, cogliendone l’impatto sulla struttura imprenditoriale complessiva del Paese e l’effetto sui territori”.

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Curiosità in numeri

Cyber sicurezza: aumentano gli account “validi” usati dai criminali

L’Incident Response Report di Kaspersky è lo studio che fornisce approfondimenti sui cyberattacchi analizzati nel corso del 2024 per aiutare le aziende a rafforzare le proprie misure di sicurezza, e a sviluppare strategie efficaci per la risposta agli incidenti. Lo studio si basa sui dati delle aziende che hanno richiesto assistenza per risolvere problemi di sicurezza e sui trend delle minacce in vari settori e regioni.

E da quanto risulta dal nuovo Incident Response Report, nel 2024 l’uso di account validi per i cyberattacchi è aumentato significativamente, rappresentando il 31,4% dei casi totali. Inoltre, il 39,2% degli attacchi ha colpito applicazioni rivolte al pubblico.
Si tratta di un trend preoccupante, che persiste da anni ed evidenzia ancora una volta che le applicazioni rivolte al pubblico restano il principale vettore degli attacchi informatici.

Sfruttare le credenziali vendute nel darkweb per facilitare gli attacchi successivi

Anche nel 2024 gli account validi si sono confermati il secondo vettore di attacco più comune, rappresentando il 31,4% degli incidenti, e mostrando un aumento significativo rispetto al 2023.

Questo aumento riflette il crescente numero di aziende prese di mira dagli Initial Access Broker (IAB), che sfruttano le credenziali vendute nel darknet per facilitare gli attacchi successivi.
Tale tendenza è particolarmente preoccupante nel contesto del Ransomware-as-a-Service (RaaS), dove gli IAB svolgono un ruolo cruciale nel semplificare le operazioni dei cybercriminali.

Vittime una volta vittime per sempre?

Inoltre, gli esperti hanno scoperto che molte delle vittime erano già state prese di mira in precedenza dai cybercriminali a causa di una diffusione di credenziali non rilevata tempestivamente.
Non è tutto. Le relazioni di fiducia rappresentano il 12,8% dei vettori di attacco, registrando anch’esse un aumento significativo rispetto al 2023, mentre il phishing resta una minaccia rilevante, utilizzata in quasi un attacco su dieci (9,8%).

“Le minacce informatiche si evolvono continuamente e i cybercriminali adattano le loro tattiche per sfruttare le vulnerabilità nelle difese aziendali – commenta Konstantin Sapronov, Head of Global Emergency Response Team di Kaspersky -. Questo evidenzia l’importanza per le aziende non solo di rafforzare le proprie misure di sicurezza, ma anche di sviluppare una cultura proattiva e adattiva per la risposta agli incidenti, capace di anticipare i nuovi rischi”.

I consigli per difendersi dalle minacce

Per proteggere le aziende da possibili minacce, gli esperti consigliano di utilizzare password solide e abilitare l’autenticazione a più fattori, eliminare le porte di gestione dagli accessi pubblici, e stabilire una policy di zero-tolerance per la gestione delle patch o le misure di compensazione per le applicazioni rivolte al pubblico.

Inoltre, il consiglio alle aziende è quello di assicurarsi che i dipendenti mantengano un elevato livello di sicurezza. E di utilizzare soluzioni per identificare e bloccare gli attacchi nelle fasi iniziali, prima che i cybercriminali possano raggiungere i loro obiettivi finali.

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Eccellenze online

Sharing Economy: tra BlockChain e AI vale 1,12 trilioni di dollari

La Sharing Economy è un modo flessibile, economico e sostenibile che attrae tutte le generazioni, dalla GenZ ai Boomer.
Biciclette elettriche, scooter, auto autonome e carpooling stanno plasmando lo scenario della mobilità condivisa. Il futuro della Sharing Economy appare quindi promettente.

