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Economia

Flat tax: il concordato preventivo biennale punta a rilanciare il patto tra Fisco e contribuenti

L’avvio di una nuova forma di flat tax è indubbiamente una delle novità di maggior rilievo del decreto correttivo in materia di adempimento collaborativo, concordato e scadenze fiscali, approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri del 26 luglio. La conferma è arrivata il 5 agosto scorso, con la pubblicazione del testo del decreto correttivo in Gazzetta Ufficiale.

Tre le aliquote di tassazione previste per le partite IVA che aderiranno alla flat tax: si va dal 10% al 15%, sulla base del livello di affidabilità fiscale.
Si tratta di una novità che cambia le regole per il calcolo degli acconti, e che dal punto di vista pratico impatterà sulla scadenza del secondo acconto di novembre.

Le aliquote variano a seconda del punteggio degli ISA

La flat tax a tre binari introdotta per le partite IVA che applicano gli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale) si applicherà sul reddito incrementale proposto dal Fisco, e accettato dal contribuente.
In particolare, la flat tax sarà così strutturata: 10% in caso di punteggio ISA da 8 a 10, 12% tra 6 e 8, 15% in caso di punteggio inferiore a 6.

Chi sceglierà di aderire al concordato preventivo biennale potrà quindi beneficiare di regole di maggior favore sul fronte della determinazione delle imposte aggiuntive dovute sul differenziale tra il reddito dichiarato nel 2023 e quello concordato per il biennio 2024-2025.

Obiettivo, rendere più vantaggioso il concordato preventivo biennale

L’intento del Governo, che ha recepito una delle indicazioni formulate dai rappresentanti del mondo professionale e imprenditoriale nel corso delle audizioni sullo schema di correttivo, è di premiare maggiormente le partite IVA che a oggi, e quindi a prescindere dall’adesione al concordato, sono già considerate fiscalmente affidabili sulla base degli ISA.

Ma, ancor di più, con la flat tax viene messa sul tavolo l’ultima carta disponibile per rendere più vantaggioso il concordato preventivo biennale, ritenuto da molti tutt’altro che conveniente.

Regole di maggior favore arrivano anche per i forfettari

Anche le partite IVA che applicano il regime forfettario, e che quindi già beneficiano della flat tax del 15% e del 5% per i primi cinque anni di attività, potranno contare su una tassazione di favore in caso di adesione al concordato.

In tal caso, le aliquote fissate ammontano al 10% e al 3% per i forfettari startup, con le medesime regole di calcolo previste per i soggetti ISA.

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Curiosità in numeri

Olimpiadi di Parigi 2024: aspettative e interesse dei cittadini

Con una media del 72%, a grande maggioranza le persone in tutto il mondo ritengono che le Olimpiadi possano unire il proprio Paese. E l’interesse per i Giochi Olimpici di Parigi 2024 è più alto rispetto all’edizione di Tokyo 2020 (57% vs 46%).

I cittadini del Paese ospitante, tuttavia, sono decisamente meno entusiasti. La Francia si posiziona infatti al 28° posto in termini di interesse, con meno della metà (46%) dei francesi che si dichiara interessata, mentre si posiziona al 31° posto quando si tratta di stabilire se le Olimpiadi uniranno il proprio Paese (54% opinioni positive vs 46% negative). Emerge da un nuovo sondaggio Ipsos condotto in 33 Paesi del mondo.

Un evento in grado di unire il mondo

Tuttavia, il 72% delle persone in tutto il mondo (69% Francia) ritiene che le Olimpiadi di Parigi 2024 debbano svolgersi, indipendentemente dall’economia mondiale e dai conflitti.
Infatti, nonostante i vari conflitti e problemi globali in corso il 75% degli italiani pensa che le Olimpiadi di Parigi debbano svolgersi a prescindere da questi fattori.

