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Curiosità in numeri

Partire per le ferie, che ansia: 6 italiani su 10 temono i furti in casa

La partenza per le vacanze è un momento bellissimo, spesso atteso per mesi, eppure per molti italiani è anche una fonte di stress. Perchè? Perchè ogni giorno, nel nostro Paese, si registrano più di 400 furti in abitazione, una media impressionante che supera i 147.000 colpi all’anno.

Non stupisce, quindi, che tanti nostri connazionali partano per le ferie con un carico di apprensione. Secondo un’indagine realizzata da EGM Different per Facile.it, oltre il 60% dei viaggiatori teme che la propria casa venga svaligiata mentre si trova lontano.

Trucchi fai da te, ma poche assicurazioni 

Anche se la preoccupazione raggiunge livelli alti, solo il 17% degli italiani ha deciso di tutelarsi con un’assicurazione casa contro i furti. La maggior parte preferisce affidarsi a soluzioni pratiche e immediate. Il metodo più diffuso? Delegare il controllo dell’abitazione a parenti o vicini di fiducia, pratica adottata dal 43% degli intervistati.

La tecnologia rappresenta un altro alleato importante: quasi 11 milioni di persone (28%) hanno installato sistemi di videosorveglianza, soprattutto nelle regioni del Centro Italia. Alcuni puntano su rinforzi fisici, come grate alle finestre (13% a livello nazionale, ma 16% nel Centro).

Come far sembrare la casa abitata

Si sa che un’abitazione che sembra vissuta è meno attraente per i ladri. Ecco perché circa 3,4 milioni di italiani lasciano luci accese prima di partire, mentre altri mantengono in funzione televisori o radio. C’è anche chi affida la sicurezza a vigilanti privati (2,8 milioni).

Esiste però una larga fetta di italiani, circa un quarto degli intervistati, che ammette di non prendere alcuna precauzione.

Non solo ladri: paura anche del maltempo e dei danni

I furti non sono l’unico ragione per cui le persone partono con una bella dose di preoccupazione. Il 29% degli italiani teme anche che i fenomeni meteo estremi possano causare danni durante l’assenza, con punte del 39% nel Nord-Est. Ma mettono ansia pure le possibili perdite d’acqua (22%) e le fughe di gas (18%).

Cinque consigli per partire sereni

Per affrontare le vacanze con maggiore serenità, Facile.it propone un vademecum semplice ed efficace.

Si tratta di cinque mosse facili facili: rinforzare ingressi e finestre con porte blindate e grate; nascondere oggetti di valore in luoghi sicuri o non convenzionali; evitare segnali evidenti di assenza, come la posta accumulata; limitare le condivisioni sui social relative al viaggio; valutare una polizza casa che con pochi euro al mese assicura una copertura personalizzata.

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Economia

Vacanze: nel 2025 gli italiani fanno attenzione ai prezzi, e 4 su 10 non partiranno

Quest’anno il 65% degli italiani continuerà a monitorare i prezzi anche durante il periodo estivo. In pratica, anche sotto l’ombrellone o tra i sentieri di montagna, l’attenzione al portafoglio non andrà in vacanza.

Secondo l’ultima indagine dell’Osservatorio Shopping di DoveConviene, che ha analizzato le preferenze d’acquisto e le intenzioni di viaggio degli italiani in vista dell’estate 2025, 4 italiani su 10 quest’anno non partiranno, una scelta in molti casi legata a motivazioni economiche.
Tra chi invece partirà molti resteranno in Italia. Il 31% starà nella propria regione poiché risiede in un luogo turistico e il 24% si sposterà pur restando entro i confini nazionali.
Solo il 5% ha in programma di viaggiare all’estero. 

Nonostante il clima di prudenza l’estate è un’occasione per scoprire nuovi prodotti 

Con l’inizio della bella stagione il periodo di partenze estive entra nel vivo, ma quest’anno le abitudini di consumo degli italiani son cambiate, sempre più influenzate da valutazioni economiche prudenti.
Secondo i dati dell’indagine, infatti, solo una piccola minoranza di italiani, il 5%, si concederà la libertà di acquistare senza guardare i costi.