Stando all’ultimo rapporto di Technavio, dal 2025 al 2029 il mercato globale della Sharing Economy aumenterà di 1,12 trilioni di dollari. In particolare, per il 2025 gli analisti prevedono già un incremento del 25,7%, con l‘Europa che contribuirà per il 33% a questa espansione globale.
Il crescente utilizzo dei servizi di online ride-hailing rappresenta il principale motore di questa crescita, accompagnato dalla tendenza verso l’adozione della tecnologia blockchain nel mercato.
Però permangono delle sfide normative associate alle app e piattaforme che costituiscono ancora un ostacolo.

Cambia il volto del capitalismo tradizionale

La crescita sostanziale della Sharing Economy prevista nei prossimi anni rappresenta una delle trasformazioni economiche più significative del nostro tempo, poiché ridefinisce i modelli di consumo e di proprietà a livello globale.

In pratica, la Sharing Economy sta rivoluzionando il modo in cui si acquistano e vendono beni, servizi e asset. Una tendenza guidata da piattaforme digitali e mercati online che consente transazioni peer-to-peer e sta cambiando il volto del capitalismo tradizionale, offrendo alternative ai modelli di proprietà convenzionali per pendolari, viaggiatori e imprenditori.
quanto alla composizione del mercato, attualmente è frammentato da numerosi player (Airbnb, Uber Technologies, Microsoft, Expedia…) che occupano diverse nicchie, in ambiti quali Sharing accommodation, Sharing transport, Sharing finance e altri ancora.

L’ostacolo delle barriere normative

Quello della Sharing Economy è anche un mercato che affronta sfide significative, dovute a normative ambigue e quadri legali altrettanto frammentati nelle diverse regioni.
Questa mancanza di regolamenti chiari e coerenti potrebbe scoraggiare l’innovazione e gli investimenti in nuove tecnologie o servizi, soffocando la creatività e limitando il potenziale del mercato per soluzioni trasformative.

I regolamenti incoerenti possono anche portare alla ulteriore frammentazione del mercato, rendendo difficile per le piattaforme operare oltre i confini nazionali e scalare efficacemente, ostacolando la capacità di raggiungere nuovi clienti.
Sono barriere normative che rappresentano un ostacolo significativo per il futuro della Sharing Economy a livello globale.

AI e blockchain

L’Intelligenza artificiale gioca un ruolo cruciale nel plasmare il futuro della Sharing Economy. I sistemi AI permettono un migliore matching tra domanda e offerta, ottimizzano i prezzi in tempo reale e migliorano la customer experience attraverso raccomandazioni personalizzate.
Il futuro della Sharing Economy include la scalabilità di piattaforme user-friendly, l’evoluzione continua della mobilità condivisa e l’integrazione sempre più profonda nei processi decisionali.

Questo ecosistema economico alternativo sta creando un’economia sempre più circolare e sostenibile, offrendo opportunità significative per micro-imprenditori e per un utilizzo più efficiente delle risorse sottoutilizzate.
Inoltre, l’incorporazione della tecnologia blockchain, con il suo sistema di registro digitale decentralizzato e distribuito, offre registrazioni immutabili delle transazioni e smart contracts, rafforzando sicurezza, trasparenza e fiducia all’interno del settore.

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Economia

Retail 2024: crescita digitale e strategie di mercato

Nel 2024, il Retail italiano continua a investire nella digitalizzazione, con il 3,2% del fatturato destinato a soluzioni innovative. Tuttavia, il rallentamento dei consumi e l’inflazione portano a una maggiore selettività negli investimenti.

Le aziende puntano su fusioni e alleanze per rafforzare la competitività, mentre emergono nuovi modelli di business basati su piattaforme digitali. Sono alcune delle evidenze emerse dall’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano. 

E-commerce e chiusura dei negozi

Le vendite al dettaglio crescono dell’1%, con l’e-commerce che registra un +5%, raggiungendo i 38,2 miliardi di euro. Il numero di negozi fisici continua a diminuire (-2,4%), con settori come editoria, giocattoli e abbigliamento particolarmente colpiti.

La ristorazione subisce un lieve calo, mentre il fenomeno della “Retail Apocalypse” colpisce anche le grandi catene. Per contrastarlo, istituzioni e associazioni promuovono iniziative di riqualificazione urbana e miglioramento delle condizioni lavorative.