In generale le Olimpiadi sono percepite come un evento in grado di unire il mondo (75%) e rafforzare il senso di appartenenza nazionale. Sentimento condiviso anche dal 77% degli italiani.
E il 78% considera i Giochi Olimpici motivo di orgoglio nazionale,. Un sentimento molto forte anche in Italia, dove la medesima percentuale dichiara che le Olimpiadi rendono orgogliosi del proprio Paese.

… e ispirare le nuove generazioni a praticare sport 

Ma se la maggioranza degli intervistati, sia a livello globale sia in Italia (72%), sostiene che le Olimpiadi dovrebbero svolgersi nonostante l’impatto climatico di viaggi e costruzioni, ciò non è condiviso dai francesi, che si posizionano all’ultimo posto, con solo il 52% di favorevoli.
A livello globale, però, l’80% del campione pensa che le Olimpiadi siano fonte di ispirazione per le nuove generazioni a praticare sport, e una percentuale simile (82%) si registra anche nel nostro Paese.

Tuttavia, solo il 55% a livello internazionale afferma che l’evento li ispira in prima persona a praticare sport.
Una quota è maggiore tra le generazioni più giovani (Millenials 62% e GenZ 61% vs GenX 52% e Boomers 40%) e tra gli uomini (58%) rispetto alle donne (52%).

All’Italia interessa più l’atletica del calcio

Poco più di uno su quattro (28%) dichiara di essere interessato al calcio, posizionato davanti ad atletica (26%) e ginnastica (20%).
Inoltre, emerge un divario di genere e generazionale sulla popolarità degli eventi. Gli uomini e le generazioni più giovani sono maggiormente interessati al calcio, le donne alla ginnastica, mentre le generazioni più adulte all’atletica.

In Italia, invece, si registra un maggior interesse all’atletica (38%), seguita da calcio (32%), sport acquatici (28%) e tennis (27%).

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Economia

European Innovation Scoreboard: Italia lenta nelle performance

La conferma arriva dall’European Innovation Scoreboard (EIS) della Commissione Europea: gli Stati membri dell’Unione progrediscono a ritmi diversi nelle performance di innovazione. E l’Italia è tra quelli più lenti.
I risultati dell’EIS possono infatti rivelare quali dimensioni dei sistemi nazionali di innovazione sono particolarmente deboli o forti, e quindi dovrebbero essere oggetto di attenzione da parte dei responsabili delle politiche.

L’EIS dal 2001 fornisce una valutazione comparativa delle performance di ricerca e innovazione (R&I) degli Stati membri dell’UE, dei paesi europei limitrofi e di alcuni paesi terzi (concorrenti globali).
L’obiettivo è aiutare gli stakeholder a valutare le aree in cui concentrare gli sforzi per potenziare le performance innovative, considerando il contesto socio-economico nazionale.

Nord Europa leader dell’innovazione

Il miglioramento del 10% nella performance innovativa dell’UE tra il 2017 -2024 rappresenta un progresso, in buona parte legato all’attuazione in corso della Nuova Agenda Europea per l’Innovazione, lanciata nel 2022.

L’EIS mostra però che gli Stati membri stanno progredendo a ritmi diversi nelle performance di innovazione, con miglioramenti particolari tra i Paesi del Nord Europa che già superano la media UE, spinti da progressi significativi nelle collaborazioni di ricerca e nell’adozione delle tecnologie digitali.
Il rapporto classifica gli Stati membri UE in quattro gruppi in base alla loro performance innovativa: Leader dell’Innovazione, Innovatori Forti, Innovatori Moderati ed Emergenti.

Indicatori italiani sotto la media UE

L’Italia, rientra nel gruppo degli Innovatori Moderati, mostrando una performance sotto della media UE. Il sistema Italia si è distinto in settori come investimenti aziendali e digitalizzazione, suggerendo un ambiente favorevole per le start-up e le imprese esistenti che investono in tecnologia e innovazione.