Nonostante il clima di prudenza, però, l’estate si conferma un’occasione per scoprire novità. Il 67% degli italiani è pronto a scoprire nuovi prodotti o brand durante le vacanze, ed eventualmente è disposto a continuare ad acquistarli anche al rientro. Purché ci sia un buon equilibrio tra qualità e prezzo.

Supermercato locale o piccoli negozi di prossimità?

Nelle scelte di acquisto anche l’interesse per i territori è forte, con più di 3 italiani su 4 che dichiarano di voler comprare prodotti locali o tipici durante le vacanze, soprattutto se il prezzo è giusto.
Il supermercato locale è il canale preferito per la spesa (52%), scelto per praticità, e spesso anche per poter approfittare di sconti e promozioni.

Tuttavia, non manca la voglia di visitare i negozi di prossimità, panifici e piccoli alimentari (31%), e i mercati locali (17%) in cerca di freschezza.
I risultati della survey evidenziano poi che il 37% degli intervistati pensa di acquistare solo lo stretto necessario, mentre il 26% preferisce comprare in anticipo e portare con sé le scorte.

Consumi estivi all’insegna di scelte consapevoli

C’è, inoltre, un 23% che in cerca di convenienza sceglie i grandi formati, un buon compromesso tra risparmio e praticità anche in vacanza.
Che sia al mare, in montagna o a casa propria i consumi estivi saranno all’insegna di scelte consapevoli e ponderate, in equilibrio tra il desiderio di scoperta e il valore delle esperienze più autentiche.

L’estate resta comunque un momento di scoperta, gli italiani sono pronti a provare nuovi prodotti, magari locali o tipici. Soprattutto se il prezzo conviene.

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Curiosità in numeri

Turismo consapevole: italiani pronti a cambiare le proprie abitudini anche in vacanza

Il 95% degli italiani ritiene possibile adottare pratiche sostenibili anche in vacanza, a prescindere dalla destinazione.
A guidare questo approccio più consapevole sono soprattutto il rispetto della natura, la riduzione dei consumi, la ricerca di esperienze autentiche e l’attenzione alla stagionalità del viaggio.

La seconda edizione dell’indagine ‘Turismo & Sostenibilità’, realizzata da Doxa per Human Company rivela che il viaggiatore moderno non sceglie più soltanto dove andare, ma come viaggiare. Cresce infatti l’attenzione verso l’ambiente, la cultura locale e l’autenticità dell’esperienza.

Consapevolezza alta, ma l’impegno varia

L’80% dei viaggiatori è consapevole dell’impatto che le proprie scelte possono avere sulla sostenibilità delle destinazioni visitate, mostrando una concreta disponibilità a rivedere le proprie abitudini in un’ottica più responsabile.
Tuttavia, la propensione a introdurre abitudini sostenibili risulta più alta quando si tratta di azioni semplici, come il rispetto della flora e della fauna locali (36%), la corretta gestione dei rifiuti (33%), l’attenzione ai consumi energetici (32%) e la tutela delle risorse naturali (32%).

Al contrario, l’adesione cala sensibilmente quando i comportamenti richiedono un maggiore coinvolgimento personale o un cambiamento più profondo delle abitudini, come la modifica del proprio regime alimentare (13%), la scelta di strutture con certificazioni ambientali (13%) o la partecipazione attiva a iniziative di volontariato green durante il soggiorno (7%).

Ospitalità green ai vertici delle preferenze

Quando si parla di strutture ricettive e sostenibilità, i viaggiatori sembrano non avere dubbi: agriturismi (91%), rifugi di montagna (86%) e strutture ricettive open air (84%) guidano la classifica delle soluzioni percepite come più sostenibili. Seguono, B&B (76%), case vacanza e ostelli (71%).

D’altro canto, strutture come hotel (30%), resort (24%) e navi da crociera (14%) vengono considerate meno sostenibili, mentre le strutture termali si collocano in una posizione intermedia (49%).
La percezione di sostenibilità è quindi spesso strettamente legata alla tipologia di esperienza offerta e al contesto in cui avviene il soggiorno. Ma per il 95% è possibile adottare pratiche di turismo sostenibile anche durante una vacanza urbana.