Innovazioni nel Grocery e Lifestyle Retail

Il Grocery Retail sfrutta i dati per personalizzare l’esperienza d’acquisto, investendo in CRM, Business Intelligence e Intelligenza Artificiale. L’AI viene utilizzata per chatbot, analisi predittive e automazione della supply chain.

Nel Lifestyle Retail, il focus è sulla formazione del personale e sull’uso di tecnologie immersive come la realtà aumentata. 

Si rafforza l’omnicanalità

L’omnicanalità si rafforza, con sistemi centralizzati per la gestione degli ordini e l’integrazione tra e-commerce e negozi fisici. Il 73% dei retailer sperimenta l’AI per migliorare la customer experience con personal shopper virtuali e raccomandazioni personalizzate.

Il settore Retail in Italia, dunque, si evolve nel segno di un mix di innovazione tecnologica e nuove strategie per rispondere alle sfide del mercato.

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Statistiche

Giovani imprenditori: solo 1 su 3 ha ereditato l’azienda

È quanto emerge dall’indagine promossa da CNA Giovani Imprenditori: in Italia, solo un imprenditore under 40 su tre ha ereditato l’azienda ‘di famiglia’. Il 32% gestisce infatti imprese ereditate/donate da familiari, proponendosi di rinnovare l’impegno delle generazioni precedenti.
Quasi il 60% degli intervistati è comunque figlio di imprenditori, mentre il 41,2% afferma di essere imprenditore di prima generazione, e il 61,3% ha avviato l’impresa in prima persona.

Sono dati che confermano come la grande maggioranza degli intervistati abbia fatto dell’imprenditoria una scelta di vita, con l’obiettivo di sviluppare un progetto originale. Numeri che evidenziano il desiderio diffuso di fare impresa da parte dei giovani, ma al contempo sottolineano  gli effetti negativi dell’inverno demografico.

“Fare impresa” richiede un adeguato bagaglio culturale 

Nonostante la giovane età, gli imprenditori under 40 del campione CNA sono stati in grado di strutturare la loro attività. Il 15,5% ha infatti un dipendente e il 46,5% del totale indica di averne un numero compreso tra 2 e 10.

Questi dati sembrano smentire il luogo comune secondo cui in Italia le imprese giovani sarebbero costituite per lo più da giovani professionisti free lance.
Circa il 35% degli under 40 ha conseguito una laurea (magistrale o triennale), una quota superiore rispetto alle classi di età più anziane, il che chiarisce quanto negli anni più recenti, caratterizzati da incertezza persistente e rapido mutamento delle tecnologie, il ‘fare impresa’ sia una attività che non concede alcuno spazio all’improvvisazione. Al contrario, richiede un bagaglio culturale adeguato.

Ma l’esperienza sul campo è fondamentale

Tuttavia il 45% degli under40 ritiene che il percorso scolastico conti poco o nulla nell’attività imprenditoriale. Per i giovani imprenditori risulta comunque fondamentale anche l’esperienza acquisita sul campo. Il 57% dichiara infatti di avere acquisito le competenze necessarie per l’attività di impresa mediante l’attività lavorativa svolta precedentemente presso altre imprese.

Il 73% poi ha avviato l’attività grazie a un patrimonio iniziale rappresentato da mezzi propri (46,9%) o da risorse di famiglia (26,9%). Solo il 17,3% ha avviato il progetto imprenditoriale potendo contare in via prevalente sul credito bancario, ma oltre l’86% non ha utilizzato incentivi pubblici per avviare l’attività.

Una scelta che deriva dalla volontà di realizzare le proprie aspirazioni

La maggior parte di chi non può contare su risorse proprie o di famiglia ha dovuto abbandonare l’idea di mettersi in proprio.
Inoltre, riporta Italpress, solo il 5,6% ammette di avere scelto la via dell’imprenditoria per mancanza di opportunità alternative. Al contrario, per il 42% la scelta imprenditoriale deriva dalla volontà di realizzare le proprie aspirazioni (31,7%) o di migliorare la propria condizione economica (10,2%).