Sono tuttavia i restanti indicatori a determinare un consistente ritardo dell’Italia rispetto ai Paesi cosiddetti Leader dell’Innovazione. Negli indicatori Collaborazioni Pubblico-Privato (cruciale per trasformare la ricerca in applicazioni commerciali), Capacità di Attrazione dei Sistemi di Ricerca e Competenze Digitali della Popolazione, l’Italia si posiziona ben al di sotto della media UE.

La Cina accelera e supera il Giappone

Nella Top 5 per Investimenti Aziendali in R&D si colloca la Germania, seguita da Svezia, Finlandia, Danimarca e Francia.
La Finlandia occupa il primo posto tra i paesi dell’Unione anche negli indicatori Digitalizzazione e Competenze Digitali, mentre la Danimarca è la più innovativa.

Il rapporto mette anche a confronto i risultati europei con il resto del mondo, riporta Adnkronos, dove la Corea del Sud rimane il concorrente globale più innovativo nel 2024, superando l’UE del 21,1%.
Canada, Stati Uniti e Australia sono avanti rispetto all’UE, mentre la Cina ha mostrato un notevole aumento delle performance innovative. Dal 2017 sta crescendo più di tutti (+28,2%), ha superato il Giappone e sta raggiungendo l’UE.

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Curiosità in numeri

Vacanze amare: 1,8 milioni di italiani vittime di truffa

Nell’ultimo anno 1,8 milioni di italiani sono incappati in una truffa durante la prenotazione delle vacanze.
Il caro vacanze spinge infatti gli italiani a cercare soluzioni per risparmiare, ma il rischio di cadere in una frode è dietro l’angolo.
Secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Bilendi, il danno complessivo stimato è pari a 643 milioni di euro, e quasi un truffato su 2 non è riuscito a recuperare i soldi persi.

Nonostante numeri così importanti, in tanti ancora non denunciano l’accaduto. Tra chi ha ritenuto di non riuscire a recuperare i soldi e chi ha pensato che il danno fosse basso, 4 su 10 hanno deciso di non rivolgersi alle autorità.

Dalla catapecchia alla casa fantasma

Un caso ricorrente è quello della ‘catapecchia’ pubblicizzata come sistemazione da sogno, ma che una volta arrivati a destinazione, si trasforma in un incubo (30%).

Eppure, gran parte di chi si è ritrovato in questa casistica pur di non rinunciare alla vacanza haaccettato la situazione (69%). Solo il 21% ha alzato i tacchi senza saldare il conto.
C’è anche chi ha scoperto che la sistemazione era occupata da altre persone (19%). Ma la truffa più grave è sicuramente quella della casa fantasma, un raggiro che ha rappresentato all’incirca il 63% degli eventi fraudolenti andati in porto.

Più vittime tra i giovanissimi

La casa vacanza è la sistemazione più frequentemente oggetto di truffa o tentativo di frode (42%), seguita dai B&B (35,3%) e gli hotel (17%).
Se la maggior parte di chi è caduto in queste trappole si è accorto del problema prima di partire, per circa 550mila vacanzieri l’amara verità è arrivata solo dopo essere giunti sul posto.

A incappare in frodi o tentativi di truffe legati a viaggi e vacanze sono soprattutto i ragazzi con età compresa tra 18 e 24 anni. Spinti dalla voglia di risparmiare, e forse anche da un po’ di ingenuità, sono caduti più spesso in trappola di chi è più maturo (27% vs 14% nazionale). Il campione più attento è risultato infatti quello dei viaggiatori over65, di cui meno del 5% si è trovato in questa situazione.

Strutture e canali, nessuno è al sicuro

I dati parlano chiaro: non esistono tipologie di strutture o canali di prenotazione immuni dalle truffe.
I malfattori cercano di muoversi dove hanno più probabilità di trovare vittime, pertanto, non sorprende come nel 36% dei casi la truffa o il tentativo di frode siano passati attraverso un portale di prenotazione.