Fattori di scelta e attrattività delle strutture sostenibili

Per determinare un indice complessivo di rilevanza delle caratteristiche di una struttura turistica sono stati analizzati gli elementi che ne definiscono la sostenibilità, i driver che influenzano la scelta prima della partenza e gli aspetti che la rendono attrattiva durante il soggiorno.

L’indice derivato dall’incrocio di queste tre dimensioni mostra che per i viaggiatori italiani i criteri più rilevanti sono l’impiego di energie rinnovabili, la valorizzazione dei prodotti eno-gastronomici, la conservazione dell’ambiente naturale, la presenza di aree verdi, percorsi pedonali e di piste ciclabili, la corretta raccolta differenziata dei rifiuti, l’eliminazione della plastica e il risparmio idrico.

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Curiosità in numeri

Pagamenti digitali: gli italiani li “ordinano” anche a tavola

L’Italia si conferma sempre più orientata verso il digitale, anche nel momento in cui si salda il conto. Secondo una recente ricerca commissionata da Adyen e condotta da OnePoll, il 67% degli italiani preferisce utilizzare metodi di pagamento elettronici quando acquista cibo e bevande, sia nei locali che nei servizi di delivery.

Una tendenza in crescita, che vede protagoniste le carte di credito, i pagamenti via app e l’uso del QR code. Ma, nonostante la digitalizzazione avanzi, il contatto con l’operatore resta un elemento centrale per molti consumatori.

Il tempo è denaro: pagare in fretta è essenziale

Tra i fattori che guidano la scelta del metodo di pagamento, la velocità emerge come un requisito decisivo. Il 77% degli utenti desidera concludere le operazioni di pagamento in modo rapido, e il 26% lo indica come il principale motivo nella scelta della modalità di pagamento, subito dopo la facilità d’uso (29%).

Anche tra chi utilizza QR code o app, il 40% si dichiara disposto ad adottare queste soluzioni solo se garantiscono un servizio snello ed efficiente.

App, QR code e kiosk: i nuovi strumenti digitali preferiti dai più giovani

L’uso di strumenti come app, Click & Collect e totem self-service è particolarmente apprezzato tra i 18-34enni. Ad esempio, i pagamenti tramite app toccano il 24% nella fascia 25-34 anni, mentre il ricorso ai kiosk è scelto dal 14% dei 18-24enni, più del doppio della media nazionale (6%).

Ma il contatto umano è sempre un fattore vincente 

Anche se è sempre più frequente l’uso di strumenti digitali, il 61% preferisce pagare direttamente in cassa con un operatore, a conferma che il contatto umano resta sempre un valore importante. La maggioranza degli italiani continua a preferire il pagamento assistito, soprattutto tra gli over 45.

Al contrario, il self-checkout conquista il 46% nella fascia 25-34 anni, mentre tra i più giovani (18-24) il 51% mostra comunque fiducia verso l’interazione con l’operatore.

I programmi fedeltà spingono verso l’e-payment

Oltre alla comodità, anche gli incentivi economici hanno il loro peso: il 39% degli italiani dichiara che sconti, cashback o punti fedeltà li spingerebbero a pagare in digitale. Il cashback piace ai 35-44enni (36%), mentre la raccolta punti attrae soprattutto i 18-24enni (37%).

E anche le mance digitali cominciano a diffondersi: se il contante resta la forma più utilizzata (52%), ben il 37% dei 25-34enni opta per versioni elettroniche del tradizionale “extra”.

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Economia

Finanza e assicurazioni: innovazione tecnologica e sostenibilità per le imprese

Emerge dall’ultimo Workshop di AIFIn, l’associazione italiana financial innovation, dal titolo ‘Strategie e Innovazioni nel Corporate: Banking & Insurance’: all’interno del settore finanziario e assicurativo, seppure con modalità e maturità diverse, continua il percorso di innovazione digitale.
E non solo per migliorare l’efficienza interna, ma anche per potenziare l’esperienza tra impresa e cliente, la tempestività e l’accessibilità dei servizi. 