Dall’indagine emerge poi che a partire dal 2004, anno in cui è cessato il regime di neutralità fiscale per le cessioni di impresa, il numero di imprese già esistenti acquistate sul mercato si è dimezzato. Ad oggi solo il 6,6% degli under40 ha acquistato l’impresa sul mercato.

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Curiosità in numeri

App: comode, ma occhio alla privacy

Se da un lato le app offrono numerose comodità dall’altro raccolgono e condividono enormi quantità di dati personali, esponendo gli utenti a potenziali rischi per la sicurezza.

Ormai non se ne può più fare a meno, ma con l’aumento del tracciamento dei dati e dell’analisi predittiva basati sull’Intelligenza artificiale, i rischi per la privacy legati alle app sono sempre più significativi.
In occasione del Data Privacy Day, Kaspersky mette in evidenza i rischi per la privacy, spesso trascurati, legati all’uso delle applicazioni più diffuse. Come i social media, le app di e-commerce, quelle di fitness e per l’health tracking. 

Attenti ai web tracker

Solo nel 2024, Kaspersky ha rilevato oltre 49 miliardi di casi a livello globale in cui i web tracker hanno raccolto dati sul comportamento degli utenti attraverso le app.
Molte delle app utilizzate quotidianamente e senza pensarci troppo, raccolgono silenziosamente numerose informazioni sensibili. Tra le applicazioni più preoccupanti, i social media, che monitorano costantemente la posizione dell’utente, le abitudini di navigazione, e addirittura i dati vocali.

Le app di social media possono poi accedere alle gallerie fotografiche dei dispositivi e usare l’AI per analizzare immagini e metadati, rivelando potenzialmente la localizzazione geografica dell’utente.

La profilazione da parte dei retailer 

Anche le applicazioni per lo shopping raccolgono dati relativi alla cronologia degli acquisti, la posizione e perfino la presenza offline nei pressi dei negozi fisici.
I retailer possono quindi tracciare i movimenti dei clienti, sia online sia offline, creando un profilo dettagliato delle loro abitudini e dei loro comportamenti di acquisto.

Ovviamente, le app per la salute e il fitness non sono da meno nel contribuire a creare un’immagine precisa dell’utente. Raccogliendo alcuni dei dati personali più riservati, come i parametri di salute e le abitudini quotidiane, potrebbero facilmente condividerli con terze parti.

Progettate per facilitare la vita (e non solo)

“Sebbene la tecnologia sia ormai parte integrante della nostra vita è facile lasciarsi conquistare da nuove applicazioni e dispositivi senza riflettere sui potenziali rischi in termini di privacy – dichiara Anna Larkina, Security e Privacy Expert di Kaspersky -. Molte app sono progettate per sorprenderci con la loro praticità e le funzioni basate sull’Intelligenza artificiale, ma spesso raccolgono dati in continuazione, senza che la maggior parte degli utenti ne sia consapevole”.

La privacy non è più un valore predefinito

“Guardando al futuro – aggiunge Larkina -, con la diffusione degli smart device e delle app basate sull’AI, sarà ancora più difficile capire chi ha accesso ai nostri dati e per quale scopo. Il rischio è che si crei un mondo digitale in cui la privacy non è più un valore predefinito, ma un lusso. È dunque fondamentale che gli utenti facciano un passo indietro, verifichino le autorizzazioni e chiedano maggiore trasparenza prima di permettere alle app di accedere alla loro vita personale”.

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Statistiche

Stili di vita salutisti: italiani frenati dai prezzi elevati

Gli italiani ritengono fondamentale per il benessere nutrirsi in maniera corretta, con cibi probiotici, integratori e multivitaminici considerati utili, e al contrario, bevande zuccherate, energy drinks e un eccessivo consumo di latte e carne dannosi. A frenare l’adozione di uno stile di vita più salutista però è il costo: il prezzo è infatti la prima barriera per l’acquisto di prodotti ‘salutari’. 

Secondo i risultati dell’edizione 2024 dell’indagine ‘Who cares? Who does? Health’ realizzata da YouGov, la maggior parte della popolazione reputa di trovarsi in una buona condizione di salute fisica (61%) e mentale (69%). Ma rispetto alla media mondiale, l’Italia presenta una percentuale inferiore di persone che curano la propria salute, iniziando a prendersi cura di sé solo nel momento in cui si manifesta una patologia.