Il secondo canale più utilizzato è rappresentato dai social network (35%): l’assenza di controlli da parte delle piattaforme semplifica la vita dei malviventi, che possono muoversi con maggiore libertà.
Quasi 800mila truffati, invece, sono caduti in trappola su un portale di annunci generico o immobiliare, mentre il classico cartello di affitto ha fatto cadere in inganno il 4% degli intervistati.

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Statistiche

Lauree, quali sono le più richieste in Italia?

Nel 2023, le imprese italiane nei settori dell’industria e dei servizi hanno programmato di assumere oltre 768mila laureati. Si tratta del 13,9% del totale dei 5,5 milioni di contratti di lavoro pianificati. Tuttavia, le aziende hanno incontrato forti difficoltà nel trovare quasi la metà dei laureati necessari, pari a 376mila posizioni non coperte.

Ingegneria ed economia le più ricercate

I laureati in economia e ingegneria sono i più richiesti dalle imprese. Nel 2023, le aziende hanno programmato di assumere 223mila laureati in economia e 162mila in ingegneria. Tra gli indirizzi ingegneristici, la domanda si suddivide in 53mila per ingegneria industriale, 49mila per ingegneria civile e architettura, 45mila per ingegneria elettronica e dell’informazione e 15mila per altri indirizzi di ingegneria.

Altri settori con una forte domanda sono l’insegnamento e la formazione (117mila), il settore sanitario e paramedico (62mila), e l’area scientifica-matematica-fisica-informatica (56mila).

Perchè non si trovano i candidati adatti?

Le difficoltà nel trovare laureati sono attribuite principalmente a due fattori. Il 62,9% delle imprese segnala un “gap di offerta”, ovvero un numero insufficiente di candidati disponibili, soprattutto nei settori statistico, sanitario e paramedico, medico e odontoiatrico e chimico-farmaceutico. Inoltre, il 29,3% delle aziende riporta un “gap di competenze”, cioè una formazione non adeguata dei candidati.

I profili introvabili

Le professioni più difficili da reperire includono ingegneri elettrotecnici (90,6%), ingegneri dell’informazione (80,7%), professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche (80,3%), tecnici gestori di reti e sistemi telematici (74,5%), farmacisti (73,1%), specialisti in terapie mediche (71,4%), medici generici (70,9%) e progettisti e amministratori di sistemi (69,8%).

Il tasso di occupazione dei laureati

L’indagine di AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati fornisce dati utili per comprendere il mercato del lavoro per i laureati. Nel 2022, il tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo era del 75,4% per i laureati di primo livello e del 77,1% per quelli di secondo livello. Questo rappresenta un miglioramento rispetto agli anni precedenti, inclusi i dati del 2019.

Con il passare del tempo, le opportunità occupazionali per i laureati migliorano ulteriormente. A cinque anni dalla laurea, il tasso di occupazione è del 92,1% per i laureati di primo livello e dell’88,7% per quelli di secondo livello. Gli indirizzi con i tassi di occupazione più elevati a cinque anni dalla laurea includono ingegneria elettronica e dell’informazione (96,2%), statistica (95,8%), ingegneria industriale (95,6%), altri indirizzi di ingegneria (95,0%) e l’area scientifica, matematica, fisica e informatica (92,6%).

Conclusioni

Nonostante le sfide nel reperire laureati, le imprese italiane continuano a cercare profili qualificati, con particolare enfasi sui settori economico, ingegneristico e sanitario. La domanda elevata e i tassi di occupazione in crescita indicano buone prospettive per i laureati in questi campi.

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Statistiche

Pride Month 2024: giovani più propensi a identificarsi come LGBT+

Un’ondata di bandiere multicolori un mese all’anno non significa che la lotta per la parità dei diritti per la comunità LGBT+ sia stata vinta. L’Ipsos LGBT+ Pride 2024 condotto in 26 Paesi rileva infatti che permangono divari di genere, generazionali e geografici su diverse questioni. 