“Questo trend trova applicazione principalmente in aree come il credito attraverso nuovi modelli di scoring e lending digitale – spiega Sergio Spaccavento, Presidente AIFIn -, e nella valutazione dei rischi e nei servizi a valore aggiunto per le imprese”.
Il Workshop AIFIn è parte integrante dell’Osservatorio AIFIn Innovazione Finanziaria. giunto alla XXI edizione.

Guidare le PMI verso la transizione digitale

Le Istituzioni Finanziarie devono continuare, anche per necessità di gestione dei rischi ESG, ad assumere un ruolo attivo nel guidare la transizione delle imprese, soprattutto delle Pmi, colmando i gap informativi, metodologici e operativi, e rafforzando la loro funzione di partner sistemico.

Resta la sfida di trasformare gli obblighi ESG in leva competitiva ed elemento di valore strategico, superando una logica difensiva di mera compliance.
Parallelamente, in un contesto in cui il credito bancario diventa sempre più selettivo, la finanza alternativa si afferma come strategica per ampliare l’accesso al mercato dei capitali. Consente infatti di finanziare progetti a medio-lungo termine legati a innovazione, crescita e sostenibilità, ma rappresenta anche un’occasione per stimolare nuove forme di collaborazione e accompagnare lo sviluppo imprenditoriale.

Il ruolo cruciale dei servizi di Investment Banking e Corporate Finance

In questo scenario di transizione e complessità, le imprese familiari si trovano ad affrontare sfide sempre più articolate, legate al passaggio generazionale e la riorganizzazione della governance.

L’offerta di servizi di Investment Banking e Corporate Finance da parte delle Istituzioni Finanziarie assume quindi un ruolo cruciale, consentendo di accompagnare le imprese in momenti critici della loro traiettoria evolutiva.
Questa per le banche commerciali è l’occasione di passare da semplici erogatori di credito a veri e propri partner strategici, ma richiede un approccio integrato e competenze specialistiche.

Rischi catastrofali: nuova sfida alla resilienza del tessuto imprenditoriale

L’aumento degli eventi catastrofali impone poi nuove sfide alla resilienza del tessuto imprenditoriale. Tanto che l’introduzione dell’obbligo assicurativo per le imprese in materia di rischi catastrofali rappresenta un passaggio normativo importante.
Le Istituzioni Finanziarie possono affiancarsi alle coperture assicurative per questi rischi, lo sviluppo di servizi innovativi pre-evento, (come strumenti predittivi, modelli di analisi del rischio e piattaforme di monitoraggio) e post-evento (come assistenza rapida, consulenza tecnica e soluzioni di continuità operativa), rafforzando la resilienza delle imprese. 

In particolare, per le banche rappresenta l’opportunità di una visione olistica dell’impresa, integrando la valutazione finanziaria a quella assicurativa.

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Curiosità in numeri

Gli italiani e la tecnologia: un rapporto a metà fra amore e “sospetto”

L’Italia si sta progressivamente trasformando in una società sempre più connessa, ma il rapporto con le nuove tecnologie resta divisivo e spesso incerto.

Il Rapporto Italia 2025 di Eurispes evidenzia come l’innovazione venga sì sperimentata con interesse, ma non sempre con la necessaria consapevolezza. Tra diverse generazioni, atteggiamenti e aspettative, si delineano profonde differenze all’interno del sentiment dei nostri connazionali.

Intelligenza artificiale: oltre la metà non l’ha mai utilizzata 

Più della metà degli italiani (circa il 58%) ammette di non aver mai utilizzato strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Chi li usa è spinto principalmente dalla curiosità (62,7%), dall’intrattenimento (55,7%) e dalle necessità lavorative (48,4%) o scolastiche (39,2%). Solo una piccola parte vede l’IA come un’opportunità concreta (20,5%) o una soluzione a molti problemi (7,2%).

Al contrario, cresce la richiesta di regolamentazione (19,1%) e una fetta significativa (32,6%) nutre dubbi e timori, con il 16,6% che teme un impatto negativo per il futuro e il 16% che la considera rischiosa ma controllabile. Un quinto della popolazione (20,6%) resta indecisa o non ha un’opinione formata.
L’uso dell’IA in ambiti tradizionalmente umani, come la creatività o l’educazione, incontra ancora un basso livello di accettazione.

