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Cosa fare se nel seno c’è un nodulo?

 

Certamente riscontrare un nodulo del seno è un qualcosa che merita attenzione perché potrebbe essere il campanello di allarme di una patologia anche seria, sebbene nella maggior parte dei casi si tratta semplicemente di episodi che possono risolversi comunemente senza necessità di alcuna visita senologica.

Iniziamo intanto con il parlare del cosa siano i noduli del seno.

Cosa sono i noduli del seno?

I noduli del seno sono delle protuberanze percepibili al tatto e che sono presenti sul tessuto mammario.

In genere si tratta di noduli non maligni e per questo motivo comuni. In alcuni casi possono essere dolorosi, in altri lo sono meno, e possono essere accompagnati da episodi di secrezione dei capezzoli o arrossamento della cute.

In alcuni casi può presentarsi la classica pelle a buccia d’arancia, facile da percepire anche al tatto.

Questi noduli sono in genere delle sacche che contengono del liquido o delle masse solide, che ad ogni modo non sono maligne.

Come è possibile individuare i noduli al seno?

Tipicamente, i noduli al seno vengono individuati grazie all’autopalpazione.

Si tratta di una tecnica per la quale la persona in questione va periodicamente a passare le dita sulle mammelle circoscrivendo dei piccoli cerchi, andando alla ricerca di eventuali indurimenti i quali sono rappresentati tipicamente dai noduli.

Questi possono essere accompagnati inoltre da un arrossamento della pelle circostante e anche da un suo certo ispessimento.

Proprio grazie all’autopalpazione è possibile individuare per tempo il formarsi di nuovi noduli e dunque avere la possibilità di rivolgersi al proprio medico o specialista così da poter fare una visita e ricevere una diagnosi accurata.

Sono tanti i dottori a considerare l’autopalpazione come la prima e più importante forma di prevenzione del cancro al seno.

Cosa fare se si riscontra un nodulo nel seno?

Certamente, avvertire un corpo estraneo o qualcosa di anomalo quando si palpa il seno può essere un elemento di stress per ogni donna. Come accennato comunque, la presenza di noduli nelle ghiandole mammarie non è un elemento che deve destare grande preoccupazione in quanto si tratta di una eventualità alquanto comune e che il più delle volte si risolve in maniera blanda.

Chiaramente, c’è da fare un distinguo in base a quella che è l’età della persona in cui si presentano i noduli.

Nella fascia di età che va dai 20 ai 30 anni ad esempio, questi noduli sono molto comuni e tipicamente fibrosi e duri. Sono dovuti alle normali variazioni ormonali che caratterizzano questa fascia di età. Questi possono anche essere dolorosi ma ad ogni modo vanno a regredire soprattutto quando si presenta una gravidanza.

Per quel che riguarda invece la fascia che va dai 30 ai 50 anni, si presentano abbastanza comunemente le cisti sierose, ovvero delle piccole capsule che contengono del liquido.

Un medico capace è in grado di distinguere le une dalle altre già dalla palpazione, e di andare a rconoscere una formazione benigna da una che invece è maligna.

Di norma, la prima si va a spostare se premuta con i polpastrelli, mentre al contrario una formazione di tipo maligno rimane ferma laddove si trova anche se sollecitata con i polpastrelli.

Inoltre, le formazioni benigne hanno dei contorni regolari, mentre quelle maligne hanno dei bordi di forma irregolare.

In breve

Dunque riscontrare un nodulo al seno non è di per sé un segnale particolarmente preoccupante, ma è comunque importante effettuare in maniera periodica questo tipo di controllo, soprattutto tramite l’autopalpazione.

In questa maniera è possibile andare a riscontrare eventuali anomalie sul nascereed avere tutto il tempo di potersi rivolgere al proprio medico di fiducia per avere un parere.