Etichette poco chiare influiscono sugli acquisti

Se il 53% degli italiani trova nel prezzo la prima barriera per l’acquisto di prodotti ‘non processati’, la scarsa chiarezza delle etichette influisce sul carrello della spesa (21%), e il 18% si dichiara confuso su quanto un prodotto sia effettivamente ‘genuino’.

E se oltre il 50% ritiene di star conducendo uno stile di vita in grado di favorire il benessere fisico e mentale, gli italiani si occupano della propria persona in percentuale inferiore (4%) rispetto alla media globale (6%).
I numeri del report mostrano, infatti, che se da un lato il 10% si occupa della propria salute fisica e il 9% di quella mentale, dall’altro, il 50,1% tende a curarsi solo quando si manifesta concretamente un problema di salute, contro il 38,4 % della media globale.

Viva gli alimenti con pochi zuccheri e non processati

A livello internazionale la popolazione conduce uno stile di vita sano ed equilibrato, e ciò è parte integrante della quotidianità, (49,4% vs 42,1% italiano), con un 12% che cura il proprio benessere fisico e il 10% quello mentale.
In ogni caso, i prodotti con ingredienti definiti ‘healthy’, per lo più freschi e genuini, con un livello limitato di zuccheri e in generale non processati, vengono considerati con un occhio di riguardo nel carrello degli italiani.

Tra questi, il pane (52%), l’acqua in bottiglia (48%), i cibi probiotici (72%), gli integratori (67%) e i multivitaminici (58%).

Le tre categorie dei consumatori healthy

Per comprendere i comportamenti dei consumatori, la popolazione è stata suddivisa in tre grandi macrocategorie: Health Active (Salutisti Attivi), Health Moderate (Salutisti Moderati), ed Health Passive (Salutisti Passivi), che non adottano molte pratoche salutari.

All’interno del comparto della grande distribuzione, ad esempio, gli Health Active influiscono sul 32% del fatturato, per un valore di 838,42 miliardi di euro, e il 12% considera i retailer responsabili nel garantire uno stile di vita salutare. Questa categoria di acquirenti predilige per lo più circuiti non tradizionali, ma anche la distribuzione moderna ha un ruolo importante.
Gli Health Moderate, contrariamente, ritengono che le aziende produttrici siano alleate preferenziali (11%) per i loro acquisti.

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Economia

Disoccupazione: a novembre 2024 cala il numero degli occupati

Secondo i dati Istat, rispetto a ottobre a novembre 2024 il numero di occupati cala lievemente di 13mila unità, attestandosi a 24 milioni e 65mila.

La diminuzione coinvolge solamente i dipendenti a termine, che scendono a 2 milioni 652mila, mentre aumentano i dipendenti permanenti, che salgono a 16 milioni e 264mila.
Sostanzialmente stabili gli autonomi, che nel mese sono pari a 5 milioni e 149mila.

Su base mensile, il tasso di occupazione è stabile al 62,4%, quello di disoccupazione scende al 5,7% e il tasso di inattività sale al 33,7%.
Rispetto a novembre 2023 l’occupazione però è in crescita per l’aumento dei dipendenti permanenti (+500mila) e degli autonomi (+108mila), a fronte del calo dei dipendenti a termine (-280mila).

Meno occupati tra uomini, dipendenti a termine e giovani

A novembre 2024, rispetto al mese precedente, gli occupati diminuiscono dello 0,1% e i disoccupati dell’1,6%. Il calo dell’occupazione coinvolge gli uomini, i dipendenti a termine e i 15-34enni.

Al contempo, l’occupazione è in crescita tra le donne, i dipendenti permanenti e chi ha almeno 35 anni di età, rimanendo sostanzialmente stabile tra gli autonomi. In pratica, il tasso di occupazione risulta invariato (62,4%).