Social network: più compagnia, ma anche più stress

Solo il 7,9% degli italiani non frequenta i social media, che tuttavia sono spesso percepiti come una distrazione (46,6%). Per molti rappresentano un luogo dove esprimersi liberamente (39,5%) e combattere la solitudine (35,4%).

D’altra parte, non sono assenti segnali di disagio: quasi un terzo (29,2%) prova ansia quando non può connettersi e oltre un terzo (35,3%) si sente talvolta distante dalla realtà.

Gli influencer coinvolgono solo i target più giovani

Gli influencer orientano le decisioni di un numero modesto di italiani: il 29% ha visitato un locale dopo un loro consiglio, il 28,8% ha acquistato prodotti suggeriti e il 25,2% ha scelto destinazioni di viaggio influenzato dai loro contenuti. L’impatto è più debole su scelte di voto o iniziative sociali.

Tra i giovani, però, queste percentuali raddoppiano, segnalando una maggiore sensibilità verso le figure del web. In generale, le opinioni sono maggiormente influenzate da personalità culturali (23,5%) e giornalisti (14,7%), mentre i leader politici e gli influencer raccolgono percentuali più basse.

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Statistiche

Mutui: il tasso variabile supera il fisso

Iniziano a essere disponibili sul mercato le prime offerte di mutuo a tasso variabile con indici inferiori rispetto a quello fisso.
Come emerge dall’analisi di Facile.it, per un finanziamento da 126.000 euro in 25 anni i tassi variabili ora partono da un TAEG pari a 2,75%, mentre quelli fissi da 2,93%. 

In termini di rata, considerando un mutuo da 126.000 euro di durata pari a 25 anni, e a copertura del 70% del valore dell’immobile, questo si traduce in rate da 567 euro per il tasso variabile e da 575 euro per il fisso.
Insomma, l’anomalia registrata negli ultimi anni, per cui il tasso fisso era più economico di quello variabile, sta rientrando.
Il sorpasso era nell’aria, ora è ufficialmente arrivato.

Cosa scegliere?

In questo momento, il vantaggio dei tassi variabili è comunque limitato, e lo si vede solo su alcuni importi e durata dei finanziamenti, ma è solo questione di tempo prima che la curva dei tassi torni alla normalità, e che sul mercato appaiano regolarmente offerte a tasso variabile meno costose di quello fisso.
Come sempre, non esiste in assoluto una risposta giusta o sbagliata, e oggi più che mai, la scelta torna in mano agli aspiranti mutuatari.

Se fino a qualche mese fa il tasso fisso era generalmente la soluzione migliore, poiché univa alla garanzia della stabilità della rata anche un costo più basso rispetto al variabile, oggi quest’ultimo inizia a tornare conveniente.

“Un margine di vantaggio ancora minimo”

Come spiegano gli esperti di Facile.it, “se è pur vero che il margine di vantaggio a favore del variabile è ancora minimo, è necessario tornare a guardare a questo prodotto con grande attenzione, perché, se da un lato espone il mutuatario a possibili variazioni future della rata, dall’altro la storia insegna che i mutui indicizzati con riferimento all’Euribor si sono alla lunga spesso dimostrati più vantaggiosi rispetto a quelli legati all’Eurirs.
L’intervento di un consulente esperto, in una fase di mercato come quella attuale, può essere più utile che mai per indentificare il prodotto più adatto alle proprie esigenze”.

Le previsioni per il futuro

Questo primo sorpasso è solo l’inizio di un trend che a breve, a meno che non intervengano ‘scossoni’ internazionali, potrebbe estendersi ai mutui offerti da molte banche.

Come risulta dall’analisi dei Futures sugli Euribor, si attende che la BCE intervenga ulteriormente sugli indici e che il tasso variabile possa scendere ancora. Seppur probabilmente vicini alla fine dei tagli, secondo le aspettative di mercato l’Euribor a 3 mesi, sceso a maggio sotto il 2,2%, dovrebbe arrivare a circa 1,70% entro fine anno, per poi stabilizzarsi.