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Economia

Imprese italiane, tra settembre e novembre previsti 1,5 milioni di nuovi contratti di lavoro

Segnali positivi per il mercato del lavoro: le aziende italiane prevedono di assumere un gran numero di personale nel mese di settembre e in generale per tutto il prossimo trimestre. A dirlo è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal. Più nel dettaglio, le imprese ricercano per settembre oltre 526mila lavoratori, circa 91mila in più (+20,9%) rispetto allo stesso periodo del 2019. Ancora meglio le prospettive per il trimestre  settembre-novembre, in cui le aziende italiane prevedono di assumere 1,5 milioni di dipendenti, con un aumento del 23,5% sull’analogo periodo del 2019. Sostenuta dal buon andamento dell’economia italiana, la domanda di lavoro sta accelerando, anche se aumentano le tensioni globali sul costo dell’energia e delle altre materie prime.

I nuovi ingressi a seconda dei comparti

Entrando nel merito delle nuove assunzioni, da parte dell’industria sono programmate per il mese di settembre 156mila entrate che salgono a 436mila nel trimestre settembre-novembre, in crescita rispettivamente del 24,8% e del 29,1% rispetto al 2019. Si consolida la ripresa del manifatturiero con 114mila entrate nel mese e 317mila nel trimestre (rispettivamente +31,7% e +34,9% rispetto agli stessi periodi del 2019). A guidare, le industrie della meccatronica che ricercano 31mila lavoratori nel mese e 87mila nel trimestre, seguite dalle industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (27mila nel mese e 75mila nel trimestre) e da quelle tessili, dell’abbigliamento e calzature (16mila nel mese e 45mila nel trimestre). Elevata anche la domanda di lavoro proveniente dal comparto delle costruzioni: 42mila le assunzioni programmate nel mese (+9,3% rispetto a settembre 2019) e 118mila nel trimestre (+15,7% rispetto al trimestre 2019).
Per quanto concerne i servizi, sono 370mila i nuovi contratti di lavoro offerti a settembre (+19,3% su settembre 2019) e oltre 1 milione quelli previsti per il trimestre (+21,2% sul trimestre 2019). Le maggiori opportunità di lavoro sono offerte dal comparto del commercio (87mila entrate programmate nel mese e 279mila nel trimestre), da quello dei servizi alle persone (84mila nel mese e 188mila nel trimestre) e dai servizi di alloggio, ristorazione e servizi turistici (73mila nel mese e 192mila nel trimestre).

Il 36,4% delle figure richieste è difficile da reperire

Nonostante queste prospettive rosee, esistono però delle criticità avvertite dalle imprese, in particolare modo per quando riguarda il reperimento delle figure professionali richieste. Si attesta complessivamente al 36,4% la quota di assunzioni per cui le imprese dichiarano difficoltà di reperimento (5,5 punti percentuali in più rispetto a settembre 2019), che sale al 51,6% per gli operai specializzati, al 48,4% per i dirigenti, al 41,4% per le professioni tecniche e al 37,7% per le professioni intellettuali e scientifiche.

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Curiosità in numeri

Il Supersalone e il settore arredo-design a Milano Monza Brianza e Lodi

Milano è la vetrina phygital del Made in Italy, da sempre riconosciuto e apprezzato nel mondo, anche in tempi di pandemia. E dal 5 al 10 settembre con il Supersalone torna a Milano il Salone del Mobile, che ha preceduto di poco la Fashion week, in calendario dal 21 al 27. Tra Milano Monza Brianza e Lodi le imprese attive nei settori dell’arredo-design sono circa 7.000, di cui 2.228 specializzate nella fabbricazione di mobili, 1.269 nella filiera del legno e 2.553 nel design. A queste si aggiungono 938 attività del commercio al dettaglio di mobili e complementi. E con più di 2.100 imprese Milano si conferma la capitale nazionale del design.