Se il 17% della GenZ si identifica come LGBT+ rispetto all’11% dei Millennials, al 6% della Generazione X e al 5% dei Boomers, il sostegno alle unioni omosessuali varia notevolmente da Paese a Paese. Ad esempio, in Svezia l’86% è favorevole al matrimonio/riconoscimento legale delle unioni omosessuali contro il 37% in Turchia.
Inoltre, nonostante la percezione generale che i giovani desiderino una maggiore rappresentazione di diversità nei media, la Generazione Z, sia maschile sia femminile, ha opinioni divergenti su molti altri argomenti.

Sì al matrimonio arcobaleno

Una forte maggioranza (71% in 23 Paesi, -3% dal 2021) concorda sul fatto che le coppie omosessuali dovrebbero essere autorizzate a sposarsi o legalizzare la loro relazione.
In Italia il 77% è favorevole a una qualche forma di riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso. Nello specifico il 58% è favorevole al matrimonio egualitario e il 19% al riconoscimento legale, mentre i contrari sono il 10%.

Anche il sostegno verso le adozioni varia tra i diversi Paesi oggetto dell’indagine, con l’82% della Thailandia a favore e il 29% della Turchia contrario. In Italia, la maggioranza assoluta (66%) è favorevole alle adozioni per le coppie omosessuali, mentre il 30% è contrario.

Preoccupano le discriminazioni

Se negli ultimi anni è evidente una maggiore apertura dei confronti del matrimonio egualitario, al contrario c’è una preoccupazione diffusa per le discriminazioni subite dalle persone transgender. Una media globale del 66% afferma che sono molto discriminate nella società attuale.

Il 72% sostiene che dovrebbero essere protette da discriminazioni sul lavoro, nell’alloggio e nella socialità. Nonostante queste posizioni di sostegno, solo la metà (51% nei 26 Paesi) è d’accordo sul fatto che le persone transgender dovrebbero essere autorizzate a utilizzare bagni o spogliatoi che corrispondono al genere con cui si identificano, mentre il 34% si oppone.
Il 50% è poi d’accordo che i documenti d’identità rilasciati dal governo debbano includere un’opzione diversa da ‘maschio’ e ‘femmina’.

Divisione all’interno della GenZ 

Di fatto, le donne GenZ sono più propense dei coetanei maschi a sostenere diritti e protezioni per le persone LGBT+. Per il 65% delle donne GenZ le coppie dello stesso sesso devono potersi sposare legalmente, contro il 45% dei GenZ uomini.

La discordanza tra i sessi nella GenZ si estende anche ad altre questioni relative ai diritti LGBT+, come l’importanza di leggi che proibiscano la discriminazione basata sull’orientamento sessuale nell’occupazione, nell’educazione, nell’alloggio e nei servizi sociali.
Inoltre, le donne della GenZ tendono ad appoggiare maggiormente le aziende e i marchi che si impegnano attivamente per l’uguaglianza delle persone LGBT+ (58% vs 37% uomini).

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Curiosità in numeri

Euro 2024: come vivono le partite gli italiani?

Manca pochissimo all’inizio di Euro 2024 e l’entusiasmo in Italia è già alle stelle. Secondo una survey condotta da SisalTipster, una community social di appassionati di sport, ben il 94% degli intervistati seguirà con attenzione la competizione. La ricerca ha coinvolto 1.300 tifosi per scoprire in che modo i nostri connazionali vivranno l’evento calcistico.  vivranno 

Il divano di casa è un punto fermo

Nonostante la passione, solo il 13% degli italiani si recherà in Germania per assistere a una partita dal vivo, mentre l’87% seguirà le partite comodamente da casa. Il divano di casa è il posto preferito dal 48% degli intervistati, mentre il 28% preferisce guardare le partite sul divano di amici. Solo l’8% sceglierà di seguire le partite dai maxischermi nelle piazze o nei pub, dove la percentuale sale al 16%.