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Economia

Industria italiana: a marzo 2025 si registra una timida ripresa

Arriva qualche buona notizia sul fronte dell’economia italiana, dopo mesi difficili. A marzo 2025 l’industria nazionale ha fatto registrare un leggero miglioramento. I dati pubblicati dall’Istat indicano un aumento dello 0,1% della produzione industriale rispetto al mese precedente, al netto della stagionalità.

Una variazione contenuta, ma che rappresenta un piccolo passo in avanti, soprattutto se si considera che nel primo trimestre dell’anno il comparto ha segnato una crescita complessiva dello 0,4% rispetto all’ultimo trimestre del 2024. È il primo dato trimestrale positivo da quasi tre anni, un segnale che potrebbe indicare un’inversione di tendenza.

Beni strumentali e intermedi in rialzo, consumi in calo

L’analisi dei singoli comparti produttivi mostra un andamento disomogeneo. Crescono in particolare i beni strumentali, che segnano un aumento del 2,2%, e i beni intermedi, in salita dell’1,1%.

Al contrario, si registra una flessione nei beni di consumo, in calo dell’1,3%, e soprattutto nel comparto energetico, che perde l’1,9%. Questi dati riflettono un contesto ancora instabile, dove alcuni settori trainano la ripresa mentre altri faticano a tenere il passo.

Produzione ancora giù rispetto al 2024

Nonostante i segnali positivi sul fronte mensile, il confronto con l’anno precedente è meno incoraggiante. A marzo 2025 la produzione industriale è diminuita dell’1,8% rispetto allo stesso mese del 2024, considerando l’uguaglianza dei giorni lavorativi.

Solo il settore dell’energia mostra un andamento positivo, con un incremento del 4,5%. Tutti gli altri principali raggruppamenti industriali – dai beni di consumo a quelli strumentali – segnano invece un calo.

Differenze fra comparto: chi cresce e chi no  

Tra i comparti che hanno registrato una crescita tendenziale spiccano la fornitura di energia elettrica, gas e vapore, con un notevole +12,2%, e la produzione di apparecchiature elettriche, in salita del 5,1%. Positive anche le performance delle industrie manifatturiere non classificate altrove.

Sul versante opposto, si segnala il forte calo nella fabbricazione di prodotti petroliferi raffinati (-17,2%), nel settore tessile e dell’abbigliamento (-12%) e nella produzione di mezzi di trasporto (-8,3%).

La ripartenza resta fragile

Il lieve aumento di marzo non basta per parlare di una ripresa strutturale, ma rappresenta comunque un segnale da non sottovalutare.

La tenuta di alcuni comparti e il recupero trimestrale offrono una base su cui costruire un rilancio, che tuttavia richiederà conferme nei mesi a venire. Non resta che aspettare per verificare se il trend in positivo, come tutti ci auguriamo, continuerà.

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Economia

Prestiti alle famiglie: nel 2025 crescono fiducia e importi

Probabilmente è il clima di maggiore ottimismo, che spinge a fare progetti di più ampio respiro. Fatto sta che nel primo trimestre 2025, le famiglie italiane tornano a chiedere credito.

A rilevarlo è il Barometro CRIF sulla domanda di prestiti (fonte: EURISC, Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF).

Domanda in ripresa: +3% rispetto al 2024

Dopo un 2024 caratterizzato da un sentimento di cautela, il 2025 si apre con segnali positivi: le richieste di prestiti crescono del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’importo medio richiesto, considerando sia i prestiti personali sia quelli finalizzati, sale a 10.161 euro, con un incremento dell’8,3%. Si tratta del valore più elevato dell’ultimo decennio – nel 2015 era pari a 7.724 euro -, un aumento influenzato anche dalla pressione inflazionistica.

Personali in crescita, finalizzati in calo

Analizzando le diverse tipologie di finanziamento, i prestiti personali segnano un balzo in avanti del 15,9% su base annua, mentre i finanziamenti finalizzati all’acquisto di beni o servizi subiscono una contrazione dell’8,6%.
Anche l’importo medio varia: i prestiti finalizzati crescono del 9,6% raggiungendo i 7.518 euro, mentre i prestiti personali aumentano più moderatamente (+2,4%) arrivando a una media di 12.495 euro.