I numeri della filiera

Si tratta dei numeri del sistema imprenditoriale del settore arredo-design, elaborati dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.
Tra Milano Monza Brianza e Lodi la filiera dell’arredo design in termini di posti di lavoro conta oltre 37.500 addetti, che valgono circa il 2% del totale delle attività economiche e l’1,5% dell’occupazione. Tra i settori, le attività di design specializzate rappresentano il 36,5% del totale del comparto (con 2.553 imprese attive in termini assoluti), seguite dalla fabbricazione di mobili (31% con 2.228 imprese attive nei tre territori) e dall’industria del legno (1.269). A queste si aggiungono 938 attività del commercio al dettaglio di mobili e complementi.

Una variazione fisiologica in negativo, ma anche una spinta alla ripresa

I dati camerali da un lato evidenziano una fisiologica variazione in negativo delle imprese sul territorio, dall’altro riflettono anche una spinta alla ripresa sostenuta dal design e dalla crescita delle esportazioni. Rispetto al medesimo periodo dello scorso anno, si registra infatti una variazione nel numero delle imprese attive del -1,1%, diminuzione comunque in linea con il -1,7% risultato dal confronto rispetto allo stesso periodo del 2019.

Le aziende del design trainano i dati del comparto

In un contesto economico profondamente segnato dalle conseguenze della pandemia, le imprese del manifatturiero pagano il conto più alto: in un anno le imprese attive a Milano Monza Brianza Lodi nell’industria del legno diminuiscono del -4,7%, -3,5% per la fabbricazione di mobili. Se anche il commercio è in lieve difficoltà (-0,4%), sono le attività del design che, in aumento del +2,8%, trainano i dati del comparto. “Il Supersalone del Mobile è il primo passo del ritorno di Milano alla nuova normalità – dichiara Carlo Sangalli Presidente della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi -. Il Supersalone, del resto, una spinta alla ripresa i, e sarà una grande opportunità per il rilancio dell’immagine di Milano a livello internazionale.

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Economia

Ad agosto 2021 l’Indice dei Prezzi Tecnologici subisce una flessione

È il quarto agosto consecutivo in cui l’Indice dei Prezzi Tecnologici (IPT) subisce una flessione, un trend che evidenzia come questo mese stia diventando il più conveniente per gli acquisti dei consumatori italiani. Anche nel mese di agosto 2021 l’IPT registra quindi una contrazione congiunturale rispetto a luglio 2021, pari a -1,18 punti, e raggiunge i 104,34 punti. Questo avviene anche a livello tendenziale: rispetto ad agosto 2020 l’IPT subisce infatti una lieve decrescita di 0,22 punti, interrompendo così un andamento di crescita positivo in atto da giugno 2020. L’IPT è un indicatore sintetico che misura la variazione nel tempo dei prezzi di un insieme di 16 categorie e 54 sottocategorie di prodotti tecnologici.
I prezzi sono rilevati mensilmente dalla rete field di QBerg in 270 punti vendita su 19 regioni del territorio nazionale.

Audio/Video, GED e Wearable le categorie tecnologiche più “colpite”

Le categorie che hanno maggiormente frenato la crescita dei prezzi sono state l’Audio/Video (-2,00 punti rispetto a luglio 2021, ma con un aumento tendenziale rispetto ad agosto 2020 di +1,64 punti), il GED (con una frenata congiunturale di 1,77 punti e tendenziale di 1,79 punti), e i Wearable, in continua contrazione di prezzo dal marzo 2021 e che ad agosto hanno ridotto di 1,16 punti l’IPT congiunturale e di 3,31 punti quello tendenziale. Ad agosto si segnala anche la riduzione di prezzo dei prodotti della categoria Hardware (-0,98 punti vs luglio 2021 e -2,34 punti vs agosto 2020), e degli Accessori AV (-0,85 punti, ma +2,03 punti rispetto ad agosto 2020).

“Colpa” dei prezzi dei prodotti di oltre i 500 euro

La contrazione dell’IPT di agosto 2021 è stata principalmente dovuta dalla decelerazione dei prezzi di prodotti tecnologici a utilizzo prevalentemente domestico-familiare, della fascia prezzo oltre i 500 euro. A ridursi, dopo il boom della pandemia, sono stati i prezzi soprattutto dei prodotti Hardware, sia a livello congiunturale si tendenziale. In particolare, i Desktop (-4,54 punti vs luglio 2021 e -7,72 punti rispetto a agosto 2020), i Notebook (-2,26 punti congiunturali e -7,12 tendenziali). Anche alcuni prodotti GED, subiscono contrazioni, come le Lavatrici e le Cucine, che perdono rispettivamente 2,94 e 2,76 punti rispetto a luglio 2021.