Si tifa in compagnia

Per tifare gli Azzurri, la maggioranza degli italiani preferisce la compagnia degli amici: il 63% degli intervistati guarderà le partite con loro. Il 23% del campione afferma che assisterà alle partite con la propria famiglia.  Sorprendentemente, l’11% degli intervistati preferisce guardare le partite da solo, e solo il 3% seguirà le partite con il proprio partner. Forse per evitare discussioni o per scaramanzia, fidanzate e fidanzati sembrano essere esclusi dal momento del tifo.

Niente chat su WhatsApp 

Mentre viene apprezzato il figfo in compagnia, lo stesso non si può dire delle chat su WhatsApp. Ben il 73% degli intervistati ha dichiarato che le eviterà, e un altro 40% ha detto che starà lontano dai social. Però, in caso di arbitraggi ritenuti ingiusti o fai azioni memorabili, il 22% utilizzerà i social per sfogarsi e il 38% per commentare e condividere i gol.

Cibo e tifo: un connubio indissolubile 

Guardare una partita senza cibo? Impensabile per gli italiani. L’83% considera pizza e birra l’accoppiata perfetta per Euro 2024. Altri cibi, come il sushi e le bollicine, sono scelti solo dal 4% del campione, mentre il 9% preferisce una spaghettata.

Italia campione d’Europa?

Gli italiani sono sognatori. Nonostante il 39% ritenga improbabile un nuovo trionfo, il 19% crede fermamente nella vittoria a Euro 2024, e il 42% spera in un nuovo miracolo calcistico. Immaginando la vittoria dell’Italia il 14 luglio, il 76% degli intervistati scenderebbe in piazza con gli amici per festeggiare, mentre il 21% preferirebbe celebrare a casa. I più creativi? Il 3% festeggerebbe con un falò in spiaggia. Secondo gli esperti, purtroppo, le probabilità di vittoria dell’Italia sono del 5%. Ma il sogno non è impossibile! 

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Economia

Casa: inflazione e difficoltà finanziarie spingono le famiglie verso l’affitto

È quanto emerge dall’Osservatorio Affitti, condotto da Nomisma per conto di Crif: se la quota di chi considera l’affitto come una soluzione temporanea è pari al 25,7%, per alcune categorie, come famiglie monogenitoriali, pensionati e liberi professionisti, la casa di proprietà non risulta più conveniente per le spese da sostenere. In pratica, l’acquisto dell’abitazione è uscito progressivamente dai programmi delle famiglie italiane.

La perdita di potere d’acquisto, l’erosione della capacità di risparmio e il rialzo dei tassi applicati hanno messo fuori gioco una quota considerevole della domanda potenziale di acquisto di abitazioni, con conseguenze rilevanti sui mutui erogati e sul numero di compravendite. Tanto che nel 2023 le difficoltà riscontrate per finanziare l’acquisto di una casa hanno fatto spostare il 7,3% della domanda verso l’affitto, accentuando la pressione sul comparto.

I locatori: una platea non sempre ad alto reddito

Quanto ai locatori, platea particolarmente eterogenea in termini di reddito da lavoro e non per forza appartenenti a fasce di reddito elevate, lamentano soprattutto un elevato tasso medio di morosità da parte degli inquilini, e procedure lunghe, e non certe, previste dalle norme per poter tornare in possesso del bene in caso di necessità. 

In ogni caso, da parte dei locatori si riscontra una maggiore propensione alla locazione per chi possiede più di un’abitazione.
Per il 61% dei locatori, infatti, è proprio la possibilità di integrare il reddito con una rendita la prima motivazione sottostante la scelta di dare in locazione un’abitazione. 