Il numero di persone in cerca di lavoro diminuisce per le donne e i 25-49enni, mentre aumenta nelle altre classi di età e, seppur lievemente, anche tra gli uomini. Il tasso di disoccupazione scende (-0,1%), ma quello giovanile sale al 19,2% (+1,4%).

Cresce il numero di inattivi

Sempre a novembre 2024, il numero di inattivi aumenta (+0,2%, +23mila unità) per gli uomini e gli under35, diminuisce nelle altre classi d’età ed è sostanzialmente stabile tra le donne. Il tasso di inattività sale al 33,7% (+0,1%).

Confrontando il trimestre settembre-novembre 2024 con quello precedente (giugno-agosto), si registra un incremento nel numero di occupati dello 0,2% (+49mila unità).

Ma in un anno 328.000 occupati in più

La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa alla diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-8,4%, -136mila unità) e all’aumento degli inattivi (+0,9%, +115mila unità).
A novembre 2024, il numero di occupati supera quello di novembre 2023 dell’1,4% (+328mila unità).

L’aumento coinvolge gli uomini, le donne e chi ha almeno 35 anni, mentre per i 15-34enni si registra una diminuzione. Il tasso di occupazione in un anno sale dello 0,5%.
Rispetto a novembre 2023, diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro (-23,9%, -459mila unità) e cresce quello degli inattivi tra 15 e 64 anni (+2,6%, +323mila).

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Curiosità in numeri

Partecipazione culturale fuori casa: come si comportano gli italiani?

Si assiste finalmente a una vera ripresa delle attività culturali. Nel 2023, la partecipazione culturale fuori casa ha infatti coinvolto il 35,2% della popolazione italiana dai 6 anni in su, segnando un significativo aumento rispetto al 2022 (23,1%).

Questo risultato rappresenta un ritorno ai livelli pre-pandemia, che nel 2019 si attestavano al 35,1%. Anche la frequentazione delle biblioteche ha registrato un incremento: il 12,4% degli italiani ha visitato una biblioteca almeno una volta nell’ultimo anno, rispetto al 10,2% del 2022, pur rimanendo al di sotto del valore del 2019 (15,3%).

Eventi dal vivo in forte crescita 

Tra il 2021 e il 2023, secondo i dati Istat, la partecipazione agli eventi dal vivo ha mostrato un trend positivo. La frequentazione delle sale cinematografiche è salita dal 9% al 41%, mentre quella agli spettacoli teatrali è passata dal 3% al 20%. Anche i concerti di musica leggera e jazz hanno visto una crescita notevole, passando dal 3,7% al 21,7%.

I dati SIAE confermano il boom dei concerti, che nel 2023 hanno superato del 60% i livelli del 2019. Anche le rappresentazioni teatrali hanno segnato un aumento dell’11% rispetto al periodo pre-pandemico.

Abitudini di lettura in lieve miglioramento 

La percentuale di italiani che hanno letto almeno un libro per motivi non scolastici o lavorativi è aumentata al 40,1% nel 2023, rispetto al 39% del 2022. Questo dato, seppur positivo, sottolinea la necessità di ulteriori sforzi per promuovere la lettura come pratica diffusa.

Lavoro culturale in Italia, si può fare di più 

Secondo Eurostat, il settore culturale italiano contava 825.100 occupati nel 2023, pari al 3,5% del totale dei lavoratori. La maggioranza è composta da uomini (55%) di età compresa tra i 30 e i 59 anni, mentre gli under 30 rappresentano il 13%, con un incremento del 21% rispetto al 2021. Tuttavia, l’Italia si posiziona al ventesimo posto tra i Paesi UE per occupazione culturale.

Minicifre della cultura 2024 

Di recente è stata presentata a Roma l’edizione 2024 di “Minicifre della cultura”, la pubblicazione che sintetizza i principali dati statistici sul sistema culturale italiano. Promossa dal Ministero della Cultura e dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, questa iniziativa rappresenta uno strumento essenziale per professionisti, studiosi e decisori politici.

L’edizione 2024 introduce inoltre “Minicifre della cultura. In primo piano”, un compendio agile che presenta le tendenze principali in modo sintetico, fornendo una visione chiara e accessibile del panorama culturale italiano.