Le Periferiche IT in controtendenza

Nel settore Entertainment è rilevante la riduzione dei prodotti Home Cinema (in contrazione per il quinto mese consecutivo) sia a livello congiunturale (-2,56) sia a livello tendenziale (-10,52), mentre i TV Flat contraggono l’indice IPT di 2,23 punti rispetto a luglio 2021.
Un ulteriore contributo negativo all’IPT di agosto 2021 rispetto a luglio 2021, è stato determinato da alcuni prodotti PED qual i Pulitori a Vapore (-3,20) e i Forni MW (-2,54 punti). A contenere la contrazione dei prezzi di agosto 2020, sono stati alcuni prodotti tecnologici dal prezzo unitario medio inferiore a 200 euro, come le Periferiche IT. Questi aumenti di prezzo non sono comunque riusciti a compensare la contrazione dei prodotti di fascia alta.

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Statistiche

Netflix consuma il 15% di tutto il traffico web

Netflix consuma più “Internet” al mondo. Lo afferma un rapporto della compagnia specializzata Sandvine: nelle ore di picco nel continente americano il servizio di streaming arriva a occupare addirittura il 40% del traffico web, e a livello globale il 15%. Netflix supera quindi gli streaming, che occupano il 13,1% di banda, YouTube l’11,4%, la semplice navigazione il 7,8%, e gli streaming musicali il 4,4%.

“Il dominio è ancora più impressionante – sottolinea il rapporto della compagnia canadese – se si considera che la compressione video di Netflix è la più efficiente di qualsiasi altro provider di video in rete. In altre parole la sua fetta sarebbe ancora più larga se gli algoritmi di compressione fossero meno efficaci”.

Nell’area Emea però prevale ancora YouTube

Il primato della sempre più usata piattaforma di distribuzione di film, serie e intrattenimento, è dovuto principalmente ai risultati nel continente americano, mentre nell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) a dominare la banda è ancora YouTube, con il 30% del traffico. Netflix però gli sta dietro, e precede la piattaforma di musica e video attestandosi a un 23%. Ancora diversa la classifica dell’area Asia-Pacifico, in cui prevalgono gli streaming online e i video di Facebook, riporta Ansa.

Oltre metà del traffico Internet (57%) è dovuto ai video

Oltre metà del traffico internet globale, esattamente il 57%, è dovuto proprio ai video, mentre i browser web contano per il 17%, e i giochi online per l’8%. Fra i dati segnalati dal rapporto viene sottolineata inoltre una risalita dei servizi di file sharing, che consumano il 3% della banda. E la causa di questo aumento, scrive sul blog di Sandvine Cam Cullen, uno degli autori del rapporto, è proprio la crescita dei servizi di streaming come Netflix o Amazon Prime.

“Avere accesso a tutti i servizi diventa troppo costoso, meglio piratare”

La crescita dei servizi di file sharing riguarda soprattutto le aree geografiche di Europa e Medio Oriente, con BitTorrent che rimane l’applicazione più usata. Ma esiste il rischio concreto che il fenomeno della pirateria informatica possa aumentare considerevolmente, perché i servizi di file sharing sono i preferiti proprio da chi si dedica al furto di contenuti.

Il motivo è presto detto. “Sempre più fonti stanno producendo contenuti esclusivi, si pensi a Game of Thrones su HBo, House of Cards su Netflix e Jack Ryan su Amazon – aggiune Cam Cullen -. Avere accesso a tutti i servizi diventa molto costoso per i consumatori”, che quindi si abbonano a uno o due servizi, e scelgono di “piratare” il resto.