Il 10% dei proprietari non vuole affittare 

Ma c’è anche un 30% di proprietari che non ha ancora messo in affitto i propri immobili ma ha intenzione di farlo a breve, e un 10% di proprietari che non ha intenzione di mettere nulla in affitto a causa di esperienze negative avute in passato (38% di chi non ha intenzione di affittare l’abitazione) o per possibili future esigenze familiari (22%).

Tra le ragioni a spiegazione della diffidenza di alcuni locatori c’è innanzitutto la difficoltà a trovare locatari affidabili (28% dei locatori), oppure il fatto che la normativa vigente sia a maggior tutela per gli inquilini (26% dei casi).

Verificare il reddito dell’affittuario non basta

Considerando inoltre che sia i locatori sia i locatari concordano che la morosità sia dovuta principalmente a spese impreviste, risulta necessaria una pianificazione finanziaria a 360° per l’identificazione di un canone sostenibile che possa aiutare a ridurre gli episodi di morosità o ritardo nei pagamenti dell’affitto. E che vada oltre la sola verifica del reddito del locatario.

In quest’ottica, diventa necessario un servizio di certificazione dell’affidabilità economica dell’inquilino, che può così dimostrare di poter rispettare gli impegni di pagamento identificando al tempo stesso il canone medio mensile sostenibile.
Questo, potrebbe supportare il mercato della locazione nel superamento di un ‘impasse’ che oggi sembra spesso insormontabile per le differenti esigenze e punti di vista delle due parti coinvolte nella transazione.

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Economia

Tensioni politiche globali ed economie in crisi rallentano la crescita

L’instabilità a livello mondiale potrebbe influenzare significativamente le dinamiche della comunità politica internazionale. In particolare, due fattori: la possibile rielezione di Trump alle presidenziali americane (61,4%) e l’eventuale vittoria della Russia nei confronti dell’Ucraina (52,6%).

Un fattore chiave anche il protrarsi della guerra in Palestina (24,6%), che solleva interrogativi sulla possibile escalation e l’estensione del coinvolgimento regionale. Parallelamente, preoccupa il rischio di un conflitto per l’indipendenza di Taiwan.
È quanto emerge dall’Osservatorio sull’attrattività dell’Italia presso gli investitori esteri (Rapporto di primavera 2024) realizzato dal Censis per Aibe, l’Associazione Italiana Banche Estere. 

Poco ottimismo per le elezioni europee

Le elezioni europee di giugno 2024 assumono un’importanza fondamentale, poiché delineeranno il percorso futuro dell’Unione e la sua capacità di prosperare, o meno, in un contesto tutt’altro che stabile dal punto di vista politico e da quello economico.
Su questo piano, meno di un terzo degli intervistati (29,8%) è ottimista, il 42,1% è piuttosto pessimista e il 28,1% non si esprime.

La convinzione che le prossime elezioni possano segnare un momento epocale nella costruzione dell’Unione è alimentata dalla prospettiva di una vittoria degli schieramenti europeisti, che rafforzerebbe gli sforzi di riforma e promuova l’adozione di politiche comuni in settori cruciali come difesa, politica fiscale e gestione della doppia transizione.

Consiglio UE diviso sui finanziamenti bellici

Considerando il livello di incertezza nel continente e nelle regioni circostanti, il 43,9% del panel sottolinea la necessità di un rafforzamento dell’attenzione verso il completamento della politica europea di Difesa Comune.

Tale iniziativa appare come cruciale per il progresso e l’unità dell’Unione, nonostante il Consiglio europeo si presenti ancora una volta diviso sulla possibilità di finanziare le nuove sfide, che si presentano con un nuovo debito emesso direttamente dall’Ue. La maggior parte degli esperti ritiene che l’emissione di Eurobond rappresenti una strategia preferenziale (53,6%).

