La Generative AI è ormai parte integrante della vita quotidiana di molti professionisti italiani. Secondo una nuova ricerca dell’Osservatorio Platform Thinking Hub del Politecnico di Milano, il 91% la utilizza almeno una volta alla settimana e oltre la metà più volte al giorno.
L’aspetto che stupisce di più è che, nonostante questo uso massiccio, i risultati concreti sono poca cosa. O meglio: nella gran parte dei casi, infatti, l’intelligenza artificiale viene impiegata per compiti semplici, come cercare informazioni, riassumere testi o scrivere email. È quella che gli esperti chiamano la “paradosso della GenAI”: uno strumento potente, ma usato spesso in modo superficiale.
Dal supporto personale alla collaborazione reale
Alla base di questo paradosso c’è un problema culturale. Molti considerano la GenAI come un aiuto personale, un “co-pilot” che velocizza il lavoro di tutti i giorni. Ma secondo il Politecnico, il vero salto di qualità arriva quando diventa un “co-thinker”, cioè un partner di pensiero capace di stimolare idee, mettere in discussione ipotesi e migliorare le decisioni.
“L’AI non fallisce perché inefficace – spiega Daniel Trabucchi, direttore dell’Osservatorio – ma perché la usiamo nel modo sbagliato. Se la trattiamo come un semplice strumento individuale, resta ai margini. Se invece la inseriamo in logiche collaborative, può davvero cambiare il modo in cui lavoriamo e innoviamo.”
L’intelligenza che funziona meglio in team
Nonostante quasi sette professionisti su dieci riconoscano che la GenAI funziona meglio in gruppo, la maggior parte continua a utilizzarla da sola. Le aziende, poi, spesso non offrono linee guida chiare né strumenti per sperimentare in modo strutturato. Solo il 18% dei lavoratori, secondo la ricerca, ha la possibilità di testare direttamente progetti basati sull’intelligenza artificiale.
“Le nostre esperienze mostrano che la GenAI è più efficace quando è applicata a problemi reali e condivisi – aggiunge Tommaso Buganza, co-direttore dell’Osservatorio – soprattutto se i team possono lavorare insieme, sfruttando basi di conoscenza comuni e agenti personalizzati.”
Dalla teoria all’esperienza: il Platform Thinking GPT
Per tradurre questi principi in pratica, il Politecnico ha sviluppato il Platform Thinking GPT, uno strumento pensato per aiutare i gruppi di lavoro a risolvere problemi complessi e a valorizzare le competenze diffuse in azienda.
Durante i workshop del 2025, le imprese partner hanno sperimentato l’approccio scoprendo che, man mano che cresce la collaborazione, cresce anche l’efficacia dell’AI.Il messaggio finale è chiaro: la tecnologia, da sola, non basta. È il modo in cui la si usa – e soprattutto con chi – a fare davvero la differenza.