Secondo Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, “il primo trimestre dell’anno evidenzia una nuova fiducia dei consumatori, incentivata anche dalla politica monetaria favorevole della BCE. Tuttavia, prevale ancora una rigorosa valutazione della sostenibilità del credito richiesto”.

Prestiti piccoli e pagamenti digitali: le nuove abitudini

La maggior parte delle richieste riguarda importi inferiori a 5.000 euro, che rappresentano il 45,1% del totale. Cresce anche l’uso di modalità di pagamento innovative come il “Buy Now, Pay Later”, che permette di dilazionare anche spese contenute: il 61% dei piccoli prestiti richiesti ha un importo tra 0 e 150 euro.

Inoltre, si conferma la tendenza a preferire piani di rimborso lunghi: il 33,1% dei prestiti prevede rateizzazioni superiori a 60 mesi.

Età dei richiedenti: sono soprattutto i 45-54enni

L’analisi demografica mostra che la fascia d’età più attiva nella richiesta di finanziamenti è quella tra i 45 e i 54 anni (23,3% del totale), seguita da quella dei 35-44enni (20,5%).

Segno che sono soprattutto le generazioni adulte a trainare la domanda di credito in questa fase di ripresa.

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Economia

Imprese familiari: Italia protagonista nel ranking mondiale di EY

In un contesto economico globale sempre più instabile, segnato da tensioni geopolitiche e dazi commerciali, le aziende familiari italiane continuano a distinguersi per stabilità, crescita e visione strategica. A confermare questo trend è il Global 500 Family Business Index 2025, realizzato da EY e dall’Università di San Gallo, che elenca le 500 imprese familiari più influenti a livello internazionale in base al fatturato.

L’Italia ottiene un posizionamento di rilievo, classificandosi quarta nel mondo e terza in Europa per numero di imprese presenti. Un risultato che sottolinea il peso delle nostre realtà familiari nella scena economica globale.

Fatturati in aumento: +12% rispetto al 2023

I numeri parlano chiaro: nel 2025, le imprese familiari italiane hanno totalizzato 179 miliardi di dollari di ricavi, con un incremento del 12% rispetto al 2023. Questo balzo dimostra la capacità delle aziende italiane di investire con intelligenza, innovare e affrontare le difficoltà con prontezza.

Secondo Massimo Meloni, EY Italy Private Leader, le imprese familiari del nostro Paese si distinguono per “resilienza, prontezza decisionale e attenzione alla qualità, elementi che fanno la differenza soprattutto in settori competitivi come i beni di consumo e la manifattura avanzata”.

Aumenta la presenza italiana nella classifica

Nel 2025, l’Italia è rappresentata da 22 imprese, pari al 4,4% del totale mondiale, con 4 nuovi ingressi rispetto all’edizione precedente e solo 2 uscite. Un segnale positivo, che indica non solo tenuta ma anche crescita e ricambio generazionale.

Tuttavia, resta un gap in termini di dimensioni medie: le imprese italiane presenti nell’indice hanno un fatturato medio di 8,1 miliardi di dollari, inferiore sia alla media europea (16,1 mld) che a quella globale (17,6 mld).

Una tradizione centenaria che guarda al futuro

Un tratto distintivo delle imprese familiari italiane è la lunga storia imprenditoriale: ben il 36% delle realtà analizzate ha oltre 100 anni di attività, un dato che testimonia solidità e capacità di adattarsi ai cambiamenti nel tempo.

Lombardia e Piemonte trainano l’economia “formato famiglia”

Sul piano territoriale, Lombardia e Piemonte giocano un ruolo di primo piano. In particolare, la Lombardia è la regione con il maggior numero di imprese in classifica (8), mentre il 58% dei ricavi complessivi proviene da imprese lombarde e piemontesi.

Al contrario, il Centro-Sud resta indietro: solo il 27% delle aziende italiane presenti proviene da queste regioni, con un contributo pari al 23% dei ricavi nazionali, evidenziando un potenziale ancora inespresso.

I settori chiave: beni di consumo, manifattura e retail

Le aziende familiari italiane si distribuiscono su 11 grandi settori economici, con una concentrazione particolare nei beni di consumo (23%), seguiti dalla manifattura avanzata e dal retail, entrambi al 14%.