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Moncler Ultralight Down Jacket


L’impero di uno degli uomini più ricchi d’Italia è avvolto in una trama complicatissima di società con base nei più disparati paradisi fiscali. Si contano decine e decine di sigle registrate in oasi offshore come Panama, British Virgin Islands, Bahamas, Isola di Man, Lussemburgo, Liechtenstein. Oltre naturalmente alla Nigeria, un Paese classificato come “non cooperativo” dalle organizzazioni internazionali che si occupano del contrasto al riciclaggio e all’evasione fiscale..

Ma nel mondo della neve c’ è qualcuna che le piace? Ci sono tante belle ragazze, le tute da gara sono aderenti e non dicono bugie, ma da buone agoniste le mie colleghe sono anche un po’ troppo aggressive per i miei gusti. Ha amici o amiche omosessuali? No, nel mio mondo non ce ne sono, almeno che io sappia. Ne conosco fuori, ma nei rapporti non cambia nulla.

Milano, 8 febbraio 2016 Due stranieri incensurati residenti a Londra sono stati arrestati per uso fraudolento di carte di credito, dopo essere stati colti in flagranza dagli uomini della Polizia postale di Milano mentre utilizzavano sei carte di credito clonate nella zona del Quadrilatero della moda di Milano. In due giorni avevano speso circa 41.000 dollari nell’acquisto di oggetti di valore fra i quali un orologio Rolex, gioielli Cartier, borse e portafogli Chanel, giubbini Moncler, scarpe Valentino, e altri prodotti griffati. Sul conto anche le spese per l’albergo utilizzato come base per la loro “vacanza meneghina”..

Le parole che ho imparato erano tutte legate al colore, ai pattern, alla grande fantasia e ottimismo che facevano di Milano il centro di tutto quello che l aveva la forza di far nascere. Immagini nitide di una visione poetica della vita che si leggeva nell ma anche nelle merci. Fiorucci in via Torino aveva aperto un concept store che affittava spazi a giovani stilisti e agli studenti di Brera.

J’ai présenté le bac sans réviser la physique tellement il nous avait bien préparées. Pas une seule ne se proposait d’effacer le tableau de peur d’avoir l’air de Cependant un jour, non seulement la serpillère du tableau n’avait pas été secouée depuis longtemps, mais de plus elle était dans un état d’usure très avancé. Il ne put s’empcher de nous en faire la remarque.

I media italiani hanno cercato di convincerci dell’esistenza dei truzzi e degli emo, e devo dire che fortunatamente questi loro tentativi non hanno avuto salda presa nel pubblico da salotto fruitore di MTV. Pur avendoci propinato ore ed ore di My Chemical Romance e Thirty Seconds to Mars, infatti, l’onda dell’alternative rock/emo non ha attecchito con successo, staccandosi poco a poco a piccoli brandelli come un “temporary tattoo” dal corpo ospite, dopo appena una o due stagioni.Naturalmente qui si escludono le eccezioni, ma parlando di masse non si può certo negare che queste abbiano presto dimenticato l’ideologia emo con pacchetto annesso comprendente di piastra e tinta nera per capelli, vestiti funebri e mp3 dei dARI, noto gruppo del “Wale, tanto wale”. E allora tanto vale definire subito queste ondate migratorie di disagio giovanile, come mero gusto (se di gusto si può parlare) nel vestire e nell’ascoltare, ma certamente non nel riflettere e nel comunicare, perché checché se ne dica io più del beffeggiatissimo “Sono emo, sono triste e la vita mi fa schifo” non ricordo grandi tesi o motti caratterizzanti.Certo forse a rovinare l’Italia a livello di gusto per gli ideali e di ideali di gusto è stata la pacchiana subcultura dei cosidetti “Paninari”, che professando la religione del “non fatemi pensare, ho voglia solo di cazzeggiare e divertirmi” deambulavano tra un bar e una sala giochi vestiti con i loro griffatissimi piumini Moncler, i Levi’s 501 e un bel paio di scarponcini Timberland, credendosi dei veri Wild Boys.E se consideriamo che alle origini con il neologismo “hipster” si andava ad indentificare l’appassionato di bebop e hot jazz, e che nel dopoguerra Jack Kerouac utilizzò lo stesso termine per definire le anime erranti portatrici di una speciale spiritualità, possiamo riassumere il grado di decadenza della nostra società contemporanea sottolineando come oggi giorno con il termine “hipster” si indichi semplicemente chi si veste da Zara, e non ha particolare simpatia per il barbiere.Ebbene ciò che occorre a questo punto come obbligo chiedersi, una volta presa coscienza dell’attuale situazione, è quando quelli che dovevano essere gli “accessori” di un’ideologia di gruppo, sono divenuti i capisaldi della stessa, sovrabbondando al punto da scanzare definitivamente ogni traccia di riflessione comune, e trasformando questi greggi chapliniani in “muets mannequins vivants”?Sarebbe felice e lieto prospetto, quello di tentare di rispondere al sopraposto quesito attraverso l’analisi del film Quadrophenia (1979) diretto da Franc Roddam ripercorrendo meticolosamente le canzoni contenute nell’omonimo sesto album in studio del gruppo rock inglese The Who, che del film è anche produttore esecutivo.Partendo dal medesimo verso (tradotto in italiano) “si può vedere il vero me?” contenuto in due differenti canzoni del famoso album, tali “I am the sea” e “The real me”, possiamo azzardarci ad interpretare l’intera opera/film come un romanzo di formazione che ha inizio con la insistente ricerca da parte del protagonista Jimmy di trovare il vero se stesso, o forse più precisamente di costruire una propria identità e metterla in evidenza, per contrastare il rischio di passare inosservato.

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