Italia condizionata da inflazione e ritardi nel PNRR

Tra gli eventi e i fenomeni che potrebbero condizionare prevalentemente la situazione economica e finanziaria dell’Italia nel 2024 le opinioni convergono su due fattori, il protrarsi dell’inflazione (57,9%) e i ritardi nell’attuazione del Pnrr (56,1%).
L’inflazione costante potrebbe erodere il potere d’acquisto delle famiglie frenando l’attività economica del Paese, mentre i ritardi nell’attuazione del Pnrr e delle riforme potrebbero compromettere gli investimenti e la competitività dell’Italia, rallentando il processo di ripresa.

Minacce importanti provengono anche dai prezzi ancora elevati di materie prime ed energia (40,4%), e dalla recessione della Germania (36,8%). Ma preoccupa anche il ritorno del Patto di Stabilità e di Crescita e il rischio deflattivo per contenere deficit e debito pubblico (33,3%).

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Multe stradali: Milano, Roma e Firenze nel 2023 sul podio degli incassi

Il dato emerge dall’analisi realizzata da Facile.it sui dati del Siope, il sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici. Milano, Roma e Firenze sono i comuni che nel 2023 hanno incassato i maggiori proventi da multe e sanzioni a carico di privati per violazioni delle norme del Codice della Strada.

Rispettivamente, i tre comuni hanno incassato più di 147 milioni, 138 milioni e 71 milioni di euro.
Al quarto posto della “classifica”, Genova, che nel 2023 ha incassato 35,2 milioni di euro, seguita da Bologna (31,6 milioni), Napoli (22,1 milioni), Padova (21,3 milioni) e Verona (20,6 milioni).

Il rapporto “pro capite” nelle grandi città

Complessivamente, nel 2023, i comuni italiani hanno incassato più di 1,5 miliardi di euro provenienti da sanzioni per violazioni delle norme del Codice della Strada a carico delle famiglie.
Facile.it ha poi calcolato anche il valore di ‘multa pro capite’, come rapporto tra i proventi registrati nel Siope e il numero di abitanti residenti. sebbene, va specificato, non tutte le multe vengono inflitte ad automobilisti residenti. Anzi, in alcune aree del Paese, turisti e pendolari contribuiscono in modo importante al dato complessivo.

Firenze, Rieti, Siena prime per multe pro capite

Limitando l’analisi ai soli comuni capoluogo di provincia emerge che al primo posto della graduatoria si trova Firenze, con una ‘multa pro capite’ pari a 198 euro. Al secondo posto si posiziona Rieti, che nel 2023 ha incassato 7,5 milioni di euro di multe, con un valore pro capite pari a poco meno di 166 euro, al terzo posto Siena, con poco meno di 134 euro pro capite e un totale pari a oltre 7 milioni di euro di multe.
Ai piedi del podio, invece, si trova Potenza, con una ‘multa pro capite’ superiore a 121 euro, e incassi complessivi pari a 7,8 milioni di euro. Milano, in questa classifica scivola al quinto posto, con un valore pro capite pari ad ‘appena’ 108 euro.

Tra i piccoli Comuni “vince” Carrodano nella Val di Vara

Analizzando i dati relativi ai comuni italiani più piccoli, ovvero quelli con meno di 1.000 residenti, al primo posto si posiziona Carrodano nella Val di Vara, provincia di La Spezia, che conta appena 464 abitanti, ma che nel 2023 ha incassato più di 975 mila euro in multe stradali.
Al secondo posto, Colle Santa Lucia, piccolo comune di 345 abitati in provincia di Belluno, che nel 2023 ha incassato circa 747 mila euro, mentre il terzo posto se lo aggiudica un altro comune veneto, Canda, provincia di Rovigo, che conta 823 abitanti e proventi pari a oltre 426.000 euro.
Ai piedi del podio, Poggio San Lorenzo, piccolo comune in provincia di Rieti, 546 abitanti e 415.000 euro di verbali. Quinta posizione per Belmonte Castello, in provincia di Frosinone, che nel 2023 ha raccolto oltre 315.000 euro, a fronte di una popolazione residente di appena 677 individui.